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Gazzettino – Sanita’, via alle schede: 1200 letti in meno.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

nov

2013

VENETO – Scendono i posti per acuti, crescono quelli del territorio. I direttori generali avranno tempo fino al 2015 per adeguare le strutture

VENEZIA – 1200 posti letto per acuti in meno, la quasi totalità dei quali riversati sul territorio. Le nuove schede ospedaliere che ridisegnano i contorni della sanità veneta, da ieri sono ufficiali; la Giunta ha di fatto recepito le modifiche apportate dalla V. Commissione. Le Asl avranno ora tempo fino al 31 dicembre del 2015 per applicare quanto indicato nella delibera regionale.

Ora i direttori generali delle Asl, dell’Azienda Ospedaliera di Padova, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dello Iov dovranno formulare un proprio Piano aziendale, indicando per ciascuno degli anni del biennio di riferimento gli obiettivi che intendono applicare per l’adeguamento della dotazione assistenziale, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio. Nello specifico l’attivazione dei posti letto per l’assistenza territoriale deve essere contestuale alla riduzione dei posti letto ospedalieri. Entro il 2015 dovrà anche entrare a regime la copertura assistenziale nell’arco delle 24 ore, per 7 giorni su 7 (integrazione con la Medicina di Gruppo Integrata o contiguità con reparti ospedalieri, risolti i problemi con i medici di base).

«Quello che ne è scaturito – ha sottolineato Zaia – è di fatto un vero e proprio business plan delle cure ai veneti negli anni a venire ed è un mix profondamente soppesato tra la prima proposta varata dalla Giunta a giugno e le osservazioni giunteci dalla Commissione Consiliare, che ridisegna la rete ospedaliera veneta con il sistema Hub & Spoke». Gli ospedali Hub sono quelli principali con tutte le maggiori specialità e le più moderne tecnologie, tarati su un bacino d’utenza di un milione di persone. Quelli Spoke, invece, sono tarati sulle necessità di circa 200.000 abitanti e dotati di tutte le specialità basilari. «I posti letto – ha tenuto a precisare Coletto – non vengono diminuiti, ma anzi aumentano di qualche decina. Stante che un letto per acuti costa 600 euro al giorno ed uno territoriale 150, appena il tutto andrà a regìme recupereremo importanti risorse per nuovi investimenti sanitari».

Insoddisfatto il Pd. «Basta chiedere agli addetti ospedalieri e ai cittadini di realtà come Dolo, Belluno, Asiago, Rovigo, Adria, Castelfranco, San Donà, Verona o Padova per capire che le schede presentano molte scelte sbagliate. – sottolinea il consigliere Claudia Sinigaglia – Non a caso lo stesso Zaia ammette che tra qualche mese verranno corrette per tranquillizzare così i tanti che stanno protestando».

(db)

 

IL CASO – Il nuovo complesso ha unificato i poli di Thiene e Schio nel Vicentino ed è costato 147 milioni

L’ospedale con la facciata che “scivola”

Inaugurato da poco, il Santorso è già “malato”: la preziosa vetrata opalescente (7 milioni) rischia di staccarsi

Non è proprio il massimo da vedere. Da un lato le autorità locali e la Regione schierata con i suoi pezzi da novanta, presidente Zaia in prima fila, tutti con il naso in su ad osservare il neo ospedale di Santorso, gioiello di tecnologia che ha unificato gli ospedali di Thiene e Schio in provincia di Vicenza. Dall’altro lo stesso edificio, fresco di pittura, ma già incerottato a dovere e “macchiato” da impalcature in bella vista.

Come mai? Inaugurazione affrettata? Banale dimenticanza? No, se all’inaugurazione, avvenuta qualche giorno fa tra nastri tricolori, corsie rosse e qualche coro di protesta (“nelle sale operatorie c’è la ruggine”, affermazione prontamente smentita), al Santorso svettavano anche impalcature all’entrata del pronto soccorso, su entrambi i lati dell’edificio, la ragione è una sola. E porta il nome di “opaline”. Bellissime, avveniristiche e ovviamente costosissime (7 milioni di euro) lastre di vetro opalescente molto pregiato, scelte dai progettisti (lo studio Altieri di Vicenza) per rivestire le facciate dell’ospedale in modo da renderle più compatibili con il contesto ambientale: il verde delle montagne e l’azzurro del cielo. Ebbene, complice il caldo le preziose vetrate sono scivolate, richiedendo al concessionario Summano Sanità impreviste “verifiche tecniche” e il montaggio altrettanto imprevisto delle impalcature.

L’ospedale di Santorso è uno dei grandi project della Regione, la “risposta”, negli intenti, all’ospedale all’Angelo di Mestre che alla lunga ha dimostrato di avere più di qualche peccatuccio. Bellissimo il secondo (anche per merito delle spianate di vetro inserite a progetto ultimato dal progettista spagnolo), meno appariscente il primo, se non per le preziose facciate di opalina scivolate per il caldo, facendo arrabbiare il presidente Zaia che, tutto lascia pensare, le ha utilizzate come spunto per avviare la sua compagna contro gli eccessi di progettisti ed architetti. Ma anche per varare una delibera che regolamenti la costruzione delle opere pubbliche, e gli ospedali in particolare, privilegiando la funzionalità all’estetica.

L’ospedale di Santorso non è piccolo, sorge in una area di 86.000 metri quadri e ne utilizza 69.000 per le attività sanitarie e non. L’opera è stata realizzata con un investimento complessivo di 147 milioni di euro, con un project financing di 54 milioni ed il rimanente di finanziamento pubblico. Tra le principali dotazioni dell’Ospedale di Santorso, oltre ai 465 letti complessivi, ci sono 55 letti di oncologia e dialisi peritoneale; 8 sale parto, 7 sale operatorie, 8 sale endoscopiche, un’area Tac con due apparecchiature, risonanza magnetica, area mammografica e 2 sale di interventistica guidata. Un grande ospedale, insomma. Opaline a parte, anche quello che il governatore Zaia ha definito dal punto di vista economico un “project riuscito, senza interessi a doppia cifra come accade da qualche altra parte”, di “sprechi” pare averne altri: ci sono, ad esempio, percorsi troppo lunghi per portarsi da un reparto all’altro e una utilissima (ma preziosa) vela in legno e acciaio per tagliare il vento.

Daniela Carraro, neo direttore generale, arrivata ad opera quasi conclusa allarga il ragionamento. «É una struttura molto studiata, inserita nel contesto urbano – sottolinea – Ci sono aspetti d’estetica che si potevano evitare, ma doverlo inserire nel paesaggio ha obbligato ad alcune scelte. Teniamo conto che, non potendo superare i 25 metri di altezza, è stato necessario sviluppare la costruzione sul territorio. Qualcosa alla bellezza lo si deve concedere, coniugando ovviamente la funzionalità e il rispetto della spesa. E del resto è anche vero – aggiunge Carraro – che manca una modello di ospedale e che si cerca di costruirli non impattando con il territorio, pretendendo insieme la massima funzionalità. Si potrebbero fare meno costosi? Vero, ma senza buttare a mare anche un concetto di bellezza».

 

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