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SMART EXPO A VERONA

L’energia del futuro si otterrà dall’erba grazie a un progetto “smart”, ovvero intelligente, dove l’utilizzo di erba e altri residui erbacei derivanti dalla gestione del territorio si trasformano in risorsa per la produzione di biogas.

È una delle novità di Smart Energy Expo, la fiera dedicata alle energie alternative e sostenibili in programma fino a venerdì 11 ottobre a Verona e dove, domani pomeriggio, sarà presentato “Grass as a Green Gas Resource”.

Gr 3 è il progetto europeo del programma Iee, “Intelligence Energy Europe”, che punta a produrre energia attraverso la sostituzione nei biodigestori di colture food come il mais – ritenuta da tutti cosa poco intelligente in un mondo che chiede cibo – e l’utilizzo al suo posto di residui organici spesso destinati all’inutilizzo come l’erba. Nove i Paesi coinvolti e 11 i partner europei tra cui il Veneto con Veneto Agricoltura e l’Università di Verona.

«Si tratta – spiega Federico Correale, responsabile del progetto per Veneto Agricoltura – di un progetto dimostrativo che si propone di analizzare tutte le sezioni della filiera, dalla raccolta all’essicazione, alla valutazione delle diverse tipologie, allo stoccaggio. Il mais non potrà essere completamente sostituito, ma l’obiettivo è ridurne l’utilizzo: ad esempio trovando un mix tra erba da sfalcio, liquami o altri scarti della zootecnia». Soluzioni su cui la ricerca si è mossa per tempo, specie nel Nord Europa. Non è un caso che Veneto e la regione Grande Lisbona siano le uniche realtà “meridionali” tra i partner del progetto assieme a Fiandre (Belgio), Saarland (Germania), Nordjylland, Midtjlland, Syddanmark, Sjaelland e Hovedstaden (Danimarca).

Da dove proviene la nuova “fonte di energia”? Ad esempio dalla manutenzione di aree urbane, agricole e protette spesso sottoutilizzata per un’insufficiente conoscenza e diffusione di tecnologie idonee per la falciatura, la conservazione e la digestione anaerobica di residui erbacei, l’assenza o mancanza di cooperazione tra gli operatori della filiera e alcuni ostacoli di natura giuridica. L’erba da sfalcio, ad esempio, è classificata “rifiuto” se proviene da aree urbane (ad esembio, rotonde o aiuole cittadine), diventa scarto se prelevata da prati e pascoli. Come recuperare allora l’erba che finisce in discarica o viene lasciata dove si trova per gli elevati costi di sfalcio?

Il progetto, ed ecco il perché dell’impegno di Veneto Agricoltura, tende così a offrire agli imprenditori agricoli le più interessanti opportunità che emergono dalla ricerca, attivando catene di approvvigionamento con evidenti vantaggi sia sul fronte della sostenibilità ambientale, che della riduzione dell’impatto della filiera del biogas sui mercati dei prodotti agricoli destinati all’alimentazione.

Nicoletta Canazza

 

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