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Nuova Venezia – Grandi navi, stop dal governo.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

6

nov

2013

Da gennaio crociere ridotte del 20%, da novembre 2014 niente giganti del mare

Incontro con Letta e i ministri Lupi, Bray e Orlando. Sarà scavato il canale Contorta.

Non passa l’ipotesi Marghera caldeggiata da Orsoni. Stop anche ai traghetti.

ROMA – Primo, concreto stop, dal prossimo primo gennaio al passaggio di parte delle grandi navi in Bacino di San Marco – con una riduzione del 20 per cento di quelle superiori alle 40 mila tonnellate – e definitiva estromissione dal primo novembre del 2014 delle meganavi superiori alle 96 mila tonnellate, che non attraccheranno più a Venezia. Si parla a regime, secondo le prime stime – ancora da verificare da parte di Venezia terminal passeggeri – di circa 160 “toccate” in meno e di una diminuzione di passeggeri di circa un milione, sul milione e 800 mila totali attuali.

Le navi ancora in Marittima. Sono i risultati più concreti emersi dal vertice ministeriale sulle grandi navi a Palazzo Chigi alla presenza del presidente del Consiglio Enrico Letta e da cui esce sostanzialmente sconfitta la linea del sindaco Giorgio Orsoni, che voleva trasferirle, in parte già da subito a Marghera.

Le navi da crociera continueranno invece ad attraccare in Marittima, come voleva il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa, e il progetto alternativo prescelto per estromettere definitivamente le grandi navi dal Bacino di San Marco risulta quello, da lui sostenuto, che prevede lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo.

Ma c’è, comunque, una prima anche se parziale attuazione del decreto Clini-Passera che prevede appunto l’allontanamento dal Bacino di San Marco di tutte le navi superiori alle 40 mila tonnellate. Alla riunione a Palazzo Chigi hanno partecipato tra gli altri i ministri delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, dell’Ambiente, Andrea Orlando, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Massimo Bray, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, e il presidente dell’Autorità Portuale di Venezia, Paolo Costa.

Ok allo scavo del Contorta. «Nel corso della riunione – spiega il comunicato della Presidenza del Consiglio emesso al termine della riunione – si è deciso di vietare il transito delle navi da crociera dirette o in partenza da Venezia per il canale di Giudecca, in attuazione del decreto Clini-Passera, e di prevedere una nuova via di accesso alla Stazione marittima, individuata nel canale Contorta Sant’Angelo, come diramazione del Canale Malamocco-Marghera. Nella valutazione di impatto ambientale di questa opzione saranno naturalmente considerate eventuali soluzioni alternative, compresa quella del Canale Vittorio Emanuele.

Inoltre, in considerazione delle prospettive di sviluppo del porto di Venezia, centrate sulla piattaforma d’altura e sulla bonifica e riconversione del porto di Marghera, si è deciso di promuovere una revisione del Piano regolatore portuale con l’obiettivo, tra l’altro, di definire e realizzare a Marghera siti alternativi rispetto all’attuale terminal crocieristico».

Il progetto del Contorta-Sant’Angelo dovrebbe viaggiare abbastanza spedito, perché inserito tra quelli previsti dalla Legge Obiettivo sulle grandi opere.

Niente scalo a Marghera. Non preso in considerazione, invece, oltre al progetto di trasferimento a Marghera caldeggiato da Orsoni anche quello dell’ex vicesindaco Cesare De Piccoli che prevedeva la realizzazione di un nuovo terminal crocieristico in Adriatico, di fronte a Punta Sabbioni. La possibilità di realizzare in futuro a Marghera un terminal crocieristico, è legato prima alla realizzazione del nuovo terminal petrolifero e container off-shore in Adriatico, sostenuto anch’esso dal Porto. Se ne riparlerà, nella migliore delle ipotesi, dopo il 2020. Meno 20 per cento di navi da gennaio. Prosegue la nota della Presidenza del Consiglio: «In attesa della realizzazione della nuova via di accesso alla Stazione marittima, è emersa la necessità di mettere in atto al più presto misure efficaci per mitigare significativamente il traffico nel Canale di Giudecca. In particolare: dal primo gennaio 2014 dovrà essere vietato il passaggio nello stesso Canale dei traghetti, con conseguente riduzione del 25 per cento dei transiti davanti a San Marco e del 50 per cento delle emissioni inquinanti; dal primo gennaio 2014 dovrà essere ridotto fino al 20 per cento(rispetto al 2012) il numero delle navi da crociera di stazza superiore alle 40 mila tonnellate abilitate a transitare per il Canale della Giudecca; dal primo novembre 2014 dovrà essere definitivamente precluso il transito delle navi crocieristiche superiori a 96 mila tonnellate di stazza lorda. Andranno, infine, assicurate una riduzione dello stazionamento giornaliero massimo (non superiore a 5 navi da crociera superiori alle 40 mila tonnellate) – e una contrazione dei passaggi residui nelle ore centrali della giornata, con concentrazione delle partenze e arrivi all’alba e al tramonto».

