Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

TURISMO A NUMERO CHIUSO: È POLEMICA

Paolo Costa getta il sasso nello stagno: «Un ticket d’accesso per contenere la pressione turistica a Venezia»

L’ex sindaco, oggi presidente dell’Autorità portuale, dall’alto della sua esperienza, prima ancora che di ex sindaco, da studioso di flussi turistici, come sempre, cerca di essere pragmatico:

«Già quand’ero sindaco iniziai a lavorare su un’ipotesi di numero chiuso, ora con le tecnologie a disposizione sarebbe molto più facile, introdurre un sistema di controllo».

A favore del ticket, recentemente si è dichiarata anche il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del Fai.

La ricetta di Costa è presto detta: «È necessario indicare un tetto massimo d’accesso, quindi stabilire il prezzo del ticket. Ovviamente solo per i turisti. L’obiettivo», precisa, «è quello di garantire il massimo di accessibilità sia ai turisti, sia a chi usa la città per lavoro. E in questo senso va inquadrato il progetto della sublagunare. Entrambi, turisti e non, devono avere massima rapidità d’accesso, ma governando i flussi con l’utilizzo della tecnologia. Una volta scelto il metodo, si possono poi stabilire politiche democratiche atte a favorire l’ingresso di persone meno abbienti, scolaresche e altre categorie».

Il metodo è semplice, ma al di là delle tecnologie, in trent’anni di discussioni nessuno ha mai avuto il coraggio di compiere il primo passo. Dice Giorgio Orsoni:

«Dobbiamo trovare un modo per governare i flussi e contenere gli arrivi, ma la soluzione non è il numero chiuso».

E l’assessore al Turismo Angela Vettese, aggiunge: «Venezia è schiava di un turismo soffocante. Il turismo deve diminuire perché la città non regge questa pressione. Ma il numero chiuso è una risposta antidemocratica al problema. Se poi aggiungiamo un biglietto d’ingresso, significherebbe avallare la tesi secondo cui Venezia è ormai un parco divertimenti. Iniziamo a digitalizzare percorsi e storia, con l’obiettivo di dirottare turisti su itinerari alternativi a quelli tradizionali: Rialto, San Marco, Accademia».

Basterà un una semplice “app” oppure un sito Internet per risolvere il problema?

Se ne parla da trent’anni di come fermare la pressione turistica, senza venirne a capo. Un’emergenza, di cui il passaggio delle Grandi Navi in Bacino, rappresenta solo un aspetto. Il più urgente da risolvere, ma non di certo l’unico.

Nel 1988 uno studio di Ca’ Foscari, coordinato proprio da Costa, fissò in 22 mila il limite massimo di visitatori giornalieri in città. Oggi, la realtà ha superato ogni più pessimistica previsione: ci sono punte giornaliere superiori anche alle centomila presenze.

Il primo a parlare di ticket fu l’ex sindaco Mario Rigo nel 1983. Oggi l’argomento torna all’ordine del giorno e non è di facile soluzione. Il quadro peggiora di giorno in giorno e nel frattempo i veneziani sono sempre più ostaggi di un turismo selvaggio.

Pochi giorni fa il “World Monument Fund” ha inserito Venezia nell’elenco dei 67 siti storici e archeologici di rilevanza mondiale più a rischio. Il presidente Bonnie Burham, l’ha definito «un drammatico esempio di un modello economico di sviluppo legato al turismo che rischia di distruggere la città».

Che fare? Orsoni annuncia l’affidamento di un nuovo studio. Costa rilancia il ticket evidenziando che «in questa fase l’esasperazione della gente è tale, che o si propongono soluzioni radicali, oppure nessuno più ti ascolta».

(n.p.)

link articolo

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui