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La commissione regionale discute il fabbisogno di sabbia, ghiaia, detriti e calcari

Concessa una deroga in ambito agricolo, vietate nuove attività in falde e sorgive

VENEZIA – Illustrato in commissione Attività produttive del Consiglio veneto il nuovo Piano regionale delle attività di cava (Prac) che regola, per i prossimi 10 anni, gli scavi di sabbia, ghiaia, detrito e calcari per costruzioni. Il Piano individua il fabbisogno dei materiali e le aree da cui prelevarli. Per quanto riguarda i detriti si tratta di 3 milioni di metri cubi che provengono soprattutto dalle provincie di Belluno e Vicenza. Per i calcari per costruzioni la stima è di 2,5 milioni, perlopiù concentrati nel Vicentino. Per la sabbia e ghiaia il fabbisogno ammonta a 36 milioni di mc con Treviso (17,2) a fare la parte del leone; in questo ambito il Prac prevede solo ampliamenti delle cave esistenti e sino al raggiungimento del volume assegnato. La nuova legge, attualmente in discussione in Consiglio, consente di superare il limite del 3% del territorio agricolo ma vieta tassativamente gli scavi in falda, mentre le cave già in falda possono ampliarsi meno delle altre e in ogni caso solo nella parte non in falda; nell’individuare gli ambiti si sono escluse le aree sotto la linea delle risorgive.

Il Prac, sostiene la Regione, ha tenuto in forte considerazione l’esigenza di tutelare le evidenze ambientali e paesaggistiche presenti nel Veneto (Rete natura 2000, siti Unesco, parchi ecc) e nell’attribuire i volumi agli ambiti per la sabbia e ghiaia si è tenuto conto delle potenzialità estrattive ma si è cercato un riequilibrio tra aree diversamente sfruttate (Treviso ha un coefficiente di ampliamento di 0,2; Vicenza di 0,5 e Verona di 0,3). Nel complesso i volumi autorizzabili previsti sono inferiori (circa il 65%) rispetto alle autorizzazioni rilasciate negli ultimi anni, in un’ottica di salvaguardia e risparmio del suolo. «L’impegno con il Consiglio», ha dichiarato l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte «era quello di procedere alla modifica della pianificazione delle attività estrattive con l’adeguamento della ex legge 44 e conseguentemente un Prac che confermasse la volontà di una riforma del settore attesa da più di 30 anni». «Si tratta», ha ribadito «di un Piano che non guarda solo alle esigenze di un mercato che ha bisogno di un riequilibrio dei volumi dei materiali estrattivi per garantire le imprese sul territorio, ma anche attento alle esigenze di un recupero ambientale e della tutela della risorsa idrica».

 

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