Enrico Tantucci

 

Dal 23 novembre le crociere dirottate a Trieste e Ravenna per i lavori del mose

Le grandi navi da crociera in arrivo a Venezia saranno comunque «dirottate» dal 23 novembre al 4 aprile del prossimo anno a Trieste e Ravenna, senza entrare in laguna. Ma non si tratta degli effetti di una prima applicazione del decreto Clini-Passera, ma di una misura obbligata, legata all’accelerazione dei lavori del Mose in corsa alla bocca di porto del Lido, che impediranno per quel periodo l’accesso alle grandi navi. Così ha deciso il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa. I lavori del Mose prevedono nel periodo che va dal 23 novembre al 4 aprile la posa in acqua dei primi cassoni del Mose, con l’intervento dei sommozzatori per l’aggancio. Un intervento delicato che richiede condizioni di mare non mosso e per questo è stato ritenuto che il passaggio in contemporanea delle grandi navi fosse incompatibile con esso.

 

Costa: «Bene per Venezia e il Porto»

Orsoni: finalmente basta mega crociere a San Marco.

Zaia: ora facciamo presto a scavare il canale Contorta

Il Comitato contrario: «Una prima vittoria ma la nostra battaglia non si ferma qui»

VENEZIA «Ottima giornata per Venezia e il suo porto». Questo il commento soddisfatto del presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa alle decisioni del Governo sulle grandi navi, con la progressiva riduzione del numero dei passaggi in Bacino San Marco e il via libera al progetto alternativo dello scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, sostenuto proprio dal Porto.

«La conferma della Marittima quale punto di arrivo e partenza delle crociere», dichiara, «consente di avviare la realizzazione dell’elettrificazione da terra delle banchine. L’avvio del procedimento per la realizzazione del canale Contorta-Sant’ Angelo consente finalmente di disporre di una soluzione definitiva al problema del passaggio delle grandi navi in bacino San Marco. Una prospettiva che spero renda sopportabili i sacrifici richiesti all’industria crocieristica nella fase transitoria. Infine, la revisione del Piano regolatore portuale, da condurre d’intesa con il Comune, ci consente di inquadrare il nuovo progetto di sviluppo del porto centrato sulla piattaforma d’altura (petrolifera e container) e la corrispondente bonifica e riconversione di aree a porto Marghera, un inquadramento nel quale potrà trovare spazio anche un eventuale nuovo terminal crocieristico».

Maschera a fatica la delusione il sindaco Giorgio Orsoni per il via libera al progetto del Contorta, nonostante la soddisfazione per i primi risultati positivi sul fronte dell’estromissione del traffico crocieristico dal Bacino di San Marco.

«Per la prima volta», osserva, «il governo è intervenuto concretamente sulla questione delle grandi navi da crociera, e già questo è un punto rilevante. Quel che è importante è che oggi (ieri, ndr ) si è invertita la tendenza al gigantismo in laguna. Basta mega crociere a due passi da San Marco, si imporranno fin da subito limiti ben precisi sulle navi che potranno entrare a Venezia».

Il sindaco ha evidenziato con forza la sua perplessità rispetto alla realizzazione di un nuovo canale, il Sant’Angelo-Contorta. «Inoltre», ha aggiunto Orsoni, «si è stabilito che l’Autorità portuale darà avvio immediato al Piano regolatore portuale che fra l’altro dovrà prevedere lo spostamento delle crociere a Porto Marghera».

«Con la decisione di avviare la limitazione del transito delle grandi navi nel canale della Giudecca e di prevedere come nuova via d’accesso alla stazione Marittima il canale Contorta-Sant’Angelo», commenta invece il presidente della Regione Luca Zaia , «è cominciato il conto alla rovescia in vista di una totale eliminazione del traffico dal bacino di San Marco. Deve cominciare ora un grande gioco di squadra – che veda tutte le istituzioni e le forze economiche interessate lavorare a testa bassa per rispettare scadenze e obiettivi, in primis la predisposizione della nuova via d’accesso – Non sia mai che per burocrazia, esitazioni e insulsi veti di chi dice sempre no, Venezia perda la crocieristica».

