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Gazzettino – Caos tribunale, tutti in coda alle 8

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

dic

2013

Avvocati, praticanti, segretari: c’è chi si sveglia all’alba per avere la speranza di mandare avanti una pratica

In provincia di Venezia la chiusura delle sedi distaccate di San Donà, Dolo e Chioggia ha innescato un cortocircuito di questo tipo: il lavoro di quelle sezioni si è riversato su Venezia, ma chi in quei tribunali lavorava ha scelto, in massima parte, di farsi trasferire a Padova o Treviso. Per un motivo semplice: per chi abita a San Donà, è più comodo andare a lavorare a Treviso che «scendere» a Venezia, lo stesso per chi lavorava a Dolo e Chioggia. Quindi a Venezia è “arrivato” molto lavoro, ma tanti addetti sono finiti altrove.

 

IN CODA – Il sovraffollamento che si verifica giornalmente al tribunale di Venezia. Qui a fianco il tribunale di San Donà ora chiuso

Rialto: alle otto di mattina è già ressa davanti al tribunale di Venezia. Sono avvocati, praticanti, segretari; arrivano da tutta la provincia e si sono svegliati all’alba, o anche prima, per poter arrivare in tempo a Venezia. In tempo per cosa? Per avere un posto in fila, anzi, come dicono loro, per avere un buon posto «nella coda della coda». Da quasi due mesi, infatti, al tribunale di Rialto funziona così: apertura alle 8.30 e consegna, da parte della cancelleria per le esecuzioni mobiliari, di 30 biglietti numerati nelle giornate d’udienza (lunedì e venerdì) e di 50 biglietti negli altri giorni. Chi ha il biglietto può essere servito in giornata (con ore d’attesa), chi non ce l’ha dovrà tentare un altro giorno. A queste condizioni è chiaro che alle 8.30, quando il tribunale apre, «la coda della coda» ha già fatto selezione e non ci saranno più biglietti. Quindi, appena aperto, il tribunale ha praticamente già chiuso le porte.

AVVOCATI INFURIATI  Gli avvocati sono infuriati: ci sono giorni in cui svegliarsi all’alba non basta, correre come cavalli non basta, stare chiusi fuori non basta; il tribunale non riesce a servire tutti. Il primo, grande, effetto collaterale della chiusura delle sedi distaccate è proprio questo: Venezia non ce la fa a smaltire il lavoro di tutta la provincia. «Il timore – spiega Luigi Torricelli, di Mirano – è che questa soluzione dei biglietti non sia solo un rimedio temporaneo, ma che anche tra un anno sia così o che il servizio possa peggiorare».
«Capita che alle 8 i biglietti siano già finiti – spiega Luana Lucchetta – e per questo dobbiamo svegliarci presto. Io vengo da San Donà, prima era tutto diverso. Adesso devo svegliarmi alle 5 per arrivare qui prima delle 8. Oggi, ad esempio, sono arrivata alle 8 meno dieci e avevo già 15 persone davanti a me».

RAZIONALIZZAZIONE «Quando ci sono le giornate d’udienza è il caos – aggiunge Silvia Ballarin, di Quarto D’Altino – ci sono troppi pochi numeri per servire tutti! Prima era molto diverso, ora siamo alle prese con gli effetti della razionalizzazione. Non possiamo aspettare che il problema si risolva con l’entrata in funzione della cittadella della giustizia».
Al tribunale di Venezia, questa «gestione dell’emergenza» sta causando disagi soprattutto alla cancelleria delle Esecuzioni Mobiliari – che, con i tempi che corrono, è un settore caldo, tra debiti, pignoramenti e via dicendo – ma vengono segnalate difficoltà anche alla cancelleria della Volontaria Giurisdizione. In questo caso niente biglietti numerati, ma una lista da compilare. Chi non è tra i primi dovrà attendere ore e ore prima di essere servito.

SVEGLIA ALL’ALBA  «In un’ottica di sprechi vari era giusto razionalizzare – si mostra paziente Ilenia, una praticante che ogni giorno parte all’alba da San Donà per arrivare con discreto anticipo a Venezia – ma qualche numero in più lo devono mettere».
«Sicuramente – aggiunge una collega – l’idea di razionalizzare non è sbagliata, e molte sezioni distaccate, in tutta Italia, erano inefficienti. Però applicato nella realtà veneziana, il risultato è che ti trovi centinaia di persone che ogni giorno devono partire da tutta la provincia per andare in centro storico e camminare/prendere vaporetto fino a Rialto. Provate a pensare cosa succede ogni volta che si blocca il ponte o che c’è sciopero. Il tutto costa di più (per il personale, per gli avvocati, per i praticanti, per gli impiegati degli studi, per i testimoni) e la maggior efficienza auspicata è rallentata dagli inevitabili disagi».

Marco Dori

 

I PROBLEMI – Le carte della giustizia “a portata di mano”

VENEZIA – Scatoloni pieni di fascicoli abbandonati negli angoli, faldoni a portata di mano nei corridoi, poca sorveglianza: volendo, si potrebbe facilmente far sparire qualche carta scomoda. L’altra faccia dell’emergenza al tribunale di Rialto è l’assenza di «sicurezza» per le carte della giustizia. Anche se, a dirla tutta, è da tempo che lo storico tribunale di Venezia ha fama di essere un luogo «molto accessibile».
«Quando incontro un collega di Padova e Treviso – racconta un testimone – quello mi dice sempre: «A Venezia siete strani, fate tutto da soli!». Per loro è inconcepibile quel che succede a Rialto, dove gli avvocati sono abituati a servirsi da soli, diciamo sulla fiducia. Fino a poco tempo fa c’erano scatoloni ovunque, almeno adesso hanno messo in ordine, ma i fascicoli delle sedi staccate sono su degli scaffali in corridoio, in bella vista. Volendo si potrebbe portar via quello che si vuole e ostacolare il corso del processo». I testimoni sono concordi: altrove, se sanno che lavori a Venezia, ti guardano strano. In effetti, se negli altri tribunali centrali del Veneto ci sono misure di sicurezza elevate – a Padova, c’è anche il metal detector- a Rialto è tutta un’altra storia. Si entra e si esce senza problemi, la sorveglianza è al minimo e usare mano malandrina sugli atti giudiziari «en plein air» è roba da dilettanti. Nel concreto, è come chiedere di consultare un libro in biblioteca. In quelle comunali, di solito ci si serve da soli. Se invece si vuole consultare un documento prezioso in una biblioteca centrale, si deve prima fare richiesta scritta al bibliotecario, che lo andrà a prendere dal deposito e ve lo darà in consultazione, dopo avervi però registrato. Fai della biblioteca centrale il tribunale di una grande città, del bibliotecario il cancelliere di turno, dei libri i faldoni di un processo, e l’esempio si spiega da solo. Si tratta di una trafila che garantisce sicurezza e riservatezza e che i nostri avvocati raccontano esser tipica degli altri tribunali veneti. A Rialto no, a Rialto «sono strani».

(m.dori)

 

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