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Comuni a rischio per le esondazioni del “Brenta-Cunetta”: summit tra sindaci e tecnici

La soluzione? Completare l’idrovia. Ma Mira non ci sta e il Genio nutre forti dubbi

PAURA «Il fiume Brenta-Cunetta rappresenta una vera bomba ad orologeria»

«Il fiume Brenta-Cunetta rappresenta una vera bomba ad orologeria. È ora di intervenire seriamente per mettere in sicurezza idraulica i territori padovani del Piovese e quelli veneziani della Riviera del Brenta. La soluzione è il completamento dell’alveo idroviario Padova-Venezia, in grado prelevare dal Brenta-Cunetta una quantità d’acqua tra i 350 e i 400 metri cubi al secondo, per poi scaricarli autonomamente nella laguna veneta. Un progetto però al quale si oppone il comune veneziano di Mira e sul quale anche il Genio civile di Venezia nutre forti dubbi».

È questo il sunto di un dibattito pubblico dal titolo «Piano pluriennale per la messa in sicurezza del Brenta», svoltosi venerdì sera all’auditorium Giovanni Paolo II a Piove di Sacco. Un incontro organizzato dal Comitato intercomunale «Brenta sicuro» e al quale hanno partecipato numerosi sindaci dei comuni interessati, rappresentanti del Consorzio Bacchiglione, tecnici del Genio civile di Padova, l’Associazione per la Salvaguardia idraulica del territorio padovano, numerosi gruppi di Protezione civile, rappresentati delle associazioni agricole e diversi comitati ambientali. Presenti anche il consigliere regionale veneto Bruno Pigozzo e la deputata parlamentare Margherita Miotto.

Sono circa 170.000 le persone residenti in una ventina di comuni, metà padovani e metà veneziani, le possibili vittime di una eventuale alluvione provocata dal Brenta-Cunetta. Una sicurezza idraulica che passa obbligatoriamente anche per la città di Padova, il cui territorio è salvaguardato dall’assoluta necessità di poter scaricare l’acqua in eccedenza nel Brenta-Cunetta tramite il canale di San Gregorio e il fiume Piovego.

«Le alluvioni provocate dal Brenta-Cunetta hanno una cadenza ciclica -ha ricordato Marino Zambon, coordinatore dell’associazione »Brenta sicuro. Dall’alluvione del 1966 gli argini e le rive del fiume non hanno più avuto una adeguata manutenzione e ora la situazione è preoccupante”.

A monte di Vigonovo il Brenta-Cunetta è in grado di sopportare una piena d’acqua pari a 1.700 metri cubi al secondo, ma più a valle, verso Corte e Codevigo, la portata del fiume può sostenerne soltanto 1.400.

In caso di piena, come ha affermato più volte l’esperto idraulico dell’Università di Padova, Luigi D’Alpaos, l’esondazione è inevitabile, come peraltro avvenne nel novembre del 1966 in località Conche di Codevigo.

Vittorino Compagno

 

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