Incassano «quel po’ di buono che c’è nella decisione romana», considerandolo «una prima vittoria, ma la battaglia certo non si ferma e prosegue». Sono gli esponenti del comitato “No grandi navi”, come sottolinea il portavoce Silvio Testa:

«Con la risoluzione presa a Roma non avremo solo il terminal crociere in Marittima con lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo, oppure il nuovo terminal crociere a Porto Marghera: li avremo tutti e due. Questo, almeno, per chi crede davvero che in futuro verrà dato al sindaco Orsoni il contentino del “suo” nuovo Porto crociere nel luogo che avrà la cortesia di indicare».

A parlare per il governo è anche il sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti: «Con la decisione di oggi (ieri, ndr) il governo dà un segnale forte alla città di Venezia e a tutti coloro che sostengono questa battaglia, ma soprattutto dà un segnale importante per la tutela del nostro patrimonio culturale. Mi auguro che la decisione sia il solco verso la necessità di un nuovo modello di turismo compatibile con il nostro delicato patrimonio culturale».

Enrico Tantucci

 

L’INTERVENTOLe barriere del Mose ostacolo per le navi

di Giuseppe Tattara – Università di Ca’ Foscari membro del comitato “No grandi navi”

Al fondo del problema delle grandi navi a Venezia c’è un convitato di pietra, l’innalzamento previsto del livello del medio mare in Adriatico. È una presenza scomoda, incombente ma invisibile, muta, e perciò inquietante e imprevedibile, che tutti conoscono ma che nessuno nomina. Eppure le previsioni parlano chiaro: il livello medio dell’Adriatico è destinato ad accrescersi di 60 centimetri per fine secolo, di circa la metà al 2050.

Le barriere mobili del Mose possono evitare le acque alte per i prossimi decenni, ma le barriere si dovranno aprire e chiudere sempre più di frequente, quasi quotidianamente, e alla fine non saranno nemmeno sufficienti a proteggere la città dalle inondazioni.

Le chiusure frequenti delle barriere del Mose impediranno alle grandi navi di entrare, generando difficoltà e ritardi che la industria crocieristica, con i suoi rigidi calendari, non può sopportare.

In questa situazione l’unica soluzione vera alla portualità delle grandi navi deve essere ricercata al di fuori della laguna, in mare.

L’Autorità portuale e Venice terminal passeggeri rimuovono queste scomode previsioni, che tuttavia sono scientificamente provate, e propongono con il canale Contorta Sant’Angelo una soluzione strutturale irreversibile che è inevitabilmente di breve periodo, che dovrà essere abbandonata tra qualche decennio se va bene, e ci lascerà di fronte a una laguna devastata, con un grande canale che trascinerà in mare i sedimenti che costituiscono il “collante” delle case e delle fondamenta della nostra città; un risultato che stiamo già sperimentando con il canale Malamocco Marghera e che non vogliamo si ripeta.

Ci aspetteremmo che un decisore pubblico avvertito sappia anticipare i tempi, sappia prevedere gli effetti del gigantismo navale per l’equilibrio morfologico della laguna, per la sicurezza della città, per la salute degli abitanti e non agiti il ricatto occupazionale di fronte a una situazione di estrema gravità ambientale derivante dalla sua incapacità di pianificare con lungimiranza la propria attività.

Ci si dice che hanno investito e investono centinaia di milioni in marittima. Ma che senso ha investire centinaia di milioni senza una prospettiva di lungo termine? Adesso ne capiamo il significato: il ricatto alla città, volto a portare a casa ancora per qualche decennio le “uova d’oro” continuando in questa folle attività di scavi e canali, senza preoccuparsi che così facendo si ammazza la gallina che quelle uova per tanti anni ha deposto e può continuare a deporre. L’Autorità portuale capisca finalmente che la laguna e la città pongono al suo agire dei vincoli fisici ben precisi e che l’unica prospettiva non è cercare di rimuoverli con soluzioni di breve periodo, come il canale Contorta, ma prendere atto che la laguna va salvaguardata perché solo così si salvaguarda la città e si costituisca invece come polo logistico, ad alta intelligenza, capace di coordinare una serie di scali diversi, che, a seconda del tipo di traffico e delle condizioni dei luoghi, potranno essere posti in laguna o in mare, e che possono garantire assieme occupazione e ricchezza nel lungo periodo.

