Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui



Sostieni la battaglia contro l'inceneritore di Fusina, contribuisci alle spese legali per il ricorso al TAR. Versamento su cc intestato a Opzione Zero IBAN IT64L0359901899050188525842 causale "Sottoscrizione per ricorso TAR contro inceneritore Fusina" Per maggiori informazioni cliccare qui

Il ministro delle Infrastrutture, oggi a Venezia alla “prima” delle paratoie mobili: «È in gioco la  credibilità del governo. Anche i 120 milioni utilizzati per abolire l’Imu saranno restituiti»

GRANDI NAVI  «No al passaggio in canale della Giudecca, ma non possiamo perdere
due milioni di turisti»

ALTA VELOCITA’ «Il raddoppio dei binari si deve fare. E questo è il compito di Mainardi. Altrimenti lasci»

Il ministro delle Infrastrutture:«Garantiti i fondi necessari, anche i 120 milioni utilizzati per l’ Imu saranno restituiti. E’ una grande sfida che si concretizza

L’EVENTO – Oggi la “prima” delle paratoie mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta

L’OMAGGIO «Senza la legge Obiettivo, voluta da Berlusconi, tutto ciò non sarebbe avvenuto»

L’INTERVISTA infrastrutture

Lupi: «Mose, è in gioco la credibilità del governo

Sarà finito entro il 2016»

CANTIERI – Il ministro Maurizio Lupi garantisce che il Mose sarà completato entro il 2016. E la Tav «va fatta»

Maurizio Lupi, dopo 30 anni di polemiche, oggi si muovono le prime quattro paratie del Mose.
«Sono soddisfatto», risponde il ministro alle Infrastrutture che questo pomeriggio partecipa alla “prima” delle dighe mobili pensate e realizzate per salvare Venezia dalle acque alte. Un evento epocale «che concretizza ciò che sembrava una sfida impossibile. La grande sfida di una capacità ingegneristica, di una certezza che i lavori vadano avanti rispettando i tempi.

