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L’Autorità di Bacino vara la manovra. Caccia, Seibezzi e Bonzio: «Rispettare il referendum del 2010»

L’assessore Ghetti difende la scelta: «Giusto garantire la gestione pubblica con adeguati investimenti» 

Acqua, arriva la mini stangata. Non è per i consumi ma gli investimenti fatti da Veritas e gli altri servizi che i comuni adesso dovranno ripianare. Un dieci per cento di aumento che potrebbe scattare già nelle prossime bollette.

Il consigliere comunale Beppe Caccia lancia l’allarme e ieri ha presentato una interrogazione urgente al sindaco Giorgio Orsoni, firmata anche da Camilla Seibezzi («In Comune») e Sebastiano Bonzio (Sinistra) chiedendo un intervento.

«L’acqua è un bene comune, bisogna rispettare il voto dei cittadini nel referendum di tre anni fa», scrive il consigliere di «In Comune». Consultazione popolare finita con la schiacciante vittoria dei sì al quesito se l’acqua dovesse rimanere un bene pubblico. Il «no» alla privatizzazione, sancito adesso anche dal referendum, secondo il consigliere si deve rispettare. E non ci deve essere la «remunerazione del capitale investito», proprio perché questo era un passaggio di legge espressamente abolito dal referendum.

La delibera numero XV è stata è stata approvata il 16 ottobre scorso dall’assemblea di Ambito del Consiglio di Bacino «Laguna di Venezia» che raccoglie 25 comuni della provincia. In quella sede, applicando una direttiva dell’Agenzia nazionale Energia e gas, l’Autorità ha dato in sostanza il via libera all’aumento. «Illegittimo», insistono i tre consiglieri, «dal momento che il referendum prevedeva un’altra cosa. Ai cittadini vanno anche restituite le quote di tariffa in più pagate negli anni 2011 e 2012».

Nel mirino dei tre consiglieri anche l’assessore alla Protezione civile Pierfrancesco Ghetti, in quella sede rappresentante del Comune delegato dal sindaco che ha votato – come gli altri – a favore dell’aumento. «Se abbiamo deciso un rincaro? Non ancora», risponde Ghetti, «anche se la strada sarà quella. Stiamo parlando comunque di un aumento annuo che va dai dieci ai venti euro, anche se in percentuale rappresenta circa il 10 per cento».

Ma forse non è il momento migliore per adeguare anche le tariffe dell’acqua, già rincarate qualche tempo fa, a cui spesso si aggiungono gli oneri di depurazione, anche dove – come nel centro storico – la depurazione delle acque pubbliche non esiste.

«C’è in questo una indicazione precisa dell’Agenzia dell’energia», spiega Ghetti, «che ci invita a tener conto nelle tariffe non soltanto del bene acqua ma anche degli altri servizi erogati e degli investimenti da fare per garantire in modo trasparente la gestione pubblica dell’acqua». «La strada per fermare la privatizzazione», dice ancora l’assessore, ex rettore di Ca’ Foscari ed esperto di tematiche ambientali, «è proprio quella di dare alle nostre aziende i mezzi per investire e garantire la gestione pubblica».

Intanto arrivano gli aumenti. Che saranno quantificati nella prossima assemblea di ambito dell’Autorità di bacino.

(a.v.)

 

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