 

CRITICHE ALLA DECISIONE DEL GOVERNO

Zoppas: «Compagnie di crociera in ginocchio»

Bernardo (Cruise Venice) polemico con Orsoni: non capisco perché esulti, lui ha perso

VENEZIA – Per il presidente di Confindustria Venezia Matteo Zoppas, sulle grandi navi in laguna «il Governo ha centrato l’obiettivo del lungo periodo. Nell’immediato tuttavia – la limitazione del tonnellaggio, mette in ginocchio il comparto delle crociere con il rischio che le compagnie lascino Venezia per non tornare. Se da un lato la decisione del Governo risponde in maniera adeguata alla nostra richiesta di incardinare la soluzione sull’allontanamento dal bacino di San Marco in una progettualità strategica e di respiro più ampio che non condizionasse la vocazione industriale di Porto Marghera, con il via libera al canale Contorta e alla piattaforma offshore, dall’altro ha conseguenze forti sul settore crocieristico e ricadute gravi per la Marittima che vede dimezzarsi, se non peggio, i flussi turistici».

«Dal governo è arrivata una scelta importante che fissa un punto di non ritorno: mai più giganti del mare nel cuore della città». Questo invece il commento del vice presidente del gruppo del Pd alla Camera, Andrea Martella, e del parlamentare democratico Michele Mognato, dopo l’esito dell’incontro con il Presidente del Consiglio Enrico Letta e i ministri competenti avvenuto a Palazzo Chigi.

Ironico il presidente del Comitato Cruise Venice – che sostiene la crocieristica a Venezia – Massimo Bernardo: «Dall’incontro tenutosi a Roma, si capisce che rimangono le navi in laguna, la centralità dell’Attuale Stazione Marittima resta immutata e si realizzerà lo scavo del Canale Contorta Sant’Angelo. Non capisco dunque i toni trionfalistici ed entusiastici del sindaco che ha perso su tutti i fronti. Può esultare solo per l’assurdo limite delle navi con stazza superiore a 96 mila tonnellate. Un limite irrazionale privo di ogni valore scientifico che finirà per mettere in ginocchio il porto di Venezia e ne segnerà la fine».

Per il capogruppo della Lista “in comune” nel Consiglio comunale di Venezia, Beppe Caccia, «la riduzione secca, a partire dal Primo gennaio 2014, del transito dei traghetti e delle grandi navi da crociera nella Laguna è un primo importante risultato ottenuto dalla mobilitazione dei cittadini veneziani, dall’indignazione dell’opinione pubblica internazionale e dalla determinazione dimostrata dall’Amministrazione Comunale. È grave invece che il Governo abbia deciso di sposare in maniera acritica la proposta della lobby della crocieristica, rappresentata al tavolo di Palazzo Chigi dal presidente dell’Autorità Portuale, decidendo di dare il via libera alla valutazione d’impatto ambientale per lo scavo del nuovo canale Contorta Sant’Angelo».

Il Codacons promuove la decisione presa oggi dal Governo. Per il presidente Carlo Rienzi «si mette la parola fine ad una situazione vergognosa, dove turisti e veneziani erano costretti ad assistere alla sfilata quotidiana di navi di proporzioni abnormi».

 

Via libera al porto offshore ipotesi ticket per i turisti

Legge speciale, la commissione Ambiente del Senato per due giorni a Venezia

No al Comune come unica autorità sulla laguna e no all’utilizzo di parte dell’Irpef

Il presidente Marinello: «Il compito più difficile è la gestione dei flussi turistici»

VENEZIA – No a un Comune unica autorità sulla laguna, unificando la frammentazione delle competenze tra una miriade di enti, come chiede il sindaco Giorgio Orsoni. E no pregiudiziale anche ad un’altra richiesta del sindaco di Venezia, legata alla nuova Legge Speciale, condivisa anche dal presidente della Regione Luca Zaia: quella che venga riservata un’aliquota dell’Irpef alla città proprio per finanziare ogni anno in modo sistematico gli interventi previsti dalla Legge Speciale.

Sì invece a una nuova portualità off-shore, per “sgravare” la laguna dal peso del traffico crocieristico e seria valutazione dell’introduzione di un ticket d’ingresso alla città per ridurre la pressione dei flussi turistici.

Sono le prime indicazioni della Commissione Ambiente del Senato che ieri ha concluso le sue audizioni proprio in vista della stesura di un testo unico di nuova Legge Speciale.

