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TERRITORIO»IL PIANO CASA

La normativa è entrata in vigore: ampliamenti fino all’80%

Da Venezia a Cortina, gli amministratori sul piede di guerra

VENEZIA – Sindaci, urbanistici e ambientalisti «demoliscono» il Piano casa ter, entrato in vigore il 30 novembre con la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione. La nuova legge autorizza la costruzione di 150 metri cubi in tutto il Veneto, in deroga ai Prg, e ampliamenti fino all’80 per cento del volulme se realizzati in bioedilizia.

«Non resteremo con le mani in mano. Ci sono alcuni profili di incostituzionalità molto seri – annuncia da Praga il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni -: l’azzeramento della discrezionalità dei comuni sulla pianificazione è un fatto grave, che non va lasciato passare. Solleveremo davanti ai prefetti l’eccezione, coinvolgeremo il governo attraverso l’Anci».

Non meno irritato è il sindaco di Padova, Ivo Rossi: «Con questo piano casa viene cancellata ogni traccia della cultura di pianificazione, è messo in discussione il paesaggio stesso, azzera le specificità del territorio che i comuni conoscono bene. Si rischia davvero di modificare lo skyline delle nostre città, saltano gli standard: una brutta legge, non c’è dubbio».

Sconcertato è anche il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi: «Zorzato sostiene che tutti i veneti sono uguali, ed è vero: ma non tutti i territori sono uguali. Non aver colto questo significa che non conosce né il Veneto né l’urbanistica. Come si fa a mettere sullo stesso piano i prati di Cortina con la periferia di una grande città? Faremo ricorso, non c’è dubbio».

Protesta anche il Fai, il Fondo ambiente italiano, che si chiede come sia possibile «reiterare normative che vanno in deroga agli strumenti ordinari di pianificazione».

«Perché spendere denaro pubblico per la redazione di piani urbanistici comunali, se poi devono essere disattesi – spiega Andrea Carandini, Presidente Fai – anche contro la volontà dei sindaci? La conformazione urbana, la destinazione delle aree e l’uso dei suoli meritano attenzione e cura: pianificare significa avere capacità di visione, comporre le regole. Evidentemente – continua Carandini – questi non sono obiettivi ritenuti utili: meglio il caos. La deroga diventa la norma e ci si spinge anche oltre: ogni Comune viene obbligato a uniformarsi cancellando di fatto l’utilità dei propri piani».

E preoccupazione è espressa anche dalla sezione veneta dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu): «Condivido la preoccupazione di chi, sindaci ed associazioni, vede nell’approvazione del piano casa ter il tentativo di superare la pianificazione del territorio – spiega il presidente dell’Inu veneto, Andrea Rumor – dando soluzione al singolo caso».

Per Rumor desta «forte perplessità la possibilità di applicazione anche nei centri storici: il centro storico va tutelato in quanto insieme urbano e non in riferimento ai singoli edifici. Si dimentica – sostiene – che in Veneto come nelle altre Regioni si producono piani e strumenti di pianificazione votati dai Consigli Comunali ed approvati poi da Regione e Province sulla base di una legge regionale».

Forte delusione è espressa per l’atteggiamento del presidente Luca Zaia, che un anno e mezzo fa aveva promesso una legge sullo stop al consumo del suolo mai approvata:

«Il presidente Zaia – lamenta Rumor – ha più volte dichiarato la sua contrarietà a nuovo consumo di suolo, ma poi vengono approvati questi provvedimenti che collocano gli interventi edilizi al di fuori della normale prassi di pianificazione urbanistica formata dalla Regione».

Daniele Ferrazza

 

L’INTERVISTA: tiziano tempesta

«Un messaggio devastante»

VENEZIA – Quando ha letto il testo approvato, non voleva crederci. Tiziano Tempesta, 57 anni, ordinario di Estimo territoriale e ambientale all’Università di Padova, è sconfortato. Domani pomeriggio (ore 17, palazzo Bomben a Treviso) sarà ospite di Fondazione Benetton per parlare di «Paesaggi in trasformazione», con Gabriella Bonini, Massimo Quaini e Marco Tamaro.

Professore, cosa pensa di questa legge? «Sono sconcertato, è aberrante: si è passati dalla finanza creativa all’urbanistica creativa».

In Regione dicono che serve per il rilancio dell’edilizia. «Chi l’ha scritta dimostri che l’ampliamento di una casa esistente è il motore dell’economia. Da noi il settore edilizio è ancora notevolmente sovradimensionato: siamo reduci dalla bolla speculativa. L’anomalia era prima, ora bisogna favorire un ritorno morbido alla normalità».

Il Veneto non ha bisogno di nuove case? «Il 60% dei veneti vive in case singole, la media italiana è del 43%. Il 65% in abitazioni sotto utilizzate, la media nazionale è del 54%. Siamo la seconda regione più cementificata d’Italia, abbiamo più case e capannoni di quanti ce ne servano. Serve altro?»

