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ACQUA ALTA»LA PRIMA MOVIMENTAZIONE

Dopo trent’anni di studi e polemiche le dighe mobili superano il primo test

Ma permangono i problemi legati agli alti costi di gestione dell’opera

Le paratoie si alzano. E ci mancherebbe, dicono i comitati. Quello è il principio di Archimede. Adesso bisognerà vedere se il sistema funziona, quali saranno i suoi effetti sull’equilibrio della laguna.

Quanto costeranno manutenzione e gestione. Il giorno dopo la grande cerimonia del Mose si tirano le prime somme. Soddisfazione al Consorzio Venezia Nuova, che dopo gli scandali giudiziari ha voluto voltare pagina. Bombardamento mediatico per giornali, tv e fotografi, oltre un centinaio, giunti anche dall’estero. Riscontri positivi, con la presenza del ministro Lupi che ha garantito i finanziamenti per completare l’opera nel 2017. Soddisfazione per le maestranze, e adesso si prova a vendere la «tecnologia tutta italiana» a New York per un progetto simile. Ma tanti problemi restano aperti.

La manutenzione della città. «Abbiamo assistito alle prove delle prime paratoie del Mose», dice l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, «sappiamo che se il meccanismo funzionerà, nel 2017, la città sarà al riparo da qualche acqua alta. Non sappiamo ancora se funzionerà in caso di aumento del livello dei mari e soprattutto non vogliamo che la manutenzione della città sia abbandonata».

Negli ultimi anni quasi tutti i fondi a disposizione della Legge Speciale sono stati assorbiti dalla grande opera. Per il restauro degli edifici, lo scavo dei rii, il rifacimento di rive e ponti le risorse sono vicine allo zero. «Vi abbiamo dato cento milioni», ha detto il ministro il giorno del Mose. «I conti non tornano», ha risposto il sindaco.

Gestione del Mose. Un problema, una volta che fra tre anni i lavori di costruzione saranno conclusi, per la gestione del sistema. Chi deciderà sulle aperture, chi coordinerà i lavori per la manutenzione. Da progetto, ogni paratoia delle 78 messe sui fondali delle tre bocche di porto dovrà essere rimossa e portata all’Arsenale ogni cinque anni. Una ogni 23 giorni. Costi che secondo il Consorzio sono fermi a 45 milioni di euro l’anno. Forse non sufficienti, comunque pari ai fondi che arrivavano ogni anno in laguna per la manutenzione. Il costo del Mose, inizialmente di un miliardo e mezzo di euro, è arrivato adesso a quasi sei miliardi di euro.

Le critiche. «Invece di venire a inaugurare le prove di quattro paratoie», dice il senatore del Pd Felice Casson, «il ministro Lupi farebbe bene a rispondere alle interrogazioni che abbiamo presentato. Sulle cerniere e la tenuta del sistema in caso di mare agitato, sulle inchieste che hanno portato in carcere esponenti del Consorzio, sui costi».

Gli inviti. «Dopo tutti i disagi imposti agli abitanti del Lido e di Punta Sabbioni potevano almeno invitare una rappresentanza di cittadini», dice l’avvocato Mario d’Elia, a nome dei consumatori. Tra gli invitati del resto, non c’erano il padre del Mose Giovanni Mazzcurati, di recente indagato per turbativa d’asta, né Piergiorgio Baita, ex presidente della Mantovani (primo azionista del Consorzio) e coordinatore dei lavori fino al febbraio scorso. E nemmeno il primo presidente Luigi Zanda, oggi capogruppo dei senatori Pd a palazzo Madama.

Alberto Vitucci

 

i materiali

De Simone: «Vernici intaccate dal salso»

Aggressione salina già in azione. Materiali scelti «che non sono i migliori». Cerniere saldate e non fuse, lamiera a protezione catodica con anodi sacrificali al posto dell’acciaio. Fernando De Simone, architetto ed esperto di costruzioni marittime, è da sempre uno dei grandi critici del progetto Mose. Qualche anno fa aveva presentato un progetto alternativo – mai esaminato dal ministero – sul modello delle barriere già costruite a Rotterdam. Adesso attacca l’uso dei materiali e parla della difficile manutenzione di un meccanismo destinato a restare per sempre sott’acqua.

«Come dimostrano le foto, dopo pochi giorni di immersione l’aggressione salina ha già attaccato la vernice protettiva», dice, «hanno garantito le paratoie per cento anni ma le paratoie saranno tutte sostituite ogni cinque anni».

De Simone lancia l’allarme costi e chiede: «Cosa succederà se due paratoie si dovessero bloccare? Si aprirebbe una falla di 40 metri».

 

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