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Letta sui luoghi della tragedia: stop all’abuso del territorio e basta asimmetrie con le Regioni a Statuto speciale. E sul patto di stabilità in arrivo novità a breve 

LONGARONE «Serve dare urgentemente a questa terra l’autonomia per limitare le asimmetrie con le vicine autonomie speciali». A tre giorni dal cinquantesimo anniversario del disastro del Vajont, per la prima volta nella storia, un presidente del consiglio arriva lì dove la tragedia si consumò, spazzando via vite e paesi. Ieri mattina Enrico Letta ha toccato tutti i luoghi del Vajont: Longarone, il cimitero delle vittime a Fortogna, Erto e Casso e la diga. È stato Mauro Corona, eccezionalmente in giacca, ad accogliere il premier Enrico Letta a Erto. «Lei è il primo presidente che sale fino in paese, dovrebbero farle un monumento gliene siamo grati». Brevi ma diretti i suoi interventi, che sono entrati nello specifico delle principali questioni del territorio bellunese e montano più in generale. «Contraddizioni» è la parola chiave della giornata bellunese del premier: contraddittorio fu l’atteggiamento dello Stato durante la costruzione della diga e dopo il disastro e contraddittoria potrebbe diventare perfino la presenza di un presidente del consiglio, se lo Stato non saprà superare: «Le sue mancanze e dare risposte alla montagna». Nessun equivoco: «Il disastro del Vajont non fu una tragica fatalità, ma la conseguenza di precise colpe umane», dice il premier citando anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Letta risponde alle sollecitazioni del sindaco di Longarone Roberto Padrin e del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che lo incalzano sull’autogoverno bellunese, sul prolungato commissariamento della Provincia e sul dissesto idrogeologico. Da qui parte l’intervento del premier, che promette 50 milioni di euro alla Protezione civile dalla vendita degli aerei di Stato, ma soprattutto un collegato ambiente al disegno di legge sull’uso e il consumo del territorio. Il testo è già pronto: «Il Parlamento deve esaminarlo e approvarlo rapidamente», dice Letta che annuncia lo stop alle nuove edificazioni se c’è la possibilità di recuperare l’esistente, dichiara «sbagliate» le politiche agricole anche comunitarie e condanna l’eccessiva spinta nell’uso degli oneri di urbanizzazione per le partite correnti. Gli enti locali però sono ridotti alla fame e a Padrin che ha ricordato le conseguenze disastrose del patto di stabilità, Letta lancia un’anteprima: «Su questo fronte spero che martedì, in consiglio dei ministri, arrivino buone notizie, ma dobbiamo essere tutti dalla stessa parte, Roma e sindaci». Lo Stato, ha concluso, «deve farsi carico delle tante contraddizioni che pesarono sulla storia del Vajont, non può tacere le responsabilità. Le istituzioni devono tutelare i più deboli».

(i.a.)

 

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