Un orgoglio per una legge, quella Obiettivo, che porta la firma di Berlusconi, la cui mancanza avrebbe portato il Paese a non avere l’Alta Velocità e il Mose».
Fine dei lavori il 31 dicembre 2016. Sarà così?
«Certo, ne va della credibilità delle istituzioni. È l’inizio di un nuovo passo, di un cambiamento per il sistema Paese, cosa per il quale mi batto da cinque mesi al ministero: se si decide di fare un’opera, questa va realizzata in tempi certi, con i costi previsti, nella massima trasparenza Il governo farà di tutto perché la scadenza sia rispettata».
Però, il Cipe ha disatteso la Legge di Stabilità triennale del 2012, tagliando 120 milioni rispetto ai 1.094 promessi. Operazione giustificata per contribuire a coprire l’abolizione Imu. Non è stato un bel gesto.
«Vero. Nella definizione del “Decreto del Fare” dicevo che dobbiamo avere la capacità di lavorare sia per le risorse che sono date per competenza, cioé assegnate ad un’opera ma che non vengono spese subito, sia per la risorse che, in caso di emergenze, possono essere prese dalla competenza e assegnate per cassa. Così, abbiamo preso quei 120 milioni che non servivano oggi per il lavori del Mose per creare il fondo per il piano casa. Abbiamo comunque destinato altri 924 milioni per la continuazione del Mose…».
Quei 120 milioni torneranno alla giusta collocazione?
«L’ho promesso, saranno restituiti con la Legge di Stabilità».
Oltre a questi 120 milioni, saranno anche garantiti i 506 che mancano per completare il sistema di paratoie?
«Il compito del governo è perché questo avvenga, i lavori non possono procedere per cassa. In un momento come questo dobbiamo avere la capacità di utilizzare al meglio tutte le risorse che abbiamo. Su questo si gioca la credibilità di chi governa».
Grandi navi: si va verso lo stop al passaggio in Bacino San Marco.
«Come abbiamo già detto, dobbiamo attuare il decreto legge che prevede l’interdizione del canale della Giudecca».
C’è un braccio di ferro tra il sindaco che vuole l’approdo a Marghera e il presidente del porto Paolo Costo sponsor della Marittima.
«Entro fine ottobre il governo si assumerà le sue responsabilità: confronteremo tutte le ipotesi e poi si deciderà con il territorio».
Le compagnie di navigazione non vogliono perdere la “vendita” della “cartolina” di Venezia.
«I turisti che arrivano in Laguna sono una risorsa per il sistema Italia. Le grandi compagnie, da Costa a Msc, hanno dato assoluta disponibilità. La città di Venezia e il governo non possono permettersi di perdere quei 2 milioni di passeggeri che nel 2013 sono arrivati in Laguna. Con intelligenza e responsabilità si può salvare questo patrimonio, ma non lo si può fare se non prendendo decisioni».
Alta velocità. La Francia ha dei ripensamenti sulla linea transalpina che attraversa la Val di Susa.
«Notizia infondata. Ho incontrato il ministro francese dei trasporti e il commissario Ue Callan, tra un settimana ci sarà un incontro trilaterale Francia-Italia-Ue; stiamo ratificando il trattato internazionale nei parlamenti italiano e francese… non c’é nessun passo indietro di Roma e Parigi. L’alta velocità Torino-Lione si sta realizzando,entrambi i Paesi la vogliono. Anche la Ue».
C’é però polemica in Veneto. La commissione nazionale Via ha dato il placet al progetto del 2010 che prevede il passaggio della linea lungo il litorale dicendo che non era a conoscenza delle indicazioni del commissario di governo per il tratto veneto-friulano Mainardi: prima l’ammodernamento della linea esistente, utilizzata solo al 60%, e solo in un secondo momento, se necessario, raddoppiare i binari affiancandoli alla linea storica.
«Sarebbe irresponsabile da parte del governo non proseguire nella realizzazione del corridoio Ovest-Est. I lavori stanno arrivando a Brescia e proseguiranno fino a Verona per poi proseguire, i finanziamenti saranno in Legge di Stabilità. Quanto al commissario, è stato nominato con la mission di attuare il progetto previsto dalla Legge Obiettivo (raddoppio, ndr.). Se ritiene che questo progetto non sia più utile ha due strade: non fare più il commissario o aiutare a procedere. Se ci sono modifiche, devono venire dalle Ferrovie. Personalmente ritengono che va completata la dotazione della rete ferroviaria che non deve arrivare solo a Venezia. A questa va poi collegata la dorsale adriatica, il corridoio Baltico-Adriatico. Il cerchio si chiuderà con la messa in relazione di porti, aeroporti e aree urbane con la grande rete ferroviaria. Senza dimenticare la sfida del trasporto regionale a vantaggio dei pendolari».
Vista la scarsità di fondi, gli industriali veneti chiedono: lasciate fare a noi l’alta velocità.
«Credo nella collaborazione pubblico-privato, e spero di dare un segnale forte applicando per la prima volta la legge sulla defiscalizzazione per realizzare la Orte-Mestre. Per il momento le risorse per l’alta velocità rientrano nelle Legge Obiettivo, si va avanti su questa strada».
Orte-Mestre. Da un anno il progetto deve essere valiato dal Cipe. Intanto il consorzio di impresa ha ottenuto la promessa di sconti fiscali.
«Sarà la prima arteria che potrà beneficiare della legge sulla defiscalizzazione. Al prossimo Cipe porteremo il progetto».

Giorgio Gasco

 

«L’antimafia? Doveva muoversi l’Anas»

Il difensore di Scaramuzza ha chiesto l’immediata scarcerazione dell’ingegnere mestrino

«Si tratta di ipotesi da fantascienza». Così l’avvocato Alessandro Rampinelli ha definito le accuse in base alle quali la procura di Catania ha chiesto e ottenuto mercoledì l’arresto di Mauro Scaramuzza, 55 anni, di Mestre, amministratore delegato della Fip di Selvazzano, società che fa capo al gruppo padovano Chiarotto, lo stesso che controlla la Mantovani spa. Ieri mattina il manager da lui assistito, detenuto nel carcere di Catania, è stato interrogato dal gip Anna Maggiore e per circa un’ora ha fornito tutti i chiarimenti necessari, negando di aver mai avuto contatti con la famiglia mafiosa di Caltagirone, diretta da Francesco La Rocca, e documentando di aver svolto il proprio lavoro in totale trasparenza, rispettando tutte le procedure antimafia, tanto da decidere di applicare il protocollo di legalità proposto dalla Prefettura prima ancora che venisse formalmente adottato.
«Abbiamo fornito tutte le spiegazioni – precisa l’avvocato Rampinelli al telefono, di rientro dalla Sicilia – Agli atti dell’inchiesta non c’è un solo elemento che faccia pensare che la Fip sapesse che La Rocca fosse mafioso. A tutt’oggi il certificato antimafia di una delle società a cui furono affidati i lavori, la Edilbeta, risulta assolutamente “pulito”; in quello della seconda società, la To Rivive, risultò qualcosa solo a partire dal 2012 e subito la Fip interruppe i rapporti».
Scaramuzza ha spiegato al giudice che non vi fu alcun “frazionamento” dei lavori finalizzato ad evitare le comunicazioni all’antimafia. Al contrario, la comunicazione fu fatta anche in relazione a quegli appalti, inferiori a 150mila euro, per i quali non sarebbe stata necessaria. Se ritardi ci sono stati nell’inoltro della richiesta, non sono addebitabili alla Fip, ha proseguito il manager di Mestre: era l’Anas a dover trasmettere alla Prefettura i documenti ricevuti dalla società di Selvazzano.
A conclusione dell’interrogatorio l’avvocato Rampinelli ha chiesto al gip la revoca della misura cautelare. E lo stesso ha fatto l’avvocato Carlo Augenti, difensore dell’altro indagato veneto, l’ingegnere padovano Achille Soffiato, di 39 anni, responsabile del cantiere di cui la Fip si stava occupando in Sicilia, per la realizzazione di un’opera viaria, la cosiddetta “variante di Caltagirone”. Anche Soffiato ha respinto ogni accusa, ribadendo l’assoluta regolarità e trasparenza dell’attività svolta dalla Fip. «Nessuna collusione o appoggio esterno alla mafia», ha ribadito l’avvocato Augenti, rivelando che l’attenzione alle procedure antimafia era talmente alta che fu lo stesso Chiarotto, a sollecitare la Prefettura di Catania. «Confido nell’onestà giuridica e culturale dei magistrati che si stanno occupando dell’inchiesta per la revoca della misura cautelare. Altrimenti presenteremo ricorso al Tribunale del riesame», ha concluso il legale.

