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L’INTERVENTO

di Vincenzo Di Tella – Ingegnere, progetto alternativo al Mose

Al pericolo, in caso di mare molto agitato, il Consorzio ha risposto di aver modificato il progetto dopo le osservazioni del consulente cinese.

Il principio del funzionamento del sistema contrasta il dislivello mare-laguna e c’è ancora da fare chiarezza sul comportamento dinamico.

Leggo sulla “Nuova Venezia” del 18 ottobre scorso l’articolo di Alberto Vitucci: “Mose, tutti a New York…” che all’obiezione fatta da me sul fatto sulla risonanza e l’instabilità delle singole paratoie in caso di mare molto agitato non sia stato ancora chiarito, al Consorzio rispondono che le paratoie sono state modificate dopo le osservazioni del consulente cinese, il professor Chang Mei.

Premesso che questa mia osservazione discende direttamente dai risultati della simulazione fatta dalla società francese “Principia” per la paratoia Mose della bocca di Malamocco, come riportata nei disegni del progetto definitivo fornita dal Comune di Venezia, ne traggo due considerazioni:

la prima è che se il progetto definitivo include le osservazioni del professor Chang Mei, devo constatare che le modifiche non hanno avuto alcun effetto sul comportamento dinamico della paratoia, visto che la paratoia singola mostra un evidente comportamento instabile che di fatto ha impedito a Principia di modellare l’intera schiera come era nello scopo del lavoro commissionato dal Comune di Venezia (è del tutto evidente che se la singola paratoia dinamicamente instabile non è modellabile, tanto meno può esserlo la schiera nella sua interezza);

la seconda è che nella relazione di commento alla relazione di Principia del professor Chang Mei (relazione presentata dal Consorzio nella causa di presunta diffamazione nei confronti miei e dei miei colleghi Vielmo e Sebastiani e nella quale, ricordo ai lettori, siamo stati assolti), la paratoia esaminata da Principia non viene messa in discussione, né vengono indicati calcoli dinamici che mettono in discussione i risultati di Principia, il professore dice di non conoscere la metodologia usata, non esprime alcun giudizio sull’instabilità del Mose e si guarda bene dall’asseverare il progetto definitivo, rimandando ai tecnici del Consorzio il compito di dimostrare la validità del progetto, dicendosi certo «che il gruppo di progettazione del Magistrato alle acque sia in grado i fornire tutte le informazioni necessarie per convincere le persone interessate della validità del progetto Mose».

Inoltre il professor Chang Mei, contraddicendo quanto consigliato dal gruppo di esperti internazionali, di cui faceva parte, che nella valutazione del progetto di massima avevano raccomandato, per la progettazione definitiva, l’utilizzo di modelli matematici, in questa ultima relazione raccomanda l’impiego di modelli fisici in “scala grande” senza esprimere alcun giudizio sulle prove effettuate e senza indicare quale scala si sarebbe dovuta usare né come tener conto dell’effetto scala.

Vi è infine un altro aspetto che mi preme indicare che è legato al principio di funzionamento della paratoia Mose che contrasta il dislivello mare-laguna con la spinta di galleggiamento: siccome il comportamento dinamico è determinato principalmente dal periodo proprio di oscillazione e siccome la spinta è posizionata dal lato laguna che ha un livello massimo prefissato, vi sono vincoli insormontabili al suo dimensionamento ed è certo che i periodi propri, per le paratoie delle quattro schiere, sono nel campo delle frequenze delle onde che incideranno alle bocche di porto e quindi che le paratoie sono in risonanza.

Sarebbe utile che il Cvn indicasse quali sono i periodi propri che sono stati realizzati con i suggerimenti del professor Mei, questa è la principale informazione che potrebbe far chiarezza sul comportamento dinamico delle paratoie.

Mi si consenta ancora una precisazione, nell’articolo di Alberto Vitucci del 17 ottobre: Mose, le paratoie sono “instabili”, parlando degli effetti delle forze viscose nella simulazione con i modelli in scala si riporta una mia affermazione: «Anche uno studente sa», dice l’ingegnere, «che certi effetti si manifestano solo in scala 1:1 e non sui modellini». Per evitare possibili strumentalizzazioni, mi preme precisare che il riferimento allo studente, in generale, non è corretto e che ho parlato di studenti del IV anno di Ingegneria navale.

 

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