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LAGUNA & SALVAGUARDIA – Il sindaco in consiglio comunale ha illustrato l’accordo di Roma

«Solo il tempo stabilirà se abbiamo fatto tanto o poco»

L’ACCORDO – Da novembre 2014 fuori le navi sopra le 96mila tonnellate

«Abbiamo fatto troppo, o troppo poco? Lo valuteremo. Ma nessuno vince o perde quando l’interesse pubblico è in gioco».
Con queste parole Giorgio Orsoni ha chiuso ieri, nel municipio di Mestre dov’era convocato il Consiglio comunale, la sua relazione sull’incontro convocato la settimana scorsa a Palazzo Chigi sul transito in laguna delle Grandi navi.
Non si è trattato di un dibattito, come concordato dallo stesso sindaco prima della seduta, ma di una sorta di “interpretazione autentica”, come si direbbe in termini giuridici, del vertice con il presidente del Consiglio e i ministri delle Infrastrutture, dell’Ambiente e dei Beni culturali, i presidenti della Regione e dell’Autorità portuale veneziana.

Per Orsoni il primo risultato è stato proprio portare la vertenza a Roma e indurre il Governo «ad assumere le proprie responsabilità» alla luce di quanto indicato dal Consiglio comunale e previsto in materia di compatibilità ambientale delle navi da crociera in laguna. «Non abbiamo la bacchetta magica», ha messo le mani avanti il sindaco ricordando le ragioni dei comitati “No Grandi navi” e quelle dell’indotto prodotto dal turismo crocieristico in città.

In attesa di soluzioni alternative e definitive, il secondo obiettivo raggiunto, per Orsoni, è stato quello di avere dato attuazione immediata al decreto Clini-Passera, con il divieto di transito ai traghetti in vigore già da gennaio 2014. Ciò porterà, ha ricordato il sindaco, a un calo del 25% dei transiti in Bacino di San Marco e del 50% delle emissioni in atmosfera da parte dei traghetti. Considerando le navi di stazza superiore alle 40mila tonnellate, i transiti complessivi già da gennaio diminuiranno di un quinto rispetto alla situazione attuale. Con l’ulteriore divieto di transito in vigore da ottobre 2014 alle navi superiori alle 96mila tonnellate, il taglio in termini percentuali sarà del 45%. Quanto alle soluzioni strutturali, Orsoni ha ricordato come il via libera alla valutazione d’impatto ambientale sullo scavo del canale Sant’Angelo Contorta non esclude l’esame dei progetti alternativi, come lo sbarco delle crociere a Marghera, l’allestimento di un terminal appena fuori la Bocca di Porto di San Nicolò.
Inevitabile, data la complessità degli interessi in gioco, che il bicchiere possa risultare mezzo pieno (o mezzo vuoto). «Ma invito – ha concluso Orsoni nel ripercorrere l’iter che ha portato all’incontro di Roma – a sostenere uno sforzo che non è stato facile».

 

MAGISTRATO ALLE ACQUE – Il presidente Roberto Daniele sulle alternative

«Studio sul Contorta pronto in tempi brevi»

Legge speciale: «Speriamo arrivino presto nuovi fondi»

E ora, che cosa accadrà con l’indicazione del Governo di “approfondire” l’ipotesi di scavo del canale Contorta? Il Magistrato alle Acque,convitato di pietra alla riunione di palazzo Chigi (c’era però il ministro delle Infrastrutture) è in attesa di istruzioni più precise, poiché ciò che è scaturito dalla riunione di una settimana fa dovrà prendere la forma di un atto amministrativo: un decreto, probabilmente.

«Siamo in attesa di istruzioni dal Governo – commenta l’ingegner Roberto Daniele, presidente del Magistrato alle Acque – perché ciò che sappiamo lo abbiamo finora appreso dalla stampa. L’unica opera che abbiamo in corso è lo studio di compatibilità del possibile scavo del nuovo canale con la morfologia e l’idrodinamica della laguna. Siamo a buon punto e risultati dovrebbero arrivare in breve tempo».

Per quanto riguarda gli sviluppo futuri che potrebbero arrivare dall’applicazione della decisione del Governo, il presidente non si sbilancia.

«So – risponde – che saranno valutate anche alcune alternative tra le quali anche l’approfondimento del canale Vittorio Emanuele, già esistente o quelle per i porti esterni alla zona del Mose».

Nella prima ipotesi alternativa sarebbero da verificare gli spostamenti di un elettrodotto e di un oleodotto che non sarebbero compatibili con il traffico di navi tanto grandi.

Tra le ipotesi concorrenti, non va dimenticata quella di Cesare De Piccoli, di un avamporto con banchine galleggianti in bocca di porto del Lido. Lo studio è stato presentato in forma aggiornata al Ministero delle Infrastrutture un paio di settimane fa. Poi c’è la variante dei professori dello Iuav (Stefano Boato in testa) con la banchina galleggiante che “poggia” sull’isola artificiale del Mose, che il Movimento Cinque Stelle vede come la soluzione meno impattante sulla città.

Insomma, la situazione è in pieno divenire mentre mancano fondi per la salvaguardia della laguna e della città.

«La nuova Legge speciale per Venezia? Non vedrei l’ora – conclude – di poter ripartire con gli interventi di ripristino della morfologia lagunare. Speriamo che i fondi, finora dirottati solo sul Mose, arrivino presto anche per il resto».

Michele Fullin

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