 

IL GIORNO DEL COLLAUDO – Oggi alla bocca del Lido la prova della prima paratoia del sistema di dighe mobili col ministro delle Infrastrutture

Il governatore: «L’opera non può restare un’incompiuta»

Lettera di un ex tecnico del Magistrato alle acque sui consulenti

Zaia chiede garanzie per completare il Mose. Lupi: i soldi ci sono

RASSICURAZIONE – Il ministro conferma il mantenimento dei finanziamenti

CHIARIMENTI – Fellin: «I verificatori non possono essere dipendenti della Regione»

PERPLESSITÀ – L’eurodeputato Andrea Zanoni: «Forte odore di malaffare»

Botta e risposta a distanza tra il governatore Luca Zaia e il ministro Maurizio Lupi. «Se il Mose non verrà finanziato fino all’ultimo centesimo significherà che quelle dighe non funzioneranno più». Così il presidente della Regione, a proposito di possibili complicazioni che l’inchiesta che coinvolge l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati, potrebbe avere sul percorso di realizzazione del sistema di dighe mobili. «Il Mose – ha aggiunto Zaia – non può restare un’incompiuta, vorrebbe dire che avremo sprecato una marea di miliardi di euro. Quest’opera dev’essere terminata e messa in funzione».
La richiesta di blocco dei lavori del Mose era stata formulata con un’interpellanza parlamentare del Movimento 5 Stelle in cui il parlamentare Emanuele Cuzzolino, primo firmatario in compagnia di altri 11 colleghi, traendo spunto dai recenti arresti eccellenti aveva chiesto al ministro Maurizio Lupi di bloccare i lavori del Mose in attesa della conclusione delle inchieste e di accertare se tutti i controlli di competenza ministeriale sull’opera siano stati svolti correttamente. Il ministro, che oggi sarà a Venezia con Zaia e Orsoni per la prova di innalzamento della prima paratoia alla bocca di porto del Lido, ha tuttavia garantito che i finanziamenti per il Mose e i cantieri proseguiranno fino alla conclusione dell’opera (intervista a pagina 5 nel fascicolo nazionale).
Nel frattempo giace come lettera morta un documento a firma dell’ing. Lorenzo Fellin, già membro esperto del Comitatone dimessosi in polemica con le scelte del Magistrato alle Acque nel tre anni fa, in cui al presidente della Regione chiedeva di verificare l’opportunità di assegnare a funzionari regionali, già lautamente retribuiti, l’incarico di collaudatori di opere così importanti, dalle quali avrebbero ricevuto anche provvigioni proporzionali all’importo dei lavori. «Come fa un dipendente regionale a svolgere bene il proprio compito – chiedeva Fellin – e anche a seguire i collaudi di opere che avrebbero richiesto una presenza in cantiere assidua per verificarne il perfetto andamento?».
Infine sulla vicenda Mose prende posizione il parlamentare europeo Alde Andrea Zanoni, alla vigilia della dimostrazione uffiale della movimentazione delle paratoie prevista per oggi e dopo l’annunciata apertura di un’indagine europea sulle opere di mitigazione.
«La Banca Europea degli Investimenti apra un’indagine sull’utilizzo dei fondi europei stanziati per la realizzazione del progetto Mose – denuncia Zanoni – e la Commissione europea approfondisca il possibile futuro mancato funzionamento dell’opera visto che sono ancora possibili modifiche in corso al progetto».
«Sul Mose il puzzo del malaffare è così forte, alla luce delle indagini della Magistratura, che bisogna accertare al più presto che i fondi erogati dall’Europa per l’opera, pari a quasi un miliardo di euro, non siano finiti in attività illecite».

