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l’intervento

di Andreina Zitelli

Data la discrezione, sobrietà e prudenza con la quale l’Istituto veneto di Scienze Lettere e Arti generalmente opera, l’aver ritenuto necessario dare pubblica voce alla sintesi delle valutazioni cui è giunta la Commissione “Studi sulla Laguna Veneta”, è sintomo di grave preoccupazione per le decisioni che potrebbero essere prese per l’ambiente lagunare, senza la dovuta considerazione basata sulle esperienze del passato e in assenza di metodo analitico complesso.

La presa di posizione degli illustri colleghi, i professori ordinari  Danieli, D’Alpaos, Musu, Ortalli, Rinaldo, Vallerani, esplicita anche la preoccupazione per l’impoverimento della capacità di gestione del presente e di visione del futuro di Venezia. È convinzione che le linee di indirizzo assunte, a conseguenza dell’allontanamento del traffico delle grandi navi-crociera dal Bacino di San Marco, nella riunione del 5 novembre scorso, presso la Presidenza del Consiglio, siano contraddittorie e inapplicabili sul piano normativo e procedimentale.

Le conclusioni della suddetta riunione, risultano superficiali, apodittiche e avulse dal contesto delle norme relativo alla presentazione e valutazione dei progetti, e ignorano i vincoli per la Laguna contenute nelle Leggi speciali di Venezia e nelle normative nazionali derivate dalle direttive europee.

Da un lato viene individuata la soluzione dello scavo del Canale Contorta (lunghezza 4,8 km, larghezza 300 metri, profondità 12 metri) e del marginamento con pietrame dell’intero canale Malamocco-Marghera, d’altro lato la stessa soluzione deve essere sottoposta a valutazione di impatto ambientale ed anche messa a confronto con eventuali soluzioni progettuali, rispetto alle quali potrebbe risultare la meno la soluzione meno compatibile.

Per tacere che anche alle altre “eventuali soluzioni” dovrebbe essere garantito lo stesso coinvolgimento di enti ed autorità pubbliche oggi impegnate nell’ elaborazione del solo progetto del Contorta, e per di più, a spese dello Stato.

Non può essere consentito all’Autorità portuale di Venezia, di continuare ad agire in assenza di un Piano Regolatore Portuale adeguato ai mutamenti intercorsi negli ultimi 40 anni, senza l’intesa con i Comuni interessati (Venezia, Mira, Cavallino).

L’Autorità Portuale di Venezia, a fronte del mancato sviluppo del porto, ha immaginato insostenibili soluzioni avveniristiche come il mega terminal off-shore per petroli e commerci mentre i petroli si sono allontanati da tutto l’Alto Adriatico essendo che la funzione di raffineria è spontaneamente declinata e i traffici commerciali ristagnano ed hanno la stessa dimensione del 1986.

Ora, per le mega-navi da crociera è sempre l’Autorità portuale che propone lo scavo di profondi canali endo-lagunari invece di promuovere una soluzione basata sulla  sostenibilità ambientale ed economica e sulla compatibilità con il complesso delle indicazioni normative. Il tutto in un clima di dissolvenza della classe politica locale e nazionale. Non rimane che auspicare una ripresa intellettuale e politica nella riflessione sul futuro di Venezia che non può essere lasciata a ritrovati empirici e decisioni estemporanee.

 

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