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“L’AMACA” DI MICHELE SERRA – 22 NOVEMBRE 2013

Bisogna essere doppiamente contenti della scarcerazione di Cristian D’Alessandro, il giovane militante di Greenpeace detenuto in Russia per “teppismo”.

La prima ragione è che torna libera una persona libera. La seconda è che la questione ambientale sembra gravare sulle sole spalle degli individui (ciascuno di noi) e delle associazioni ambientaliste.

Sul potere politico non si può davvero fare conto.

Nello stesso giorno della liberazione di Cristian, a Varsavia la cosiddetta conferenza sul clima si tingeva di ridicolo dedicando se stessa, per volontà di alcuni governi, all’elogio del carbone, e costringendo all’abbandono l’intero universo ambientalista, che si sentiva preso in giro. Niente di profondo o di radicale, perlomeno in questo momento storico, sembra venire dalla politica.

Il potere economico condiziona ogni passo e ogni idea (è il famoso “pensiero unico”).

Tutto ciò che è nuovo e diverso non può nascere attorno a quei tavoli incravattati; e dunque nascerà, per forza di cose, dalla fantasia delle avanguardie.

È quasi incredibile pensarlo, ma nel dovizioso consesso umano di un convegno mondiale (ministri, professoroni, staff tecnici) sembra esserci meno speranza che nello sguardo di un ragazzo su un gommone, in mezzo al Baltico.

 

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