«Nei prossimi mesi, studieremo e valuteremo i dati scientifici ed economici emersi dalle audizioni e prevediamo nuove audizioni, già dalle prossime settimane, a Roma. In ogni caso, penso che già a metà gennaio 2014 potrebbe prendere forma un disegno condiviso sulla nuova legge speciale per Venezia». Così il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello, ha tirato le fila ieri in Prefettura dell’esito della due giorni di sopralluoghi a Venezia, finalizzati a raccogliere le istanze del territorio in merito all’esame dei tre disegni di nuova legge speciale per Venezia (presentati da Casson, Dalla Tor e De Poli) in corso di svolgimento nella commissione ambiente.

«I tre disegni di legge», ha precisato, «partono da presupposti coincidenti, ma sviluppati in maniera diversa ed è per questo che dobbiamo procedere all’esame, per arrivare a un testo base unificato, che cercherà di raccogliere le varie sensibilità. Ed è nell’ambito di questa attività che abbiamo ritenuto giusto incontrare i rappresentanti delle istituzioni locali e una serie di soggetti che hanno voluto essere ascoltati a vario titolo. In questi due giorni, la commissione si è fatta un’idea abbastanza compiuta. Ci troviamo di fronte a un’unicità, a una specificità e bisogna quindi cercare di raggiungere un punto d’equilibrio per garantire la salvaguardia dell’ambiente, ripristinando condizioni accettabili all’interno di una Laguna che, se preservata, diventa una garanzia per Venezia. Ci rendiamo anche conto che Venezia non è solo una grande città d’arte, ma è anche centro di commerci importanti, di attività imprenditoriali importanti e di una portualità fondamentale nei traffici con il resto del Mondo e con il centro Europa. Ecco perché sappiamo che il nostro compito è assolutamente difficile. Il vero intervento principe», ha concluso, «riguarda la considerazione che qui c’è un carico di persone eccessivo da regolare e un carico di mezzi abnorme: tutte le attività economiche vanno quindi ripensate e ricollocate in modo da non creare ulteriori guasti all’ambiente».

Per questo il relatore della Legge speciale in Commissione, il senatore Gianpiero Dalla Zuanna di Scelta Civica ha avanzato l’idea del ticket d’ingresso alla città. «Può essere un modo per limitare la pressione turistica su Venezia, come è indispensabile», ha spiegato, «e nello stesso per raccogliere quelle risorse di cui la città ha bisogno per il suo mantenimento. A Milano, ad esempio, il ticket d’ingresso al centro storico istituito per le auto sta funzionando molto bene».

Ha aggiunto il presidente Marinello: «Alcune progettualità già ci convincono, come ad esempio la portualità offshore per i traffici commerciali. La dimensione delle grandi navi da crociera non è certamente inferiore a quella delle navi commerciali, per cui bisogna cercare una soluzione che garantisca un flusso turistico di particolare pregio e, al contempo, che garantisca al meglio gli equilibri della laguna. Il problema, comunque non è solo legato alla grandezza, ma anche alla quantità di navi che passano. Prima di tutto, quindi, bisogna far sì che le dimensioni delle navi siano tali da non danneggiare la città, ma anche cercare di far fermare più navi possibile fuori dalla laguna».

Prima ancora che pensare allo scavo di nuovi canali («nel caso, bisognerà utilizzare le conoscenze scientifiche più compiute e raffinate»), Marinello ha quindi in mente soluzioni che facciano fermare le navi prima di arrivare nel cuore della città. «La specificità e la bellezza di Venezia», ha affermato, «può chiedere qualche sacrificio al turista, ad esempio un trasbordo in mezzi più piccoli. Così come non mi sembra scandaloso intervenire con un regolamento in questa materia, così non mi pare tale l’idea che si allunghino magari di una mezz’ora per i turisti i tempi per arrivare in centro città».

Bocciatura senza appello invece per l’aliquota Irpef da destinare alla città per la salvaguardia. «Voli pindarici tributari», li ha definiti Marinello, «che rischierebbero di sfasciare il bilancio dello Stato».

E disco rosso anche al Comune come autorità unica sulla laguna – come chiede da tempo Orsoni – unificando le competenze frammentate anche tra gli altri, con Magistrato alle Acque, Capitaneria di porto, Regione e Provincia. «Anche altri enti, come la Regione», ha detto Marinello, «possono a buon diritto rivendicare competenze sulla laguna. Affidarle al Comune non ci sembra una buona idea».

(e.t.)

 

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