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Nuova Venezia – Un dossier mette sotto accusa il Mose.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

29

ott

2013

«Ecco tutti gli errori»: in commissione d’indagine sulla Mantovani parla l’ex dirigente comunale Armando Donella

Nomi dei politici, ma anche dei tecnici e dei funzionari che hanno contribuito alla «svolta» decisionista del Mose nel momento in cui erano in campo le alternative.

Rapporti da esaminare con attenzione, dove uffici dello Stato smentiscono studi indipendenti che avevano criticato il funzionamento del progetto. Per oltre due ore ieri pomeriggio la commissione comunale di indagine sulla Mantovani ha sentito l’ex dirigente della Legge Speciale del Comune, Armando Danella. Che ha presentato documenti e relazioni, verbali e date sui rapporti intercorsi tra le imprese poi finite sotto inchiesta – la Mantovani – e il Consorzio Venezia Nuova, il cui presidente Giovanni Mazzacurati era stato arrestato nel giugno scorso con l’accusa di turbativa d’asta.

Una commissione che dovrebbe ricostruire i rapporti e gli avvenimenti che hanno interessato Consorzio e Mantovani negli ultimi anni. Così Danella, convocato dal presidente Luca Rizzi (Pdl) e dal vice Gianluigi Placella (Cinquestelle) ha esposto ai commissari fatti fin qui noti soltanto agli addetti ai lavori.

«I punti dove bisogna indagare con attenzione sono due», ha esordito l’ex dirigente di Ca’ Farsetti, «e cioè quando il progetto Mose, già approvato con il voto favorevole della giunta Costa, nel 2003, era stato rimesso in discussione».

Nel 2006, con il sindaco Massimo Cacciari, il Comune mette a punto alcuni progetti alternativi da presentare al governo.

«Erano meno costosi, reversibili e meno impattanti», ha raccontato Danella ai commissari, «ma non hanno trovato udienza al governo. L’allora presidente Prodi e il suo sottosegretario, l’attuale premier Enrico Letta, hanno deciso di andare avanti con il Mose».

Tutto dopo aver visto il rapporto «rassicurante» della III sezione del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici. Sette dirigenti statali che avevano certificato come altre soluzioni – a cominciare dal restringimento della sezione delle bocche di porto – avrebbero portato danni ambientali in laguna. Allora il Consiglio Superiore era presieduto da Angelo Balducci, poi finito in galera per le accuse di corruzione alla cricca, a sua volta nominato tra i collaudatori del Mose.

«Il secondo snodo», ha detto ancora Danella, «è stato quello del 2009, quando lo studio della società internazionale Principia, che metteva in guardia dai rischi di instabilità delle paratoie con il mare agitato, era stato smentito dal Magistrato alle Acque.

Alberto Vitucci

 

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