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Sala attivata per la prima volta con le acque alte dello scorso weekend. «Così sarà gestito il sistema»

Il presidente del Consorzio illustra il funzionamento a una delegazione del ministero dell’Economia

Diciotto monitor giganti appesi alla parete. Computer e collegamenti in tempo reale con i satelliti, i rilevatori di marea, le telecamere. Il nuovo «Centro sistemi di previsione e modelli» del Consorzio Venezia Nuova è già operativo.

La sede, le Tese della Novissima, nella parte nord dell’Arsenale. Si entra dalla banchina della darsena, nell’antico edificio restaurato in forma moderna dall’architetto Alberto Cecchetto. Colonne e murature storiche spiccano isolate dalle nuove strutture bianche, del tutto rimovibili. Da qualche mese gli uffici del Consorzio Venezia Nuova si sono trasferiti qui dalla sede storica di campo Santo Stefano, palazzo monumentale restituito alle Generali. E nella nuova sede è stata allestita la «Control room», la centrale operativa che dovrà monitorare e dirigere le operazioni delle dighe mobili.

Nell’ultimo fine settimana, che ha visto una serie ripetuta di acque alte, il sistema è entrato per la prima volta in funzione. «Come se il Mose ci fosse già», spiega l’ingegnere Roberto Chiarlo, uno dei responsabili del sistema. Sui monitor scorrono dati e immagini in tempo reale. La situazione meteo e la forza del vento, la velocità delle correnti, lo scenario dell’Alto Adriatico e della laguna, l’altezza di marea in ogni area della città storica.

«Si vede così esattamente a che quota si devono azionare i meccanismi di chiusura», spiega il presidente Mauro Fabris, «il Mose è un sistema elastico, la laguna si può chiudere quando si vuole, basta anticipare le operazioni. Ma questa è una decisione che spetta alla politica».

In questi giorni Fabris ha ricevuto all’Arsenale diverse delegazioni di funzionari ministeriali, tra cui un gruppo di dirigenti del ministero dell’Economia. A loro è stata illustrata la situazione finanziaria del Mose – finanziamenti già coperti per quasi cinque miliardi di euro – ma anche il funzionamento della sezione operativa.

Prima realizzazione «tecnologica» del sistema Mose all’interno dell’Arsenale. La parte di Nord Est è stata infatti destinata al Consorzio, nonostante dallo scorso anno il Comune sia diventato proprietario dell’intero immobile. Tutta la parte dell’Arsenale nord, dov’erano i cantieri navali, è stata destinata alle funzioni di manutenzione e controllo delle paratoie. Saranno smontate periodicamente e calate nel grande Bacino di carenaggio. Nel bacino medio si svolgeranno invece i lavori di manutenzione dei mezzi di navali di servizio, le barche e i grandi jack up per il trasporto delle paratoie da 50 milioni l’uno.

Nelle Teze della Novissima, infine, la centrale per la gestione del sistema, con la «Control room» appena inaugurata e messa alla prova con le acque alte dell’ultimo week end.

«Siamo soddisfatti», dice Fabris, «tutto funziona». Il Mose intanto va avanti. Dopo le prove sul sollevamento delle prime quattro paratoie adesso dovranno essere calati sui fondali del Lido i cassoni costruiti nel cantiere di Santa Maria del Mare. Saranno varati nei prossimi giorni e trainati in acqua fino al Lido.

Alberto Vitucci

 

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