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Nuova Venezia – “Segnali di mafia in Riviera del Brenta”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

nov

2013

Investigatori e sindaci preoccupati dalla scoperta dell’arsenale a Fiesso: «Crisi e mala, mix peircoloso»

FIESSO. «Dopo tanti anni di segmentazione e frazionamento del fenomeno criminale mafioso in Riviera si assiste ora alla nascita di una organizzazione criminale più complessa gerarchizzata e che controlla il territorio, una nuova mafia con nuove leve e che si serve di insospettabili per agire e progettare colpi». Franco Maccari, segretario nazionale del sindacato di polizia Coisp, è preoccupato per il ritrovamento di un vero arsenale a Fiesso.

Nei pochi metri quadri del garage di Cristian Baldan, impiegato incensurato di 42 anni in via Colombo a Fiesso (che secondo gli investigatori lavorava in coppia con il pregiudicato Massimo Nalesso, di 57), tra scatoloni e immondizie, sono spuntati: quattro kalashnikov, due Beretta 98 Fs e due Smith & Wesson (una calibro 38 e una 357 magnum), un sacco di chiodi a quattro punte (una garanzia in caso d’inseguimento per eliminare le auto delle forze dell’ordine), un fucile a pompa a canna mozza, un ariete artigianale, proiettili ed esplosivo. Senza contare gli attrezzi del mestiere: ventose, cavi d’acciaio, giubbotti antiproiettile un taglia muri con disco circolare.

Maccari va nel dettaglio del fenomeno criminale mafioso: «Il fatto che sia coinvolto un incensurato – dice – dimostra che queste persone stavano progettando e pianificando le loro azioni criminali con molta precisione e dotati di armi e mezzi davvero efficaci. Tutte quelle armi ritrovate a Fiesso non servivano sicuramente solo a due persone, ma ad una banda di più elementi capace di portare colpi a ripetizione in zona».

Ma allarmati sono anche i sindaci della zona che chiedono il potenziamento dei presidi delle forze dell’ordine. «Questo ritrovamento a poca distanza dal centro del paese – spiega il sindaco di Fiesso, Andrea Martellato – ci sorprende. Nonostante i pattugliamenti del territorio siano costanti da parte di carabinieri e vigili, rialzano la cresta fenomeni di criminalità organizzata che pensavano relegati agli anni bui della banda Maniero. Il rischio è che molte persone colpite dalla crisi in Riviera, soprattutto giovani, prendano la criminalità come una scorciatoia per sbarcare il lunario».

Il presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera Giampietro Menin, sottolinea la necessità di fronte a questi episodi: «Se si ricreano forme di criminalità organizzata – dice Menin – vanno potenziati gli organici nelle caserme dei carabinieri di tutto il comprensorio. Vanno perciò portati in Riviera uffici investigativi specializzati».

Alessandro Abbadir

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l’indagine

I due arrestati: «Non sappiamo nulla di quelle armi»

FIESSO. «In tanti anni mai sequestrato un simile arsenale». È stato questo il primo commento dei carabinieri di Vicenza. Hanno seguito fino a Fiesso una coppia su un’Audi A6 con il sospetto che facessero furti, si sono trovati in un garage trasformato in armeria. Esplosivo (ideale per far saltare i bancomat) centinaia di proiettili, un fucile a pompa, giubbotti antiproiettile e quattro Ak-47, i Kalashnikov. Insomma, strumenti da lavoro che fanno pensare a tutto fuorché a semplici furti nelle case e nei negozi. I carabinieri stanno cercando di ricostruire gli ultimi mesi dei due arrestati: Cristian Baldan, 42 anni, originario di Padova ma residente a Fiesso d’Artico (proprietario di quel garage) e Massimo Nalesso, 57 anni, anche lui residente a Fiesso. Il primo, incensurato e con un lavoro ben retribuito, il secondo, invece, con un passato nella mafia del Brenta. Da un lato è caccia ai complici, dall’altro si sta cercando di capire quali colpi siano stati messi a segno con quelle armi. Perché rapine con i kalashnikov non sono certo da tutti i giorni. Nel Vicentino, in quasi due anni, se ne ricordano solo quattro: tre riusciti, uno solo tentato.

