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Incontro a Padova per modificare la proposta Zorzato.

Anche Tosi si schiera: «Non si possono togliere i poteri ai comuni»

PADOVA – Il nuovo piano casa non deve prescindere dal potere di intervento dei sindaci. È questo il perno della rivolta degli amministratori lanciata ieri mattina in Comune a Padova. Un summit improntato su una cooperazione dietro la quale si cela lo spettro delle barricate, come eventuali problemi di costituzionalità, ipotizzati en passant da Giorgio Orsoni qualora il fair play degli amministratori dovesse venire sbertucciato.

Ecco quindi che una mediazione accettabile potrebbe essere la riproposizione della normativa fin qui in vigore con alcune migliorie, come i provvedimenti di tutela ambientale, a partire dallo smaltimento dell’amianto. E puntando sulla “rottamazione” delle periferie. Attorno al tavolo i sindaci dei capoluoghi (Padova, Treviso, Venezia, Belluno e Vicenza) sostenuti da amministratori di realtà minori (Este, San Donà di Piave, Cadoneghe e Torri di Quartesolo, quest’ultimo anche in veste di contrariato vicepresidente Anci).

Un dissenso trasversale, anche se traspare in controluce la spina dorsale democratica che, del resto colora la maggior parte dei capoluoghi veneti; assente il primo cittadino di Rovigo Bruno Piva (centrodestra) «ma sostiene il gruppo» assicurano i presenti e in collegamento telefonico il veronese Flavio Tosi. Perché «la difesa del territorio non ha colore politico» spiegano pressoché in coro. Con loro un paio di consiglieri regionali, i democratici Sinigaglia e Pigozzo, in qualità di “ospiti”.

«Condivido la posizione dei sindaci non in contrapposizione con la Regione ma come confronto costruttivo» assicura il leghista Tosi «i Comuni dovrebbero poter intervenire rispetto alla legge visto la pianificazione urbanistica è in capo a loro».

Quella lanciata ieri è una crociata «a salvaguardia della bellezza del Veneto», concetto tutt’altro che futile in una regione che si affida al turismo. Per questo i sindaci, puntando sul loro peso specifico e contando sul «rischio di mettersi contro una parte importante del Veneto», si «mettono a disposizione» della Regione per condividere le loro proposte con i consiglieri regionali o, meglio, con il presidente Zaia, che pure si è detto disponibile al dialogo. Restano da stabilire tempi e modi.

Numerose le proposte degli amministratori sul tavolo. «Grazie alla cumulabilità degli interventi» sostiene il sindaco di Padova Ivo Rossi «il nuovo piano casa apre a ampliamenti di cubatura anche del 120-130% considerando premiali elementi ormai acquisiti come la classe energetica. La crisi non può essere una scusa per diventare più barbari».

Numerosa la lista dei provvedimenti previsti della legge in discussione mercoledì a palazzo Ferro-Fini, su cui i sindaci non intendono transigere: «La durata di 5 anni è eccessiva – osserva Achille Variati – equivale a dire alla gente: fate quello che volete. Per assicurare l’applicazione del piano meglio è imporre tempi strettissimi di intervento, 4 mesi, pena il subentro della norma generale».

Non finisce qui: nel mirino la necessità di tutelare la distanza tra abitati, gli standard urbanistici, l’edificabilità nelle zone agricole e soprattutto, l’urgenza di stralciare centri storici e parchi dalla nuova norma:

«Rischiamo di veder aumentare le cubature del 120% nel parco dei Colli mandando al macero 30 anni di lavoro» ammonisce Giancarlo Piva «a Este ci sono 1200 vani non utilizzati, davvero ne servono altri?».

In sintonia Jacopo Massaro: «A Belluno con il vecchio piano casa che pure era più rigido è stato possibile prevedere la riconversione di un piccolo edificio produttivo in 13 villette, figuriamoci cosa succederà ora».

Per spingere i Comuni ad aprire i cantieri, spiegano i sindaci, è sufficiente semplificare le procedure: il Pat di Venezia è fermo da un anno in Regione, quello di Padova da 5 in Provincia.

Simonetta Zanetti

 

Orsoni: «Ricorso alla Corte costituzionale» Gastaldon: «Provocherà liti legali tra vicini» 

Il nuovo piano casa rischia di arricchire gli avvocati. Per quel paventato ricorso alla Consulta sussurrato dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni:

«Una volta approvato il testo non avremmo più strumenti se non sollevare un problema di costituzionalità – spiega – ma non è questa la logica in cui vogliamo porci. Il nostro è un grido d’allarme che si rivolge a tutti: poniamo semplicemente la necessità di governare i processi in una prospettiva di sviluppo dell’edilizia. Il compito della Regione è quello di fare da “facilitatrice”, semplificando le procedure e gli incentivi»

Ma i risvolti legali non finiscono qui, come spiega il sindaco di Cadoneghe Mirco Gastaldon: «Questa legge introduce la possibilità di nuovi contenziosi, già numerosi tra privati, per la reiterata applicazione della normativa che va a ledere il vicinato».

 

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