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IL SENATORE CASSON

«Il Magistrato alle acque deve tornare quello che era in origine: un’espressione diretta del territorio».
Il senatore Felice Casson interviene così sul tema sollevato l’altro giorno dal sindaco Orsoni anche se ricorda che già alla fine della precedente legislatura c’era un disegno di legge, approvato e riproposto anche la scorsa primavera, che mira, appunto, a riformare definitivamente il Magistrato alle acque, anche in vista della gestione operativa del Mose.

Di questo testo il senatore è il primo firmatario, ma va detto che il raggio degli enti coinvolti è davvero ampio, non solo politicamente, al punto da coinvolgere anche gli industriali.

«Bisogna creare un organismo unitario – incalza il senatore del Pd – che venga presieduto dal sindaco di Venezia e che coinvolga direttamente tutto il territorio interessato, dalla Regione agli altri comuni della gronda lagunare. Negli anni il Magistrato alle acque è diventato un ufficio troppo subordinato al Consorzio Venezia Nuova e questo non va proprio bene. La riforma, alla luce anche di quello che è emerso negli ultimi tempi, è davvero indispensabile. Bisogna avviare al più presto l’unificazione delle competenze sul territorio. Creando un organismo unitario, ben rappresentato dagli enti pubblici, il Magistrato alle acque diventerebbe la vera espressione delle esigenze delle comunità locali. In ogni caso è necessario insistere nelle sedi competenti ed avviare il cambiamento. Non basta discuterne sui giornali».

G.P.B.

 

LA MISSIONE – Da oggi a sabato il sindaco sarà negli Stati Uniti con industriali ed enti culturali per promuovere l’intero sistema

«Siamo la città più moderna al mondo»

A New York per presentare un’altra Venezia, quella che si adatta e si difende. Incontri con politici, tecnici e società civile

MOSE – Le quattro paratoie affiorate dall’acqua per la prima movimentazione del sistema di difesa dalle acque alte

Il sindaco Giorgio Orsoni vola oggi a New York per presentarsi al collega Michael Bloomberg non con il cappello in mano, ma per mostrare le eccellenze del sistema Venezia. Una città che, a dispetto dell’immagine decadente che viene diffusa soprattutto dalla stampa anglosassone, intende mostrare il suo lato forte, quello di una città che si adatta ai cambiamenti. In questo senso, la prova del Mose gioca a favore di Orsoni, dal momento che lo scopo primario degli incontri è quello di conoscere se il sistema Mose può essere in qualche modo applicato anche alla baia di New York.

Ma la visita alla Grande Mela sarà l’occasione per promuovere l’intero sistema Venezia, con la cultura (Fenice, Università, Expo 2015, Musei civici, Biennale), l’industria e le eccellenze del suo territorio e scoprire opportunità culturali e commerciali a partire dall’anno prossimo. Per questo, dopo un incontro con Bloomberg è previsto un passaggio tecnico con gli ingegneri del Consorzio Venezia nuova e gli esperti della città e dello Stato di New York. Previsto anche un incontro con il World monument Fund, al termine del quale ci sarà un concerto della Fenice di fronte ad un pubblico selezionato scelto tra la società civile, enti culturali e media. Infine, i passaggi tra i Comitati privati Usa per Venezia e l’Istituto di cultura italiano, durante il quale il sindaco presenterà la sua relazione dal titolo: “Venezia, la sfida della modernità”.

«La novità – dice Orsoni – è che il sistema Venezia viene presentato in maniera integrata in un unico contesto e per dire che siamo la città più moderna al mondo».

  Si parlerà anche di gestione del turismo e probabilmente di grandi navi.
«Il mio pensiero è noto – risponde il sindaco – e un’alternativa rapida deve essere trovata. Il ministro Lupi è d’accordo nell’organizzare un incontro entro la fine del mese e lì programmare la seduta del Comitatone».

New York è molto brava a vendere la propria immagine e con il proprio marchio incassa un sacco di quattrini. Forse il Comune potrebbe imparare qualcosa dal punto di vista di marketing.
«Ci faremo spiegare qualcosa, perché no?»

 

IL PERSONAGGIO – L’ingegnere di Thetis ha manovrato le prime 4 paratoie

Cecconi, “voce” del Mose: «Si lavora sull’eccellenza»

L’ingegner Giovanni Cecconi è il responsabile centro sistemi di previsioni e modelli di Thetis SpA

Nel giorno della grande prova, sabato scorso, è stato lui la “voce” del Mose. L’uomo che dal quadro comando del sistema, all’interno della galleria, ha diretto i movimenti delle prime quattro paratoie, dando indicazioni su spostamenti e gradi di inclinazione. «Eravamo lì sotto perché l’installazione è ancora prototica – spiega l’ingegner Giovanni Cecconi, responsabile centro sistemi di previsioni e modelli di Thetis – a regime la galleria sarà usata solo da chi farà la manutenzione. La prova è riuscita perfettamente. Ed è stata una soddisfazione per tutti vedere il processo nella sua interezza. Lavoriamo sull’eccellenza e questa ricerca di un continuo miglioramento ci consente di affrontare gli imprevisti».

Un momento di orgoglio per questo ingegnere che da ben 27 anni lavora al Mose. «Ho cominciato nell’87, ho vissuto tutte le fasi – racconta – I periodi più bui sono stati quelli della contrapposizione, senza possibilità di dialogo. Quando c’è stato un confronto vero, invece, si è sempre trovata una soluzione. Il via a procedere è nato dal confronto tra chi per difendere Venezia riteneva bastassero solo interventi ambientali e noi che per le acque eccezionali sostenevamo la necessità di chiudere le bocche di porto. Questo modello di integrazione è quello che andremo a presentare a New York».

Cecconi sottolinea molto questa integrazione tra aspetti diversi. «Non si può alzare Venezia più di 20, 30 centimetri, senza perdere la sua bellezza». Ed ecco la necessità di una difesa che tuteli la conservazione della città. «Le barene, invece, crescono, l’ambiente ha grandi capacità di recupero. E l’idea che andiamo a portare come esempio è proprio quella di una protezione fino a un certo livello per mantenere i processi naturali, per lavorare con la natura a un sistema “resiliente”, che abbia una riserva di sicurezza».

 

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