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La preoccupazione dell’architetto Vittorio Gregotti sullo snaturamento della città

È stato il primo a coniare per la nostra città la definizione di «hotel Venezia», proprio per sottolineare la sua progressiva trasformazione di tipo alberghiero e commerciale in ossequio alla monocultura turistica imperante. Per questo Vittorio Gregotti un grande architetto che Venezia la conosce bene, anche per avervi operato per anni, vede in ciò che sta accadendo la conferma negativa di una tendenza già avviata.

Professor Gregotti, i Comitati privati minacciano di non erogare più contributi alla città se le trasformazioni dei palazzi in alberghi continuano, come sta per avvenire anche per tre edifici storici di Ca’ Foscari.

«Capisco bene la loro presa di posizione, ma mi meraviglio che sia proprio un’università come Ca’ Foscari a dare il cattivo esempio cedendo palazzi da trasformare in nuovi alberghi. Il punto è che la città dovrebbe avere la forza di elaborare un’alternativa alla monocultura turistica, pur comprendendone la forza».

Ha delle idee in merito?

«Venezia ha perso qualche anno fa il “treno” per diventare una città dell’immateriale, perché insediamenti legati alle nuove tecnologie informatiche erano pienamente compatibili con la sua natura. Ma potrebbe almeno cercare, ora, di diventare una città universitaria a carattere internazionale, dove tutti verrebbero molto volentieri, con le strutture idonee. Ma certo che se l’università per prima si mette a vendere i propri edifici favorendone la trasformazioni in alberghi, non si va molto lontano…».

Le destinazioni d’uso però le dà il Comune.

«E infatti il comune ha delle precise responsabilità in tutto ciò che sta accadendo, operando scelte molto discutibili. Penso ancora ad esempio, a quello che sta accadendo con il Fontego dei Tedeschi, consentendo un insediamento di tipo commerciale in uno degli edifici più importanti di Venezia che non ha nulla a che vedere con la sua natura, consentendone lo stravolgimento. Impegnandosi seriamente Venezia e i Veneziani potrebbero fare qualcosa di meglio per il suo futuro e fermare lo snaturamento, e qualche segnale c’è».

Quale?

«Vedo che per fortuna si è abbandonato il progetto sciagurato della Torre di Pierre Cardin che avrebbe costituito un altro sfregio alla natura di questa città, che non merita queste trasformazioni».

(e.t.)

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