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VENEZIA – Il sindaco chiede la riforma del Magistrato alle Acque

Il Comune mette le mani avanti. Il sindaco Giorgio Orsoni rivendica la priorità della decisioni per la futura “stanza dei bottoni” che regolerà l’attività del Mose e rilancia: «Ora la riforma del Magistrato alle Acque per dare più competenze a Ca’ Farsetti. Indispensabile che l’ufficio del Magistrato diventi un organismo consortile tra i comuni della Gronda»

«Indispensabile ridiscutere le competenze in laguna»

SALVAGUARDIA – Dopo la prima movimentazione delle paratoie, il sindaco rilancia la questione

«Magistrato alle acque, ora la riforma»

Orsoni: «Nella futura gestione del Mose, il Comune deve avere un ruolo di assoluta priorità»

«É evidente che il Comune deve essere il primo della lista. Ca’ Farsetti vuole entrare di diritto e di fatto nella gestione del Mose. E per questo, al di là dei soggetti interessati, chiede la revisione delle competenze in laguna e la piena riforma dell’ufficio del Magistrato alle Acque che deve diventare un organo consortile tra tutti i comuni che si affacciano sulla gronda lagunare, con la partecipazione della Regione».

All’indomani della prima movimentazione delle prime quattro paratoie del Mose alla bocca di porto di Lido, il sindaco Giorgio Orsoni rilancia la “battaglia” per il riconoscimento delle peculiarità e specificità di Venezia. Insomma occorre rivedere le competenze territoriali in laguna.

«Non c’è dubbio che il Comune – ribadisce – dovrà sedere nella “stanza dei bottoni” del futuro Mose, ma soprattutto all’interno di essa dovrà avere un ruolo importante. Non c’è solo lo Stato e gli altri soggetti che insistono sulla laguna (Porto, Capitaneria, etc.), ma proprio perchè è Venezia al centro di tutto, è indispensabile che vi sia un ruolo prioritario da parte dell’Amministrazione comunale con tutte le proprie competenze e conoscenze, basti pensare al ruolo fondamentale dell’Istituzione Centro Maree, un patrimonio unico di conoscenze in materia. Non posso più tollerare, come è accaduto in passato, che ci siano riunioni tra Capitaneria di Porto e Autorità Portuale che di fatto escludano il Comune da ogni forma di trattativa sulla gestione delle acque lagunari».

Per il sindaco Orsoni, quindi, proprio in virtù delle recenti vicende del Mose, si pone la questione con forza.

«Venezia e la sua laguna sono un tutt’uno che va tutelato e difeso nel suo insieme. Dobbiamo evitare che disegni estranei alla città, stabiliscano una “regola” che non è: la laguna corpo estraneo alla città. Non è così. Ed è per questo che rivendichiamo con forza il ruolo del Comune nella gestione delle acque lagunari, in sintonia con i Comuni di gronda. E a questo aggiungiamo la necessità di una riforma dell’ufficio del Magistrato alle Acque che deve diventare organo consortile, anche in una visione metropolitana, in modo che possa essere riconosciuta la specificità della Laguna veneta, da Chioggia a Cavallino-Treporti. Solo così Venezia e i comuni limitrofi potranno essere, come lo è sempre stato in passato, “padroni” del proprio territorio».

 

LA POLEMICA – Miracco: «Il Consorzio Venezia Nuova va commissariato»

«É indispensabile ridefinire il ruolo del Consorzio Venezia Nuova e credo che il mondo migliore sia quello di formulare un’ipotesi di commissariamento dell’ente concessionario delle opere di salvaguardia in laguna».

É questa la richiesta di Franco Miracco, già consigliere del ministero per i Beni culturali ed ex portavoce dello stesso Consorzio negli anni Ottanta.

«É quanto mai simbolico – sottolinea Miracco – che proprio nei giorni in cui si commemora il Vajont, si sia organizzato un altro importante appuntamento come quello della movimentazione delle paratoie mobili del Mose. É altresì evidente che proprio la tragedia del Vajont, e poi quella dell’acqua alta del 1966 abbiano condizionato pesantemente le scelte del Mose, ma questo – ora che si vedono i primi risultati – dovrebbe trovare una nuova forma di partecipazione da parte dello Stato. E in questo senso sarebbe auspicabile, visto anche le recenti vicende giudiziarie, che si stabilissero nuove regole anche con il commissariamento dell’ente Consorzio in modo che si possa sgombrare il campo da ogni soluzione discutibile».

 

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