Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Ieri pomeriggio il corteo del “Comitato Marcato” ha attraversato il centro di Dolo per dire no ai tagli delle schede sanitarie

DOLO – La pioggia non ha fermato le oltre 500 persone che ieri pomeriggio hanno partecipato alla manifestazione in difesa dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. Armati di bandiere, striscioni, volantini e megafoni i manifestanti hanno attraversato il centro storico di Dolo per ribadire la necessità che vengano riviste dalla giunta regionale le schede ospedaliere per l’Asl 13 con il mantenimento del ruolo di ospedale “per acuti” per Dolo e Mirano mentre Noale deve diventare un ospedale di comunità e un polo riabilitativo a valenza metropolitana.

La manifestazione, promossa dal comitato “Bruno Marcato” che ha avuto il supporto di oltre 30 associazioni e comitati, ha visto la partecipazione di numerosi cittadini, di alcuni sindaci e rappresentanti dei Comuni della Riviera, politici provinciali, regionali e l’onorevole Michele Mognato.

Il corteo è stato aperto da uno striscione dove c’era scritto “La salute è un diritto di tutti, salvare il nostro ospedale un dovere”, mentre poi venivano ripetuti slogan quali “Vogliamo un ospedale non un centro commerciale”, “Basta manager vogliamo sanità”, “Difendiamo il diritto alla nostra salute”.

Alcune persone indossavano anche dei manifesti dove era riportato l’articolo 32 della Costituzione. Il corteo è poi arrivato al Foro Boario, davanti alla vecchia entrata dell’ospedale di Dolo, dove si sono svolti gli interventi.

«Mi auguro che questo serva per far muovere le coscienze», ha spiegato Maddalena Gottardo, sindaco di Dolo, «e soprattutto per far sì che la giunta regionale si pronunci a favore del nostro ospedale. Altrimenti sapremo come muoverci». Critico il neopresidente della Conferenza dei sindaci Gianpietro Menin: «Perché tocca sempre all’Asl 13 sottostare ai piani di rientro finanziario, ai piani di riorganizzazione con tagli ai servizi, posti letto e posti di lavoro, quando questo non avviene per altre Asl del Veneto? Non condividiamo la scelta del week surgery cinque giorni a settimana, e il sabato e la domenica dove andremo a curarci? Rischiamo una riduzione dell’assistenza ospedaliera per i nostri cittadini». Anche Bruno Pigozzo, consigliere regionale Pd, chiede l’intervento della giunta regionale. «Le schede ospedaliere così come sono state presentate non rispettano i principi di equità, sostenibilità economica e continuità assistenziale previsti dal piano sociosanitario. Tocca alla giunta regionale rimediare». Alessandro Campalto, sindaco di Campolongo, esprime preoccupazione: «Io rappresento un territorio che da queste operazioni potrebbe essere pesantemente penalizzato. Gravitiamo anche nell’area del Piovese e anche lì si stanno compiendo gli stessi tagli. Ho partecipato anche alla manifestazione di Piove di Sacco e ho visto che c’erano tutti i sindaci».

Il comitato Marcato negli interventi di Walter Mescalchin e Francesco Sacco ha criticato Regione e sindaci: «Queste sono decisioni politiche che stanno passando sopra le nostre teste senza un confronto. Si sta delineando il futuro di migliaia di persone, soprattutto di quelle più deboli. I sindaci che non hanno approvato l’ordine del giorno per la salvaguardia dell’Asl 13 bastava sostenessero due punti: ospedale di rete su due sedi e nessuno spostamento di reparti finché non erano pronte le schede territoriali». Infine critico anche Gianni Conte (Cisl): «Stiamo perdendo in silenzio i nostri servizi, vedi il Tribunale e ora l’ospedale. Si sta depauperando il nostro territorio, un segnale del disinteresse è il tendone del Pronto soccorso che doveva essere provvisorio e invece è ancora là».

Giacomo Piran

 

A Mirano tremila firme in pochi giorni in difesa del reparto di Ostetricia

MIRANO. Già tremila firma raccolte per salvare la Maternità di Mirano. Ad annunciarlo è il comitato Carlo Salvioli di Mirano, che nei giorni scorsi ha dato inizio alla mobilitazione per salvare il reparto di Ostetricia-Ginecologia, che si teme possa essere ridimensionato dopo che la quinta commissione regionale ha deciso di mantenere un solo primariato per tutta l’Asl 13.

«Dopo le seimila firme raccolte da Cuore Amico nelle scorse settimane sul territorio per il mantenimento di Cardiochirurgia», spiega il coordinatore del Salvioli Aldo Tonolo, «altre tremila sono state raccolte in pochi giorni dal nostro comitato per il mantenimento della Maternità a Mirano. E la raccolta continua. I numeri testimoniano l’alto grado di sensibilizzazione dei residenti contro i tagli agli ospedali dell’Asl 13».

Il Salvioli punta a portare ancora una volta in primo piano il dibattito sulle nuove schede di dotazione ospedaliera e il sentimento dei cittadini di Miranese e Riviera, contrari a un ridimensionamento di un’azienda sanitaria da sempre sottofinanziata.

Il Salvioli teme che l’unificazione dei due primariati di Ostetricia possano portare al trasferimento del punto nascite da Mirano e Dolo, nonostante a Mirano si eseguano oggi qualcosa come 1350 parti l’anno, a Dolo poco più della metà. La raccolta firme proseguirà nei prossimi giorni coinvolgendo anche partiti e associazioni.

(f.d.g.)

link articolo

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui