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Pronta l’ordinanza della Capitaneria sulla «mitigazione dei rischi»

Blocco sopra le 40 mila tonnellate. Il sindaco di Mira si appella al governo

Questione di ore. La nuova ordinanza della Capitaneria di Porto è pronta, e sarà adesso firmata forse già oggi dall’ammiraglio comandante Tiberio Piattelli. Farà scattare il divieto di passaggio in Bacino San Marco per i traghetti a partire dal primo gennaio, il divieto per le navi superiori alle 40 mila tonnellate e alle 96 mila (dal 2015), il limite di cinque grandi navi ormeggiate in Marittima, a arrivi e partenze di notte per «mitigare l’impatto visivo».

Le misure da adottare sono quelle della «mitigazione dei rischi» con l’avvio dell’iter progettuale per le alternative. L’indicazione del ministro Lupi, reiterata in questi giorni, si rifà al decreto Clini Passera del marzo 2012, in cui si subordinava il divieto di passaggio alle grandi navi superiori alle 40 mila tonnellate alla realizzazione di alternative.

«Ma nel decreto», precisa l’Autorità portuale, «si parla di vie alternative di accesso alla Marittima».

Non si mette dunque in discussione, secondo il Porto, l’attuale Stazione di arrivo dei passeggeri, nè si parla di ipotesi di siti alternativi. E si individua nella Capitaneria di porto, cioè l’Autorità marittima, il soggetto che dovrà prendere i provvedimenti. Infatti, proprio basandosi su due lettere inviate dalla Capitaneria al ministero (il 28 ottobre e il 10 novembre) dove si indicava come possibile solo la via del Contorta, il ministro adesso scrive di fare presto, per una «spedita realizzazione del progetto».

Ma il progetto che sarà inviato a Roma dall’Autorità portuale, scrive il ministro, «dovrà essere poi comparato in sede di Via con gli altri progetti esistenti». Si tratta oltre che del Contorta anche del canale dietro la Giudecca (sponsorizzato da Scelta civica) e finanziato da Vtp. E infine di Marghera. Inserito nelle vie alternative di accesso alla Marittima. Perché se le grandi navi dovessero essere spostate a Marghera, la Marittima potrebbe essere raggiungibile – da quelle di stazza media – attraverso il canale Vittorio Emanuele, scavando i fondali e spostando l’elettrodotto dell’Enel.

Ipotesi che non piace agli ambientalisti. Ma nemmeno al Comune di Mira. Che ha inviato ieri un appello al governo: «Non inserite il Contorta nella Legge Obiettivo», scrivono il sindaco Alvise Maniero e l’assessore Luciano Claut, «significa eludere i necessari confronti. Noi chiediamo sia valutata la possibilità del porto alla bocca di Lido».

Contro lo scavo del nuovo canale anche la commissione scientifica dell’istituto veneto di Scienze, lettere ed Arti. «Non dobbiamo ripetere il grave errore del canale dei Petroli», hanno scritto studiosi di varia provenienza, «invece vengano valutate bene tutte le alternative».

Un confronto che si dovrà fare ora in commissione Via.

Alberto Vitucci

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GIORGIO ORSONI

«La Legge Obiettivo è una forzatura noi non ci stiamo»

«La lettera del ministro? Risponde a quello che avevamo concordato a Roma. Con una forzatura: noi non eravamo d’accordo nell’inserire il progetto del nuovo canale nella Legge Obiettivo. Per questo alla fine si era deciso di non scriverlo. Invece adesso la Legge Obiettivo salta fuori di nuovo».

Il sindaco Giorgio Orsoni è a Roma, ospite a una cena di gala al Quirinale su invito del presidente Napolitano. Dice di non voler accendere nuove polemiche sul già caldo «fronte del porto». Ma avverte: «La questione non è affatto chiusa, non si è deciso di scavare il canale Contorta Sant’Angelo. Piuttosto i progetti alternativi dovranno essere valutati in sede di Valutazione di Impatto ambientale. E bisognerà farlo senza pregiudizi, molto serenamente: e nonostante le sollecitazioni contrarie del Porto, noi crediamo che sull’ipotesi Marghera ci sia molto da lavorare».

Il Comune insomma non ha affatto abbandonato l’idea di attrezzare il nuovo terminal croceristico per grandi navi nell’ex zpna industriale di Marghera. Consentendo magari il passaggio delle navi medio-grandi attraverso il canale Vittorio Emanuele. Progetti alternativi che Ca’ Farsetti presenterà a breve?

«Noi non possiamo fare progetti, non è di nostra competenza», risponde Orsoni, «la Corte dei Conti ce lo contesterebbe subito. E poi non ne abbiamo le risorse. Per questo credo sia urgente convocare un Comitatone. Per discutere delle ipotesi sul tappeto e finanziare studi e risorse».

Nel frattempo però il Porto va avanti. Il progetto del Contorta, 7 chilometri e mezzo di scavo per realizzare una nuova via larga 300 metri come «diramazione» del canale Malamocco Marghera, procede.

«Ma non è arrivato il momento della decisione», dice il sindaco. «Adesso la Capitaneria invierà a Roma, come richiesto dal ministro, il progetto del Contorta». Che l’Autorità portuale considera unica alternativa possibile. Un’ipotesi che però si scontra con i pareri contrari di ambientalisti e ingegneri idraulici.

«Io rimango della mia idea: la soluzione alternativa migliore è quella di Marghera», insiste il sindaco. Poco importa che su questa soluzione siano insorti a una sola voce l’Autorità portuale, i sindacati e le imprese dello scalo veneziano. Tanto che sia il Porto sia la Vtp (Venezia terminal passeggeri) hanno indicato come irrinunciabile il permanere della Stazione passeggeri in Marittima. Adesso l’ordinanza della Capitaneria metterà i paletti sui tonnellaggi massimi previsti per i prossimi tre anni. E sui progetti da valutare. Per quelli che prevedono il porto fuori dalla laguna (cesare De Piccoli) o a Marghera (Comune) tutto viene demandato al nuovo Piano regolatore portuale.

«Questo è un fatto positivo», conclude il sindaco, «e credo che ci dovremo lavorare. È quello il terreno di confronto e di programmazione. Dove la città e il suo porto decidono le strategie future di sviluppo».

(a.v.)

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l’intervento

Scavo del canale Contorta che fine farà la laguna?

di Gianni Fabbri (già professore di Progettazione Architettonica e Urbana-Iuav)

Come noto, a seguito della riunione interministeriale del 5/11 (le cui caratteristiche istituzionali restano singolarmente vaghe), è stato emesso un comunicato contenente alcune decisioni atte a non far più transitare le grandi navi da crociera per il Bacino di San Marco. Ma si tratta di decisioni o di controversi orientamenti? In un quadro che resta carico di ambiguità e di celati contrasti, è emerso con una certa chiarezza che il progetto del nuovo canale Contorta-Sant’Angelo predisposto dall’Autorità Portuale era, per i convenuti, l’alternativa più convincente e praticabile. Tuttavia essa doveva essere sottoposta a VIA (ma, viste le caratteristiche dell’opera perché non alla Valutazione Ambientale Strategica? Mistero procedurale!) e a un esame comparato con progetti relativi ad altri canali (Marghera ed extra-laguna rimandati al Piano Regolatore Portuale…). Ma quali altre soluzioni progettuali visto che ogni progetto dovrebbe essere predisposto dall’Autorità Marittima la quale non ha fino ad ora predisposto un bel nulla? Nebbia. O fumo negli occhi? Questa nebbia è stata tuttavia squarciata da un primo fatto concreto: la presentazione il 28/11, alla Commissione di Salvaguardia, del progetto dell’Autorità Portuale per il marginamento di 8 km del Canale dei Petroli, con tanto di scogliere, allargamento e approfondimento del canale, nonché false barene. Progetto funzionale alla realizzazione del Canale Contorta che su quello dovrebbe innestarsi. È noto quale fine poco nobile abbia fatto tale progetto con il suo ritiro da parte del Magistrato alle Acque, “braccio armato” dell’Autorità Portuale. Ora si annuncia un altro fatto concreto: la lettera del Ministro Lupi alla Capitaneria di Porto per sollecitare la presentazione definitiva del progetto Canale Contorta-Sant’Angelo per poterlo inserire nella Legge Obiettivo. Cioè per poterlo approvare con procedura urgente e facilitata in sede VIA, senza doverlo sottoporre all’esame comparato con altri progetti. Mettendo assieme i due “fatti concreti” cosa se ne può desumere? Due + due. Che, essendo necessario al Canale Contorta-Sant’Angelo l’ampliamento, risezionamento, marginamento del Canale dei Petroli (che ne costituisce l’accesso al mare) è in atto il tentativo di portare a realizzazione un canale di 12,5 km, largo 250-300 m. profondo 12,5 (Canale dei Petroli + Canale Contorta) fornendolo di tutte le coperture ministeriali, tecniche e politiche e gli “scivoli” autorizzativi. Profittando della nebbia che avvolge la predetta riunione interministeriale. O del fumo negli occhi? Fatto questo potremo parlare con assoluta sicurezza di laguna perduta. Né varrà a salvarla la cosiddetta azione di “mitigazione ambientale” fatta di isolotti previsti lungo questi canali: isolotti arginati (scogliere?) e non barene, per resistere alle correnti e al moto ondoso in essi generati. Quello che è successo e sta succedendo nella laguna centrale alle opere di “mitigazione ambientale” (non arginate), fatte dal Consorzio Venezia Nuova, sotto l’azione devastatrice del Canale dei Petroli, è una buona verifica sperimentale: spazzate via. Ma si tratta solo di una – sia pur gravissima – perdita paesaggistico ambientale? In realtà si tratta di un’azione che aggraverà enormemente la stabilità già precaria delle isole e della stessa Venezia: gli effetti idrodinamici dei nuovi canali renderanno necessari interventi continui, diffusi e radicali di consolidamento e irrigidimento statico dei bordi delle isole e delle fondazioni dei singoli edifici. E di ciò ne abbiamo già avuto ampie prove “sperimentali” negli ultimi decenni. Altro che Insula! Ora viene spontanea una domanda: l’apparente insensatezza di questi propositi a quale logica perversa soggiace? È un tributo che si paga agli incerti equilibri del Governo delle Larghe (?) Intese? Cosa spinge gli attuali dirigenti del principale partito veneziano, il Pd, a perseguire accanitamente la politica dello spettatore e del silenzio? E in vista delle “primarie” della prossima domenica, possibile che i sostenitori delle tre candidature nazionali non dicano che posizione hanno? Sarebbe di qualche aiuto a chi vuole votare e scegliere con cognizione di causa.

 

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