Colpi con kalashnikov. È il 6 febbraio 2012. Arrivano alla “Legor group” in quattro, con tute da lavoro, anfibi, passamontagna e mitra. Pochi minuti di terrore e poi la fuga con cinque chili d’oro, argento e platino, valore complessivo duecentomila euro. I banditi entrano con un furgone, sfondano il portone e costringono l´unica persona rimasta ad aprire la cassaforte. La banda arraffa tutti i lingotti e poi scappa su una station wagon. Dodici giorno dopo cnque banditi armati di mitra assaltano la gioielleria all´interno del “Mercatone Uno” aperto la domenica. Una commessa è presa in ostaggio mentre i clienti sono fatti stendere a terra, poi la fuga con 200 mila euro. Zancan Store di Nanto, 14 marzo: assalto di quattro banditi. Parlano in italiano con accento veneto hanno mitra e pistole. Bottino: un milione. Il 29 marzo di nuovo alla Legor, ma questa volta va male. Entrano in tre proprio nel momento in cui il custode corre fuori e dà l´allarme, dopo aver attivato tutti i dispositivi di sicurezza. Una reazione che non hanno previsto, così come non si aspettavano di trovare una cassaforte con dispositivo a tempo. E allora scappano.

L’interrogatorio. Ieri Baldan e Nalesso sono stati interrogati davanti al gip. Il primo ha ammesso di aver concesso all’amico di usare il garage. il secondo ha ripetuto che un conoscente gli aveva chiesto di parcheggiare l’auto. Era del tutto all’oscuro che avesse portato nel box le armi.

Entrambi hanno ripetuto di non essere stati fermati dai militari mentre erano a bordo dell’auto (anche qui c’erano pistole e fucili) ma prima di entare in garage.

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Armi ed esplosivo in casa, due arrestati

In manette sono finiti Massimo Nalesso, pregiudicato di 57 anni, e Cristian Baldan (42), impiegato incensurato

FIESSO D’ARTICO. Uno è un pregiudicato di lungo corso, l’altro è un impiegato in una ditta di autotrasporti, insospettabile. I due avevano a disposizione un arsenale tra fucili mitragliatori, pistole, munizioni e polvere pirica per confezionare ordigni esplosivi. Tutto l’occorrente per organizzare assalti a banche, furgoni blindati e far saltare bancomat. I due sono stati arrestati e devono rispondere di detenzione illegale di armi e munizioni sia comuni che da guerra e anche di detenzione di esplosivo. Sono Cristian Baldan, 42 anni, originario di Padova, ma residente a Fiesso d’Artico e Massimo Nalesso, 57 anni, anche lui residente a Fiesso. Nel garage di Baldan, in via Marconi 25, è stato trovato l’arsenale. Nalesso è ben conosciuto dalle forze dell’ordine. Nel 2002 è stato arrestato per la rapina a casa dell’allora ad del Casinò di Venezia, Gianni Corradini. Ad arrestarli, lunedì, i carabinieri di Vicenza che sono arrivati a loro seguendo un’auto di grossa cilindrata rubata, a una coppia in viaggio di nozze, all’aeroporto Marco Polo.

Nei pochi metri quadrati del garage di Baldan, tra scatoloni e immondizie, sono spuntati quattro kalashnikov, due Beretta 98 Fs e due Smith & Wesson (una calibro 38 e una 357 magnum), un sacco di chiodi a quattro punte (una garanzia in caso d’inseguimento per eliminare le auto delle forze dell’ordine), un fucile a pompa a canna mozza, un ariete artigianale, proiettili ed esplosivo. Senza contare gli attrezzi del mestiere: ventose, cavi d’acciaio, giubbotti antiproiettile un tagliamuri con disco circolare. Tutto è partito da un viaggio di nozze. Perché, dopo il matrimonio, una coppia è partita per una lunga vacanza dall’aeroporto Marco Polo di Venezia. Destinazione Caraibi, mentre la loro Audi A6 colore argento doveva essere al sicuro nel park coperto. Peccato invece che sia sparita subito e che, ovviamente, non ci sia stata nessuna denuncia di furto, visto che il proprietario era a migliaia di chilometri di distanza.

Solo che, proprio in quei giorni, l’Audi è stata notata un po’ troppo spesso, soprattutto vicino alle banche e alle ville lussuose. Le prime segnalazioni sono arrivate da Bassano e da tutti i comuni limitrofi, poi la macchina è stata vista anche in altre zone del Vicentino e nelle province di Padova e di Venezia.

Ed è stato allora che sono scattate le indagini del nucleo investigativo, sia di Bassano che di Vicenza. Un lavoro capillare per acquisire immagini di sistemi di videosorveglianza, “tutor”, autovelox riuscendo, alla fine, a individuare l’Audi A6. Ed è stato in quel momento che ha fatto il suo ingresso in scena Massimo Nalesso. L’uomo, un volto noto alle forze dell’ordine, con un passato in “batterie” di rapinatori era spesso, troppo spesso, con Cristian Baldan che invece, prima dell’arresto, aveva una fedina penale immacolata e una posizione di tutto rispetto. Giorni di pedinamenti e poi, l’altra sera, il capitolo finale con il blitz nella casa di Baldan. Per gli investigatori le armi e l’esplosivo dovevano servire per compiere assalti a bancomat e a furgoni blindati. (c.m.)

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