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l’intervento

Leggiamo sulla stampa una notizia scioccante per chi ritiene che la Laguna di Venezia non sia semplicemente un anello indistinto di acque dove scavare a piacimento profondi canali industriali: l’Autorità portuale e il Magistrato alle Acque hanno incaricato il Consorzio Venezia Nuova di progettare una struttura in grado di “proteggere” il Canale dei Petroli – nel tratto da San Leonardo a Fusina – dai fenomeni erosivi che tendono da sempre ad interrarlo. Si tratta di una scogliera lunga sette chilometro e mezzo, realizzata con pietrame di grande pezzatura (da una a tre tonnellate), per reggere l’urto delle onde generate a ogni passaggio di nave nel suddetto canale.

Ma il Palav – Piano di Area della Laguna e dell’Area veneziana – prescrive in Laguna l’utilizzo di materiali e marginamenti tradizionali.

E non è tutto: ai lati del canale sono progettate cinque nuove “barene”, di cui due sarebbero pronte ad accogliere fanghi di tipo “B”. Tali fanghi secondo il Protocollo Fanghi del 1993 – accordo per lo smaltimento dei fanghi veneziani tuttora vigente – si possono utilizzare per il «recupero e il ripristino di isole lagunari» ma garantendo «un confinamento permanente del materiale utilizzato… in maniera da evitare erosioni e sommersioni in caso di normali alte maree».

Materiale pericoloso, che non deve venire a contatto con le acque lagunari; dunque le nuove strutture di cui al progetto non sono barene, ma vere e proprie “casse di colmata”. Ma gli imbonimenti in Laguna sono vietati dalla normativa speciale. Questi fanghi poi ammonterebbero a 5 milioni e 600 metri cubi. E da dove verrebbero, dato che ci si preoccupa di doverli stoccare? Presumibilmente dall’escavo di un nuovo canale portuale (lungo il Contorta Sant’Angelo?), parimenti vietato dalla normativa vigente o comunque non previsto dal Piano regolatore del porto (e del Comune).

Al di là del progetto, che verrà sicuramente bocciato dato che platealmente e con arroganza contraddice tutte le normative vigenti in Laguna, ci si deve chiedere: ma chi decide il futuro della Laguna? Qual è l’idea di Laguna che dobbiamo perseguire? Chi pianifica? Possibile che ogni giorno ci si debba attendere l’arrivo di un altro progetto devastante?

Sappiamo che il Piano regolatore del porto risale al 1965, quando le finalità e le prospettive erano ben diverse dalle attuali. All’Autorità portuale si riconosce (legge portuale 1994 e Palav 1995) il dovere di approntare un nuovo piano, corrispondente a diverse finalità (riequilibrio, compatibilità, sostenibilità) e a nuovi problemi emersi nel frattempo. È dunque urgente provvedere a un nuovo disegno pianificatore. O l’Autorità portuale teme che la sua visione della Laguna – che emerge nei vari progetti, assoggettata alle esigenze del porto e non viceversa, come ci si aspetterebbe – venga bocciata da comuni interessati (Venezia, Mira e Cavallino) e dalla Commissione Via (nazionale) tenuta a valutare il piano?

Presidente Italia Nostra Sezione di Venezia

Lidia Fersuoch

 

Crociere alla ricerca di un accordo su alternative

Una settimana per convocare a Roma il Comune, il Porto e il Magistrato alle Acque. E fissare la riunione decisiva sulla uestione grandi navi. Lo ha promesso davanti alle paratoie del Mose il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi. «Il problema va risolto al più presto», dice, «c’è un decreto che vieta il passaggio delle grandi navi davanti a San marco. Va rispettato, e noi intendiamo farlo. Se gli enti si metteranno d’accordo e presenteranno una proposta alternativa unitaria bene. Altrimenti decideremo noi».

Così comitati ed esperti hanno cominciato a incontrarsi per trovare un «progetto unitario», come suggerito qualche settimana fa dal senatore Casson. Sul tappeto lo scavo del nuovo canale Contorta, proposto dal Porto – ma il progetto di una nuova scogliera «protettiva» di 7 chilometri a lato del canale dei Petroli presentata in Salvaguardia ha adesso sollevato nun nuovo allarme – ma anche Marghera (il Comune), Punta Sabbioni (De Piccoli), nuovo canale dietro la Giudecca (Scelta civica e Vtp).

Non c’è accordo su quale sia l’alternativa migliore, per ora. Il sindaco insiste per Marghera ed eventualmente per far passare le navi – in via provvisoria – dal canale Vittorio Emanuele con arrivo a Marghera. Sarebbbe la soluzione più rapida, dice Orsoni. Ma il Porto ha messo il veto. «Troppo traffico mercantile» e va avanti per la sua strada. Anzi, per il suo canale, il Contorta, che secondo Paolo Costa può rappresentare un’occasione di recupero ambientale per l’area centrale della laguna. «È falso», replicano ambientalisti e comitati, «le scogliere non sono recupero ambientale».

Per i comitati l’unica soluzione per salvare la laguna e anche il crocierismo e il lavoro è quella di escludere dalla laguna le navi incompatibili e troppo grandi. Che dovrebbero ormeggiare lontano.

(a.v.)

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