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LA DENUNCIA»AMBIENTE E CULTURA

Adesso c’è anche il Fai a lanciare un grido d’allarme sulla “deriva Venezia”

Crescono polemica e malcontento, ma nessuno avanza proposte concrete

«Non è una fatalità…come dicono i veneziani per giustificare tutto e tutti. È che Venezia è ormai una città fuori controllo, priva di un progetto per il presente e per il futuro, prossimo e lontano. Tutti litigano contro tutti: persino le Istituzioni pubbliche fra loro».

È una dura denuncia sullo stato della città quella che arriva dal Fai – il Fondo per l’Ambiente Italiano – attraverso il documento del suo presidente regionale Maria Camilla Bianchini d’Alberigo. Una denuncia che tocca a trecentosessanta gradi tutti i motivi di contrasto e preoccupazione sulla scena veneziana, con una visione molto pessimistica del futuro.

«C’è un’ordinanza della Capitaneria di Porto – scrive ancora – che non rispetterebbe l’accordo stipulato un mese fa dal Sindaco, l’Autorità Portuale e il Ministro dei Trasporti: il Sindaco proclama la sua intenzione di ricorrere al Tar contro la Capitaneria. Non basta! Ancora il Sindaco invoca il Comitatone per una resa dei conti (e passa il tempo….). I Comitati privati internazionali, che generosamente da anni restaurano molteplici eccellenze storico-artistiche della città, preannunciano un loro disimpegno, abbandonando Venezia al suo destino, sconcertati dallo sgoverno della città. Non è un caso, allora, che Venezia sia precipitata al 64° posto, perdendo oltre 30 punti, nella graduatoria delle città italiane con migliore vivibilità».

Ma il Fai interviene anche sulla questione ormai esplosiva della vendita da parte di Ca’ Foscari dei tre palazzi sede della Facoltà di Lingue per accorparli in un nuovo edificio, Ca’ Sagredo.

«L’Università di Ca’Foscari, dimentica del suo ruolo culturale e formativo – scrive ancora Bianchini d’Alberigo – pensa di vendere-svendere-permutare gli storici Palazzi di Ca’Bembo e Ca’Cappello,unitamente al palazzetto ex Cosulich (alle Zattere), inevitabilmente destinati alla trasformazione alberghiera. I privati lottano tra di loro per guadagnare metri, centimetri di plateatico, ed ancora per accaparrare affittanze di negozi per maschere e borse, per scacciare dalle case gli impoveriti inquilini per far posto ad affittacamere e bed&breakfast. Persino l’acqua, placida e simbolica cornice della “forma urbis”,è diventata il veicolo di Grandi Navi e addirittura, della morte in gondola.

Non è questo un lamento. È lo scenario che spinge il FAI a formulare un appello a tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti di Venezia a unirsi per realizzare un “progetto-città” di oggi e per domani. Il Fai dal recuperato negozio Olivetti in Piazza San Marco promuoverà una serie di incontri con le Associazioni (Italia Nostra, WWF, Lega Ambiente e tutte quelle sensibili alle problematiche di tutela storica-artistica-ambientale) con l’intento di avviare un discorso comune e una attività concreta per la salvezza del Patrimonio, urbano, culturale, sociale e umano di Venezia».

Se la politica e il Comune non ce la fanno a cambiare le cose a Venezia – è il messaggio – ci provino, dal basso, le associazioni di buona volontà. C’è da dire che mettere tutte le questioni sullo stesso piano non aiuta e che le sforzo che deve arrivare, anche dall’associazionismo più sensibile, è proprio quello di affrontare i problemi uno per uno, cercando di dialogare con l’Amministrazione comunale alla ricerca di un terreno di confronto comune. Le difficoltà che si trova davanti Ca’ Farsetti sono evidenti a tutti, ma proprio per questo, oltre a quello della protesta, è arrivato il momento della proposta.

Enrico Tantucci

 

«Ticket d’ingresso e numero chiuso»

Paolo Costa ha rilanciato l’idea di limitare gli arrivi attraverso l’introduzione di un biglietto 

Il primo a parlare di una city-tax per Venezia, qualche tempo fa, era stato il presidente della Biennale Paolo Baratta, suggerendo «la creazione di un fondo permanente agganciato alla nuova Legge Speciale creato proprio per la salvaguardia fisica di Venezia e del suo patrimonio pubblico e privato. Esso dovrebbe essere alimentato per due terzi dallo Stato – con cui va creato un nuovo rapporto con la stessa città, su altre basi rispetto a quelle attuali – e per un terzo da una city-tax, una tassa per Venezia in cui dovrebbe confluire una quota di tutte le imposte locali, dai rifiuti in giù, per iniziativa dello stesso Comune. Perché anche la città deve fare la sua parte, con una sorta di addizionale per il suo mantenimento e non chiedere solo risorse allo Stato. In questa tassa potrebbero confluire, in forme da definire, anche risorse ricavate dall’imposizione che vada a raggiungere anche il turismo escursionista, visto i danni che provoca». Anche il presidente dell’Autorità Portuale Paolo Costa recentemente si è detto favorevole all’introduzione di un ticket d’ingresso a Venezia per controllare i flussi turistici: «È necessario indicare un tetto massimo d’accesso, quindi stabilire il prezzo del ticket. Ovviamente solo per i turisti. L’obiettivo è quello di garantire il massimo di accessibilità sia ai turisti, sia a chi usa la città per lavoro. Una volta scelto il metodo, si possono poi stabilire politiche democratiche atte a favorire l’ingresso di persone meno abbienti, scolaresche e altre categorie». Da ricordare infine, l’«esternazione», anch’essa recente, del sottosegretario ai Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni: «Venezia è un fragilissimo museo a cielo aperto e una città che sta morendo. Per questo, visto che la massa dei turisti in città è destinata ad aumentare in modo insopportabile nei prossimi anni, non mi scandalizza affatto l’idea dell’istituzione di un biglietto d’ingresso alla città, il cui ricavato serva anche al suo mantenimento».