Raffaella Vittadello

 

RIVOLUZIONE NELLA SOCIETÀ – Il cda di Thetis ratifica la nomina di Astaldi

Come annunciato ieri, è Duccio Astaldi il nuovo “timoniere” di Thetis spa. Ieri pomeriggio si è riunito in consiglio di amministrazione della società. Astaldi ha sostituito l’amministratore delegato uscente Maria Teresa Brotto.
La nuova compagine risulta composta, oltre che da Astaldi, dal vicepresidente Alessandro Mazzi, dai consiglieri Mauro Gnech, architetto, Gianfranco Zoletto, ingegnere e Hermes Redi, che è anche direttore del Consorzio Venezia Nuova. Nel corso della riunione sono state analizzate le problematiche relative alla situazione della società e alla sua mission futura con l’obiettivo di promuovere e realizzare il processo di miglioramento continuo e di mettre in ulteriore evidenza i caratteri distintivi e i fattori critici di successo di Thetis.
Il consiglio di amministrazione è stato ridotto da sette a cinque membri, una rivoluzione che era nell’aria da parecchio tempo: nel vecchio cda sedevano infatti, prima della bufera giudiziaria, Giovanni Mazzacurati come presidente, consiglieri Piergiorgio Baita, Claudia Minutillo, Pio Savioli, Federico Sutto oltre ad altri manager in rappresentanza degli altri soci. Thetis è una società di ingegneria incaricata di sviluppare progetti e applicazioni tecnologiche per l’ambiente e il territorio, direttamente coinvolta nel progetto Mose, e che ha sede all’Arsenale Nord, non distante dai Bacini. Tra i suoi soci annovera Actv, Adria Infrastrutture Spa; Co.Ve.Co.; Grandi Lavori Fincosit; Ing. E. Mantovani Spa; Ing. Mazzacurati Sas; Palomar Srl; Società Condotte Spa; VI Holding Srl.

 

L’INTERROGATORIO – Il manager della Fip si è difeso davanti al Gip negando di aver avuto rapporti con Cosa Nostra

LE REAZIONI – Consiglieri comunali prudenti: «L’inchiesta faccia il suo corso»

(m.f.) Tiepida l’accoglienza riservata alla notizia degli arresti legati all’appalto siciliano dai capigruppo in Consiglio comunale. La maggior parte di loro è rimasta molto prudente e ha preferito non sbilanciarsi in attesa di notizie più certe.
«A questo punto – è il commento di Renzo Scarpa, gruppo misto – emerge il fatto che le giunte Cacciari bene avevano fatto a tenersi lontani dal Mose».
Simone Venturini (Udc) è più prudente: «Attendiamo i doverosi sviluppi delle indagini, ma da consigliere comunale non me la sento di fare riflessioni su una vicenda che direttamente non riguarda il Mose. La città comunque deve essere informata».
Dello stesso avviso Luigi Giordani, Psi: «Prendo atto per il momento dell’azione della magistratura».
«Spero – aggiunge Sebastiano Costalonga, Fratelli d’Italia – che l’inchiesta siciliana non riguardi anche il Mose, cosa che al momento non è assodata».
«Il più bello deve ancora venir fuori – dice invece Giovanni Giusto, Lega – credo che questo sia l’inizio dell’apertura di un nuovo scenario sul caso Mose. Ne vedremo delle belle».
Claudio Borghello, Pd, è per una riflessione profonda sul caso Mose: «È chiaro ormai che su quest’opera esiste un sistema che non ha garantito la correttezza dei passaggi. La magistratura faccia il suo corso e su tutte le situazioni. Noi attendiamo. Quanto alle cerniere, il problema non è tanto quello ingegneristico sul fatto che siano migliori quelle saldate o quelle fuse, quanto se è corretto il prezzo pagato per le cerniere saldate».
La commissione d’indagine sui rapporti tra amministrazione comunale e il sistema Mose, presieduta da Luca Rizzi (Pdl), si riunirà lunedì 14, data per la quale il sindaco Giorgio Orsoni ha dato la sua disponibilità a rispondere alle domande su Mose, Mof, Coppa America, Ospedale al Mare e altro ancora.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui