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IL COMMISSARIO PER L’ALTA VELOCITÁ

VENEZIA – Una società che stia sul mercato, che metta a pagamento tutte le tratte oggi libere e che finanzi attraverso gli incassi le manutenzioni, senza più pesare sulle casse dello Stato.

Bortolo Mainardi, già consigliere dell’Anas tra il 2009 e il 2011 e commissario per l’Alta velocità, non ha dubbi. Nei giorni in cui il dibattito nazionale si scatena sulla vendita dei gioielli di famiglia – da Eni a Enav, da Fincantieri a Grandi stazioni – Mainardi lancia una provocazione che non vuole rimanere tale.

«Il vero problema oggi per l’Anas, per poter continuare pienamente la sua attività o quanto meno la manutenzione ordinaria della propria rete, è quello di continuare a farlo senza gravare sul bilancio dello Stato . Per questo obiettivo è assolutamente obbligatoria l’uscita di Anas dalla pubblica amministrazione. Quale miglior momento di questo per andare in questa direzione»?

Quanto costa alle casse pubbliche Anas? «Partiamo da un dato. L’agenzia delle strade è stata confinata al ruolo di società in house per gestire, migliorare e adeguare i circa 25.000 chilometri tra strade e autostrade (1.100 chilometri). Nel 2011, anno in cui sedevo nel cda, la società ha incassato circa 620 milioni di euro di canoni maturati sui pedaggi autostradali, con tariffe per i veicoli leggeri di 0,006 euro a chilometro e per i veicoli pesanti di 0,018 euro a chilometro».

Non basta per le manutenzioni? «No. Vanno messi a pedaggio gli oltre 500 chilometri di rete nazionale oggi libera e solo se la società sarà messa sul mercato questo sarà possibile».

È fattibile la privatizzazione della società? «Rimane il problema sull’interpretazione del parametro di copertura di oltre il 50% dei costi di gestione, obiettivo raggiunto attraverso gli introiti dei canoni e che Anas ha realizzato».

Di che investimento parliamo? «Un nuovo piano economico-finanziario per l’attività attuale di Anas, nell’arco di 40-50 anni, possa essere stimato in 20-25 miliardi di euro per investimenti e con una ipotesi di stima dell’attuale patrimonio in capo ad Anas che potrebbe aggirarsi attorno ai 6-8 miliardi di euro».

Chi può sborsare cifre così? «Banche, fondi di investimento».

Martina Millia

 

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