 

Orsoni: «Finché sarò io il sindaco mai un biglietto per entrare in città»

«Finché io sarò sindaco Venezia non istituirò mai un biglietto d’ingresso per limitare il numero dei turisti perché la città non è un museo». Così Giorgio Orsoni dalle colonne della rivista americana The New York Review, aveva risposto alla polemica riflessione «La morte di Venezia sta arrivando?», sulle sorti della città, che aveva scritti Anna Somers Cocks, a lungo responsabile del Venice in Per il Fund – il principale comitato britannico per la salvaguardia di Venezia – oltre che editrice della rivista The Art Newspaper, che con questo articolo ha vinto anche il premio dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti per il migliore articolo su Venezia dell’anno. Somers Cocks suggeriva tra l’altro l’istituzione di un ticket d’ingresso alla città, oltre che per un migliore controllo dei flussi turistici, anche per garantire risorse per la sua manutenzione. Ma l’Amministrazione comunale resta fino ad oggi contraria al provvedimento – non ne ha mai discusso – concentrando i suoi sforzi solo sull’imposta di soggiorno, da cui incasserà 6 milioni in meno di quelli che aveva previsto.

 

City-tax turistica per salvare il bilancio

Scelta Civica propone l’abolizione della tassa di soggiorno e l’introduzione di un’imposta legata ai consumi dei visitatori

Il bilancio del Comune – messo a dura prova anche quest’anno con il probabile sforamento del Patto di Stabilità 2013, per il quale oggi è fuori di circa 112 milioni di euro – è destinato inevitabilmente a “saltare” nei prossimi anni e l’unica soluzione per salvarlo è quella dell’istituzione di una city-tax legata ai consumi dei turisti – abolendo l’imposta di soggiorno – che porterebbe nelle casse di Ca’ Farsetti almeno un centinaio di milioni di euro, consentendole di eliminare lo sbilancio tendenziale di ogni anno – tra i 60 e i 70 milioni – liberando risorse sufficienti anche per la manutenzione della città. È la “ricetta” presentata ieri da Scelta Civica, con il vicepresidente della Commissione Finanze della Camera Enrico Zanetti, il coordinatore comunale Diego Vianello e il responsabile veneziano Massimo Andreoli. Tutto parte dall’analisi – desolante per Scelta Civica .- dell’ex Ospedale al Mare, che il Comune starebbe per cedere alla Cassa Depositi e Prestiti per una cinquantina di milioni di euro (58 quelli indicati in bilancio) scorporato dal Monoblocco e senza più il progetto-darsena caro a EstCapital. Se il prezzo fosse di 58 milioni – per Scelta Civica, che ha ricostruito tutte le tappe della vicenda dell’ex nosocomio lidense anche sotto il profilo finanziario – il Comune incamererebbe una perdita di 23 milioni di euro, senza contare i 38 “buttati” nel buco del Palacinema mai nato. Ma l’analisi dell’onorevole Zanetti va più in là: «Il Comune di Venezia con i suoi circa tremila dipendenti è oggi oggettivamente sovradimensionato, senza più le risorse di Casinò e Legge Speciale, ma l’occupazione, che non va toccata, potrebbe essere a rischio tra qualche anno, se Ca’ Farsetti continuerà con le politiche delle dismissioni dell’ultima ora, vendendo i gioielli di famiglia, o “parcheggiandoli”, con un’operazione di funambolismo contabile come è quella della cessione dell’ex Ospedale al Mare alla Cassa Depositi e Prestiti. Ma se non si posso comprimere le spese oltre un certo limite, l’unica soluzione è aumentare l’entrate, senza gravare sui cittadini». Ed ecco appunto la proposta della city-tax, che prenderebbe il posta dell’imposta di soggiorno, “spalmandosi” però sulla platea ben più vasta dei turisti che vengono in visita a Venezia e non si fermano spesso a dormire in albergo. «Invece di pensare a tornelli o sbarramenti per regolare i flussi – spiega Zanetti – basterebbe applicare l’imposta sui consumi in esercizi ad alta frequentazione turistica, come bar, ristoranti alberghi e Bed & breakfast, negozi di vetri e maschere e così via. Si tratterebbe di applicare di un’addizionale Iva che andrebbe solo a vantaggio del Comune di Venezia e da cui i veneziani sarebbero naturalmente esentati. Serve certamente un provvedimento statale – basterebbe un decreto legge – che potrebbe essere applicato anche ad altre città turistiche. Ne ho già parlato con i vertici di Federturismo, che sono d’accordo. La city-tax contribuirebbe anche a regolamentare i flussi turistici in entrata e avrebbe un gettito ben superiore a quello dell’imposta di soggiorno, che deve fare i conti a Venezia anche con un alto tasso di evasione, perché le penalizzazioni previste per chi evade sono oggettivamente ridicole, tanto che vale la pena di correre il rischio, visto che i controlli del Comune sono labili. Con la city-tax il Comune coprirebbe tranquillamente il suo sbilancio annuo di 60-70 milioni di euro e avrebbe ancora risorse sufficienti anche per la manutenzione della città». Forse varrebbe la pena di pensarci seriamente.

Enrico Tantucci

 

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