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L’ASSOCIAZIONE TOMAIFICI

STRA «Almeno il 40 % delle produzioni della calzatura della Riviera, comprese quelle legate ai grandi marchi, sono create da laboratori clandestini cinesi. Una situazione che rischia di affossare completamente sui mercati, un comparto che ha fatto la storia del comprensorio per decenni».

È questa la denuncia che fa Riccardo Coletti segretario della Filtcem Cgil di Venezia. Un allarme che viene fatto proprio anche da Federico Barison presidente dell’Associazione tomaifici veneti dopo le recenti azioni dei carabinieri che hanno chiuso dieci laboratori.

«Dopo l’ennesimo blitz delle forze dell’ordine in alcuni laboratori clandestini» ricorda Coletti «penso sia arrivato il momento di trovare una via comune che metta insieme soggetti istituzionali, politici e associazioni per combattere con azioni concrete la prassi della falsificazione. Noi stimiamo che almeno il 40% della produzione calzaturiera della Riviera sia di fatto Made in China».

A dar man forte alla Cgil l’associazione Tomaifici veneti. «Moltissimi calzaturifici» dice Barison «si affidano a laboratori cinesi per abbassare il costo del lavoro e restare sul mercato. In questo modo mandano fuori mercato gli imprenditori che rispettano le regole. Non si rendono conto però che i loro prodotti nel giro di poco saranno rigettati dai mercati esteri e nazionali».

Per sindacati e imprenditori onesti una soluzione ci sarebbe: distruggere i prodotti sequestrati.

«Le produzioni sequestrate, se non vengono bruciate come accade per i sequestri di borse, portafogli e cinture prese ai venditori abusivi, vengono riutilizzate, magari da chi le ha ordinate» attacca Coletti

«La Riviera è un distretto in cui vengono fatte scarpe, borse di alta qualità e dietro questa qualità c’è la professionalità e un bagaglio culturale quasi centenario. Gli speculatori, chi crea questo sottosuolo illegale, chi si avvale, beneficiandone economicamente, di questo sfruttamento e della contraffazione deve uscire allo scoperto. Vogliamo nomi e cognomi: tutti devono sapere chi si arricchisce in questo modo».

Alessandro Abbadir

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L’INTERVENTO

Laboratori clandestini combattiamo tutti insieme

di Riccardo Colletti –  Segretario generale Filctem Cgil di Venezia

Invito i sindaci dei comuni interessati di incontrarci per mettere in piedi una linea comune, con le categorie, per contrastare un fenomeno divenuto ormai drammatico

Nei giorni scorsi abbiamo visto l’ennesima incursione delle forze dell’ordine in alcuni laboratori clandestini e la “Nuova Venezia” puntualmente ha messo in evidenza tutta la questione: a dire il vero è da molto tempo che osservate e puntualmente cercate di sollevare l’interesse dell’opinione pubblica per stimolare interventi specifici al fine di prevenire questo che noi da tempo definiamo, un vero e proprio sciacallaggio della qualità del lavoro e dei diritti.

Passati alcuni giorni però ci dimentichiamo perché travolti da mille altre questioni e veniamo risvegliati quando le forze dell’ordine intervengono. Credo che non possiamo continuare ad assistere senza prendere una posizione seria, forte e determinata.

Condivido pienamente quanto asserito da alcuni sindaci, che spesso si trovano da soli di fronte a situazioni del genere e non hanno l’opportunità di intervenire, magari pur avendo proposte chiare e forti. Anche noi come sindacato abbiamo cercato, e stiamo sempre cercando, di trovare un percorso in cui riusciamo a essere determinati anche per quanto riguarda le azioni necessarie da intraprendere nei confronti di chi sta distruggendo il lavoro, la conoscenza e un patrimonio che deve essere salvaguardato.

Io penso che sia arrivato il momento di unire tutte le forze e, assieme, trovare una via comune che metta insieme soggetti istituzionali, soggetti politici e associazioni per combattere quella che ormai è diventata una prassi comune, per questo chiedo l’aiuto di tutti per riuscire a fare una grande riunione sulla legalità.

Abbiamo bussato alle porte di qualche ex magistrato e di qualche forza politica, ma dopo seppur qualche breve richiesta di comprendere quali erano le questioni, non abbiamo mai avuto una risposta che ci permettesse di aprire una nuova fase di intervento chiaro su questi settori che stanno diventando ormai, non solo una terra di conquista per alcuni ma anche una situazione in cui possono convergere forze di stampo mafioso e di riciclo di denaro sporco, per questo facciamo un appello e ci rendiamo subito disponibili almeno per la nostra parte per riuscire a trovare un percorso utile.

Alcune domande però ce le dobbiamo porre subito: queste aziende che vengono scoperte, per chi lavorano o meglio da chi gli vengono commissionate le produzioni? Le produzioni sequestrate, se non vengono bruciate come accade per i sequestri di borse, di portafogli, di cinture prese ai venditori abusivi, chi è che ne chiede il dissequestro?

Queste sono domande che, aldilà di scoprire un laboratorio abusivo con le persone che lavorano allo stato di schiavitù, ci fanno rendere conto che siamo dentro a un distretto in cui vengono fatte scarpe, borse, ecc. di alta qualità e che dietro questa qualità c’è la professionalità e un bagaglio culturale quasi centenario. Chi sono gli speculatori? Chi è che crea questo sottosuolo? Chi si avvale, beneficiandone economicamente, di queste miserie?

Quando noi ci poniamo il problema di comprare un pallone da calcio o un indumento che è stato fatto da bambini sfruttati, diciamo scandalizzati che queste cose al mondo non devono esistere ma queste affermazioni non possono restare campagne pubblicitarie per far capire che il nostro è un modello avanzato di diritto e di tutela quando allo stesso tempo dentro alle mura di casa nostra permettiamo di far accadere queste schifezze.

Un altro invito, e questo si può fare subito, lo faccio ai sindaci dei comuni coinvolti che sono soli, assieme a quelle categorie che hanno protestato qualche mese fa, troviamoci, mettiamo in piedi una linea comune, creiamo assieme i presupposti per costituire una grande riunione, invitiamo magistrati, forze dell’ordine, associazioni di categoria e combattiamo questa anomalia che si sta allargando ormai a macchia d’olio.

 

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