Cosa la preoccupa di più? «Il messaggio devastante, di continuità con l’assetto esistente. Nel Veneto una casa su quattro è in zona agricola: invece di puntare all’addensamento si concedono cubature sulle cubature esistenti».

Perché va fermata? «Perché rischiamo di trovarci una richiesta di demolizione e ricostruzione di una villa veneta».

Chi l’ha voluta? «É frutto delle pressioni dei costruttori e degli interessi molto forti che ruotano nell’edilizia».

A cosa bisogna puntare? «Il futuro del Veneto è nell’industria di qualità e nel turismo. Guardiamoci attorno: non abbiamo costruito abbastanza? C’è bisogno ancora di case? Per chi?»

(d.f.)

 

A Mira nuove case sulla Riviera del Brenta

MIRA. Accanto alle ville della Riviera del Brenta, un nuovo insediamento di villette in stile moderno. La possibilità è prevista, in deroga agli strumenti urbanistici comunali e con particolare riferimento alle aree ad alta pericolosità idraulica: qui l’aumento di volume arriva fino al 50 per cento dell’esistente.

 

A Cortina un tabià sui Prati di Convento

CORTINA. I prati del Convento, sopra Cortina d’Ampezzo, potrebbero essere intaccati dalla richiesta di costruzione di nuovi volumi ai sensi del Piano casa ter: magari un tabià, un fienile. «Siamo a meno di duecento metri dal campanile – spiega il sindaco Franceschi – e il rischio concreto c’è, magari su richiesta di qualche società con sede a Montecarlo».

 

Ad Arquà villetta con vista sul Poeta

ARQUA’. Una villetta nuova di zecca ammirabile dalla casa del Petrarca. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina, quella di nuove realizzazioni nei pressi della casa del Poeta ad Arquà Petrarca. L’articolo 3, comma 3, della nuova legge, consente la costruzione di di «un corpo edilizio separato, purché lo stesso si trovi a non più di 200 metri».

 

l’intervento

Piano Casa assurdo aumenterà il cemento

di Alessandro Zan –  Deputato Veneto di Sel

Guardando a quanto sta succedendo con il Piano Casa varato dalla Regione Veneto viene letteralmente lo sconforto. Si procede come se non ci fosse già un allarme alto sul livello di cementificazione dei nostri territori. Si stima che il Veneto sia al secondo posto tra le regioni più cementificate con una percentuale che è tre volte quella della media europea. A dire queste cose non è solo chi come me ha a cuore l’ambiente ma i dati oggettivi. Di fronte a questo tipo di risultati ci si dovrebbe immaginare che la Regione Veneto attui una politica conseguente. E, invece no, le notizie sono tutt’altro che rassicuranti, anzi l’opposto. Si vuole procedere ad aumentare la cubatura in deroga ai piani regolatori e anche di trasferirla in un raggio di 200 metri, si approvano nuove lottizzazioni in barba non solo a chi si occupa istituzionalmente di urbanistica e di ambiente, ma anche dei sindaci. La risposta di Zaia è che chi si oppone fa demagogia. Un bel modo per eludere un confronto concreto sui provvedimenti adottati. A Zaia andrebbe ricordato che allora era stato anche lui stesso a fare della demagogia quando diceva che non si sarebbe proceduto ad altro consumo di suolo. Ma forse quando faceva queste dichiarazioni semplicemente mentiva. Mentre oggi bisognerebbe ricordagli che questo suo piano casa sa di vecchia politica. A Zaia sicuramente sfugge che gli investimenti nell’edilizia che sappiano guardare al futuro non stanno nel continuare a cementificare ma nel recupero dell’esistente, nella manutenzione, nell’investire in opere di manutenzione e in piani di efficientamento energetico. Insomma in una politica che guardi anche nel settore edile ad un nuovo modo di intendere gli investimenti, l’urbanistica, la tutela del territorio e anche l’occupazione. Ma la giunta di Zaia preferisce fare lo spot del piano che porterà cantieri per un miliardo quando molto di ciò che è stato costruito è oggi invenduto e di classe energetica molto bassa e con il tempo perderà sempre più valore. Il mercato immobiliare è crollato. Vogliamo costruire ancora? Insomma via al cemento, via ai cantieri e chi se ne importa se cancelliamo il territorio del Veneto, chi se ne importa della sua bellezza, dei dati sulla sua bellezza da conservare come priorità non solo per ragioni ambientali e culturali ma anche visto l’interesse turistico della regione. Una regione vorrei ricordare a chi ha approvato questo piano che ha già subito durissimi colpi e tragedie con l’alluvione del 2010 che ha messo in ginocchio un’intera area, e nella quale non è più possibile dare il via libera, con un sostanziale permesso a fare quello che si vuole, a chi pensa solo a deturpare il territorio, alla cementificazione e, come è stato definito a buona ragione questo piano, al far west urbanistico.

 

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