Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Gazzettino – Il boom dei turisti. La ricetta per Venezia

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

9

dic

2013

di Gianni De Checchi – Segretario Confartigianato Venezia

Ho la sensazione che l’amministratore di Actv Seno stia facendo un buon lavoro, serio e concreto. Ma un turista a Venezia paga 7 euro il biglietto del vaporetto. Pur sapendo cosa costa mantenere una flotta, è il prezzo più alto per la mobilità in Europa, non so se addirittura nel mondo. Forse una riflessione sui costi di questa azienda bisognerebbe farla, non solo in modo così fatalista, ma mettendo mano a qualche problemino che magari ci sarà pure. O no?
Seno sul tema del turismo ha perfettamente ragione; ci ha detto delle cose che tutti sappiamo, ma che tendiamo a dimenticare. Sono i turisti che pagano i vaporetti. Io dico di più: siamo arrivati al punto in cui possiamo ben dire che sono i turisti che tengono in piedi la città.
Io però mi pongo un problema: c’è un limite o no? E se c’è, come credo, qualcuno vuole dirci per favore qual è? La situazione è sotto gli occhi di tutti.
La città è invasa e tra un po’ i turisti non ci staranno più nemmeno nei vaporetti. Sia ben chiaro, il problema non è di questa o quella Amministrazione (certo che tutti sono concordi nel dire che l’amministrazione Orsoni è quella che ha fatto meno per cercare di porre un argine al problema). Il turismo di massa è aumentato, soprattutto i gruppi e i pendolari. Non capisco perché non si possa pensare di arginare il fenomeno. Una prenotazione in anticipo con possibilità o meno di ammissione potrebbe essere opportuna.
Tutti gli indicatori dicono che il turismo aumenterà per l’aumento della popolazione mondiale che potrà permetterselo; come si sta preparando la città? Io non sento parlare di strategie, né di programmi concreti. Il banco di prova sarà il 2015 con l’Expo. Allora vedremo come reggerà la città, i vaporetti, i bagni, l’accoglienza dei disabili, la pulizia, i cestini delle immondizie… Mentre leggiamo di nomi illustri che comprano seconde o terze case a Venezia, mi sembra che superino le 2800 unità le domande di alloggio popolare in città. Venezia è piena di turisti e di seconde case, ma i veneziani, cittadini e aziende, non ce la fanno, si impoveriscono sempre di più, questa è la fotografia .
Chi resiste andrebbe onorato come un moderno partigiano. Certo, lo dico chiaro, sono diversi anche gli artigiani che hanno buttato via gli attrezzi e sono diventati albergatori. Perché dovrebbero essere diversi dagli altri? Non ci sono né santi né martiri, quello che serve sono una politica chiara e ferma e norme conseguenti. All’orizzonte non vedo niente di tutto questo. Più di 700 case sono state trasformate in alloggi turistici in dieci anni. E’ il Comune che deve normare il proprio territorio e fare le scelte strategiche. Ma dal punto di vista urbanistico non si vede all’orizzonte alcun provvedimento che nemmeno faccia sperare in un contenimento.
Quindi alcune proposte concrete da offrire alla discussione, per non fare solo piagnistei: riformare il piano urbanistico e il regolamento edilizio di Venezia per ridurre la possibilità di aprire strutture recettive; affidare a un pool di esperti l’incarico di stabilire il carico massimo di turismo secondo le linee del Wto; incentivare la residenzialità con il restauro di nuove case e la messa a reddito di quelle comunali esistenti; limitare l’escursionismo e le gite scolastiche a Venezia tramite accordi con il Ministero; promuovere itinerari turistici alternativi e legati ad eventi culturali ed espositivi; puntare sui grandi eventi distribuiti nell’arco di tutto l’anno; sulla mobilità prevedere un sistema di tariffazione a “scalare” in modo da privilegiare chi si ferma più a lungo e disincentivare il mordi e fuggi. Per le aziende che ancora resistono lavorare di più sulla fiscalità locale, come in parte è stato fatto per la Tares, e sul controllo delle nuove aperture disincentivando quelle direttamente legate al turismo.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui