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In Riviera sono d’accordo un centinaio di bar e ristoranti

Matterazzo: «Una scelta etica per non rovinare le famiglie»

DOLO. Una campagna congiunta di gestori di bar, e altri esercizi commerciali in Riviera del Brenta, contro la piaga delle macchinette mangiasoldi. L’idea è di creare delle aree e locali liberi dal gioco. Una sorta di etichetta di qualità di cui gli imprenditori che aderiranno potranno andarne fieri. A farsi promotore dell’azione è il sindaco di Campagna Lupia Fabio Livieri, presidente della conferenza dei sindaci dell’Asl 13. I dati del fenomeno sono allucinanti. Sono circa 11 mila le persone nei 17 comuni del comprensorio che giocano tre volte alla settimana, generando una forma di dipendenza. Sono un migliaio, però, quelle che hanno raggiunto invece un livello di dipendenza che arriva alla patologia e provoca danni ai patrimoni familiari. Le persone che giocano di più con l’arrivo della crisi alle slot, Enalotto, Superenalotto sono quelle appartenenti alle categorie sociali più basse e meno preparate culturalmente.

«Come Comuni della Riviera e del Miranese», dice Livieri, «stiamo incontrando in questo periodo centinaia di gestori di bar e ricevitorie per far sì che il fenomeno del gioco patologico venga sempre più messo all’indice nei nostri paesi. La gente pensa di poter far fortuna e ovviare ai problemi della crisi giocando. In Riviera ci sono già un centinaio di bar e trattorie, pronti a far partire un esperimento di “locali senza il gioco d’azzardo”. A dar manforte al presidente della Conferenza dei sindaci anche l’ Ascom della Riviera con il presidente Ennio Matterazzo e il vicepresidente Adelino Carraro. «Si tratta di una scelta etica davvero condivisibile», spiega Carraro, «spesso i bar zeppi di macchinette attirano anche gente di malaffare e persone in grossa difficoltà economica. Stiamo coordinandoci con i Comuni per tenere distanti le slot ad esempio da scuole, centri anziani e nelle aree esterne dei centri commerciali».

Livieri mette in risalto anche una contraddizione. «Alcuni bar e ricevitorie che hanno il gioco del Lotto e Superenalotto», chiosa, «sono costretti da direttive Sisal a tenere anche un numero predeterminato delle famigerate slot. Alcuni gestori, per non farle utilizzare, mettono addirittura il cartello guasto, ma la Sisal chiede poi come mai da quelle macchinette non arrivino introiti. Insomma davvero una assurdità. Ci si impegna tutti i giorni per evitare questa piaga e lo Stato obbliga questi esercenti a tenere le macchinette e farle funzionare».

Alessandro Abbadir

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