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Aumentano i casi nel Miranese e in Riviera: quasi duecento le segnalazioni.

Livieri (Asl 13): «Pensionati con la minima e in affitto».

La Caritas: «Una soluzione c’è: che i Comuni usino gli scarti dei supermercati»

DOLO. Quasi 200 anziani nei 17 comuni della Riviera del Brenta e Miranese sono costretti a cercare fra le immondizie qualcosa da mangiare. Il fenomeno che fino a 6 anni fa era limitato a segmenti limitatissimi della marginalità sociale, ora sta assumendo connotazioni endemiche. I centri più colpiti sono quelli con un gradi di urbanizzazione più elevata: Mira, Spinea, Mirano, Martellago e Dolo. Ma anche nei piccoli centri parrocchie e servizi sociali segnalano episodi davvero preoccupanti di miseria.

«La situazione», spiega Francesco Vendramin responsabile della casa alloggio San Raffaele a Mira e referente Caritas per la Riviera, «a Mira è davvero grave. Abbiamo 20 casi di anziani che vanno a rovistare nei cassonetti dell’umido per vedere se trovano pane raffermo ancora commestibile. I casi a di anno in anno sono in aumento». A Mira Taglio nel quartiere centrale di via Gramsci, da due settimane i cittadini esterrefatti notano 4 anziani del posto rovistare nei cassonetti già al primo mattino.

«Abbiamo segnalato i casi al Comune», dice Mario Morara, residente in zona, «e ci è stato detto che si tratta solo di povere persone in cerca di un pezzo di pane per mangiare». Vendramin spiega poi che ormai da 5 anni a questa parte, ogni giorno i bidelli delle scuole pubbliche a Mira «fanno fronte alle richieste di anziani che chiedono di avere parte del cibo avanzato dai bimbi».

La situazione non è certamente migliore in altre aree della Riviera e del Miranese. «Sono almeno 200», dice il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13, Fabio Livieri, «gli anziani che ogni giorno in tutto il comprensorio dei 17 comuni rovistano nella spazzatura alla ricerca di cibo o vestiario. Un fenomeno che un tempo era solo di pochissimi con disagio psichico e che ora invece colpisce persone che hanno una pensione minima, un affitto, bollette da pagare, e che non hanno coraggio, per orgoglio e dignità, a chiedere aiuto a Comuni e parrocchie. I Comuni dal canto loro soldi per aiutarli non ne hanno, e restano a questo punto solo le mense caritatevoli».

Per Francesco Vendramin della Caritas una soluzione c’è: «Basta che i negozi e supermercati cedano le rimanenze a un magazzino organizzato e gestito con un addetto comunale. Il problema di chi non ha da mangiare sparirebbe, visto che ogni giorno quintali di cibo buono vanno al macero».

Alessandro Abbadir

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«Donare il cibo? La legge lo vieta»

I poveri che si sfamano tra i rifiuti: decine di commenti sul sito della “Nuova”

DOLO – Ha fatto molto discutere sul sito del nostro giornale la notizia che quasi 200 anziani in Riviera del Brenta e nel Miranese per poter mangiare cerchino ogni giorno tra i rifiuti. In molti appoggiano la proposta di Caritas avanzata da Francesco Vendramin di destinare gli scarti dei negozi alimentari di ogni paese alle necessità di queste persone. Alcuni invece ritengono questa proposta umiliante e desolante.

Per Benga Tripitaka «non è né desolante né umiliante, anzi si eviterebbe tanto spreco. Ci sono tante attività che sono costrette a buttare il cibo preparato in giornata poiché non è possibile proporlo il giorno dopo alla clientela per questioni legali, ma il buonsenso ci dice che quel cibo può anche essere destinato a chi ha bisogno».

Silvano Chimenton precisa che «il pensiero va alle origini di tutto quello che siamo costretti a subire a causa dei nostri governanti: nessuno di loro è interessato alle quotidiane necessità del cittadino comune, costretto a fare salti mortali per abbinare pranzo e cena per sfamare la famiglia. Le priorità assolute sembrano essere causate dall’emergenza immigrazione. È giusto, ma è altrettanto giusto e doveroso preoccuparci anche di tutti gli italiani che tirano a campare come meglio possono».

Luca Bisso, che lavora per la grande distribuzione, è chiaro: «Come grande distribuzione sono già dieci anni che siamo pronti a mettere a disposizione gli scarti e gli avanzi giornalieri per Caritas o associazioni di volontariato, purtroppo la legge, le Asl e la normativa ci obbligano a buttarli, in quanto nessuno vuole prendersi la responsabilità legale del cibo stesso, essendoci date di scadenza consigliate. Se qualcuno ha il mal di pancia dopo aver consumato un prodotto la colpa ricade non su chi l’ha prelevato ma su chi l’ha donato».

Alessandro Abbadir

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