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Per Venezia Nuova la nomina di un nuovo legale di fiducia, il penalista Sgubbi: verso il distacco dall’ex presidente Mazzacurati, difeso dall’avvocato Biagini

VENEZIA – Il Consorzio Venezia Nuova vuole voltare pagina. Da mesi nel mirino delle inchieste della Procura veneziana – che hanno portato in carcere prima il presidente della Mantovani Piergiorgio Baita poi il presidente fondatore Giovanni Mazzacurati – adesso il pool di imprese cambia la strategia e va all’attacco.

«Sono vicende di singoli, il Consorzio non c’entra», aveva detto fin dall’inizio il nuovo presidente Mauro Fabris, democristiano di lungo corso nominato al vertice dell’organismo, «ci costituiremo parte civile».

Ora il Consorzio ha nominato come suo avvocato di fiducia il legale penalista bolognese Filippo Sgubbi, docente universitario, professionista famoso, difensore tra gli altri di Calisto Tanzi (Parmalat) e Giovanni Consorte (Unipol). Una virata che prelude al distacco con l’avvocato storico del Consorzio, Alfredo Biagini, che ha accettato invece di difendere l’anziano presidente finito nei guai. Sgubbi ha già depositato il mandato negli uffici della Procura. E offerto agli inquirenti la «massima disponibilità a collaborare». Ora in qualità di delegato potrà essere informato, come prevede il codice, degli sviluppi dell’inchiesta. Che promette novità nelle prossime settimane, vista la grande mole di dichiarazioni e intercettazioni raccolte dalla Guardia di Finanza.

Anche grazie ai lunghi interrogatori degli arrestati, in primo luogo Mazzacurati e Baita, è stato possibile ricostruire un quadro dell’attività del Consorzio negli ultimi vent’anni. Si indaga infatti sulle imprese che fanno parte del pool e sulle società satellite, sui rapporti con la politica, regionale e nazionale, con dirigenti dello Stato e funzionari degli uffici. Un intreccio di vicende ora al vaglio dei tre pubblici ministeri che si occupano insieme dell’inchiesta (Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini), diventata unica pur essendo partita da fatti diversi. Adesso Baita è uscito dall’inchiesta, avendo patteggiato. Inchiesta che ha portato in carcere anche l’ex presidente di Adria Infrastrutture, l’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo, il ragioniere Nicolò Buson, ex direttore amministrativo della Mantovani, e William Colombelli, della società di San Marino che secondo l’accusa contribuiva a far fatture false per accantonare i fondi neri, il vicequestore bolognese Giovanni Preziosa. Indagine partita dall’evasione fiscale delle aziende, che adesso vuole accertare dove siano finiti quei i soldi. Per questo si cercano tracce nei conti bancari, anche stranieri, si stanno esaminando verbali di sedute delle riunioni che approvarono i progetti, il ruolo di tecnici, dirigenti del Magistrato alle Acque, politici. E si scava sul meccanismo della concessione unica, che ha consentito in questi anni di accantonare sotto la voce «oneri del concessionario» centinaia di milioni di euro, il 12 per cento dell’ammontare complessivo dei lavori del Mose che sfiora i 5 miliardi. È questa la seconda fase dell’inchiesta, che procede spedita. E che potrebbe portare con l’anno nuovo clamorose novità.

Intanto il Consorzio si smarca, affidando un incarico a un professionista «di peso» come il bolognese Sgubbi. Anche qui una svolta nella squadra degli avvocati, come già fece Piergiorgio Baita scegliendo Alessandro Rampinelli e Enrico Ambrosetti al posto dei padovani Pietro Longo – difensore di Berlusconi – e Paola Rubini.

Alberto Vitucci

 

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