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Lo sconforto degli operai. «Enel ha rinunciato». «No, colpa dei politici». Il colosso di Stato rifiuta 100 milioni dalla Ue per la riconversione a carbone.

PORTO TOLLE (Rovigo) — La rinuncia da parte di Enel di fondi europei pari a 100 milioni di euro per il progetto di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (Ccs) nel futuro impianto a carbone di Polesine Camerini ha scatenato roventi polemiche tanto nel mondo della politica quanto tra i sindacati. Per molti è stato un fulmine a ciel sereno ma tra i dipendenti la notizia circolava da un po’, lasciando spazio al pessimismo, come raccontato da Dalmazio Passarella, Rsu della centrale portotollese: «Siamo rassegnati ad un futuro di emigrazione – afferma – saremo mandati da altre parti. Se per noi si prospetta “la valigia”, per i dipendenti delle imprese esterne rischia di non esserci più nulla». La richiesta di Enel di bloccare i finanziamenti è il culmine di una vicenda che dura ormai da nove anni. Dopo lo stop del 2011 da parte del Consiglio di Stato, ora la pratica è in stand by in attesa delle motivazioni del ministero dell’Ambiente che a novembre aveva dato un parere «interlocutorio» negativo. Lo slittamento dei tempi ha portato l’azienda energetica a non poter garantire i tempi tecnici previsti nel progetto, ovvero l’avvio nel 2015.

«È dal 2005 che attendiamo una decisione – continua Passarella – I politici devono pensare al lavoro, ma in realtà dimostrano di non essere interessati a creare occupazione ». L’attuale centrale ad olio combustibile è in stato di attesa e due gruppi su quattro sono posti in «riserva fredda», pronti ad entrare in funzione in caso di emergenza, qualora lo richiedesse il gestore della rete. Intanto Enel ha già iniziato il trasferimento dei propri operai in altri siti nazionali. Dai 140 dipendenti attuali, entro la fine dell’anno dovrebbero rimanere in 70, per diminuire ulteriormente durante il 2014. «Si va avanti sempre a singhiozzo – conferma Emilio Mughetto, dipendente di una delle aziende che operano nella centrale – e le prospettive non sono rosee. Siamo sempre in una condizione di precariato e non per colpa dell’imprenditore, ma di coloro che creano queste situazioni. È sconcertate che un sito di questo tipo venga abbandonato ». E la rinuncia di Enel ha suscitato reazioni anche nel mondo sindacale. «Che l’azienda abbia restituito i soldi è una cosa grave – attacca la segretaria regionale della Cisl, Franca Porto, durante una conferenza stampa congiunta con gli industriali a Mestre – Va aperto un confronto tra la società ed il governo. Come si può convincere gli stranieri ad investire in Italia se arrivano segnali opposti da una delle più grandi aziende pubbliche?».

Mentre Emilio Viafora, segretario Cgil regionale, chiede chiarimenti: «Ci dicano se vogliono mantenere l’attuale struttura e risanarla». Dura la reazione del consigliere regionale polesano Graziano Azzalin (Pd), che invita l’azienda ad assumersi le proprie responsabilità: «Enel aveva già dichiarato di non avere soldi da investire e che si doveva fare i conti con il calo della richiesta energetica ». Lo stesso consigliere apre alla possibilità di una centrale a gas, purché venga fatto un investimento a Porto Tolle. «Enel non può sottrarsi dall’impegno preso verso un territorio che ha dato molto, in termini di disponibilità e non solo. Nei bilanci dell’azienda la voce relativa la riconversione del sito di Polesine Camerini non esiste, mentre la politica locale e regionale ha fatto tutto il possibile ». Al contrario il capogruppo di «Verso nord» ed esponente di Scelta Civica, Diego Bottacin, chiede l’intervento del governatore Luca Zaia «per evitare la chiusura definitiva della centrale» e considera Enel una vittima della burocrazia. Per Pietrangelo Pettenò (Fsv) lo stop chiesto dall’azienda «è un’ottima notizia – afferma -. Dimostra come anche Enel non creda più al progetto di riconversione a carbone. L’unica via da percorrere ormai è quella di avviare la bonifica e la riconversione dell’area con attività compatibili con l’ambiente».

Intanto, le associazioni ambientaliste (compreso il comitato «Cittadini liberi» di Porto Tolle) hanno chiesto ed ottenuto un incontro con il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, previsto per il 9 dicembre, per ribadire il proprio «no» al carbone.

 

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