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Ancora pochi i Comuni che si sono dotati di un Piano delle acque

Appello alla Regione per chiederne l’obbligatorietà della stesura

«Che fine faranno i Piani delle acque quando non ci saranno più le Province»? A chiederselo sono in molti, soprattutto coloro che da anni, a causa dei frequenti allagamenti, sono costretti a vivere nella perenne angoscia per il timore che l’acqua, quando comincia a piovere con un po’ più di insistenza, possa entrare nelle loro case.

Un quadro sufficientemente attendibile delle zone più o meno a rischio allagamenti, finora, l’hanno fornito proprio le amministrazioni provinciali, che con le Norme tecniche di attuazione dei Piani territoriali di coordinamento hanno introdotto l’obbligatorietà della redazione dei Piani delle acque. A cosa serve uno strumento di questo genere?

«È indispensabile – ha spiegato l’ingegnere idraulico Alessandro Pattaro dello Studio “Id&a – ingegneria sostenibile per l’idraulica e l’ambiente” e membro del Comitato allagati di Favaro Veneto – per il censimento di tutta la rete di deflusso meteorico; per individuare le criticità che affliggono la rete e le competenze della gestione dei corpi idraulici (condotte e fossi); per pianificare gli interventi necessari, stabilendo una priorità; per simulare il comportamento della rete con modelli (adeguati, di tipo bidimensionale) in seguito alla propagazione di un’onda di piena (precipitazione intensa) ed, infine, per adottare linee guida per la gestione e la manutenzione della rete idraulica privata. Si tratta di uno strumento decisamente utile – ha proseguito – di cui dovrebbero essere dotate tutte le amministrazioni comunali».

Molti Comuni però, tranne qualche eccezione, non dispongono dei Piani delle acque e ciò preoccupa i comitati allagati, perché quando le Province non ci saranno più, ossia a breve, non sapranno più a chi rivolgersi per avere ragguagli sulle criticità idrauliche del territorio. Questo è il motivo per cui ieri hanno scritto al Consiglio regionale chiedendo che la Regione estenda l’obbligatorietà di redigere il Piano delle Acque a tutte le amministrazioni comunali della nostra regione.

«Speriamo che il Consiglio regionale decida di sostenere la nostra proposta – ha aggiunto Pattaro – riconoscendo il principio che chi gestisce la rete, ovvero il Consorzio di bonifica, non è opportuno, per una questione di correttezza istituzionale che potrebbe sconfinare nel conflitto di interesse, che rediga anche il Piano delle acque».

 

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