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Nuova Venezia – Treni, un giorno d’inferno

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

17

dic

2013

Guasti, soppressioni, morta d’infarto e gravi ritardi

Guasto e nuovi orari i treni vanno in tilt

Disastro nel primo giorno del cadenzato: sulla Venezia-Padova il gelo paralizza i convogli

Al mattino ritardi di un’ora. In serata a Vigonza donna muore in un vagone, nuovi disagi

VENEZIA – È partito con il piede sbagliato il primo giorno infrasettimanale dell’orario cadenzato: un lunedì nero per Trenitalia e soprattutto per i pendolari: ritardi su ritardi, treni che non arrivano, coincidenze che saltano vagoni sovraffollati, abbonati stipati e schiacciati come sardine. Una serie di fattori si sono sovrapposti negli orari di punta, al mattino e alla sera: prima un guasto avvenuto tra le 5.30 e le 6 del mattino nella tratta Padova-Mestre, tra le stazioni di Dolo e Vigonza, per la difficoltà dei convogli a captare l’energia elettrica. Verso le 17, invece, una donna è morta a bordo di un treno all’altezza di Vigonza, fatto che ha provocato ennesimi ritardi fino all’ora di cena. Cronaca, dunque, di una giornata convulsa, iniziata male e finita peggio. Tanto che l’assessore regionale, Renato Chisso, a metà pomeriggio ha dichiarato che «il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena». Venezia-Padova. Mattinata di passione per chi si è dovuto spostare, ieri mattina, lungo la tratta tra Venezia-Padova, rallentata dalle sei del mattino, a causa – spiega Trenitalia – delle difficoltà di captazione di energia elettrica da parte del treno regionale 20800 Venezia-Verona, tra le stazioni di Dolo e Vigonza. Può darsi che le linee aeree fossero ghiacciate o umide, treni merci ne erano passati pochi, per cui i materiali più sensibili possono averne risentito. Il risultato però, non è cambiato: disagi a catena, 14 treni regionali hanno registrato tra i 20 e i 60 minuti di ritardo e 6 sono stati cancellati. Sul sito trenitado.org, realizzato da studenti del Triveneto che calcolano il tempo perduto a causa di Trenitalia, i commenti linkati su twitter si sono sprecati. Tantissimi si sono lamentati per via del sovraffollamento dei treni, delle modalità di viaggio, delle coincidenze saltate. Al mattino la circolazione, è ripresa nella normalità poco dopo le 9, ma la fascia oraria più delicata, era andata oramai male. Tragedia in treno. Il convoglio che ha mandato in tilt la circolazione, ieri pomeriggio, è stato il Venezia-Vicenza, ancora una volta nella tratta Venezia-Padova. All’altezza di Vigonza, in un treno che viaggiava sulla linea “storica”, una donna anziana si è sentita male. A nulla sono valsi i tentativi di rianimarla: Maria Laura Latini, 77 anni, nativa di Ascoli Piceno ma residente a Cavallino, non ce l’ha fatta. Ai soccorritori, non è rimasto che constatare il decesso. Ritardi anche di quaranta minuti, a catena, come al mattino.

A catalizzare lamentele dei pendolari di tutta la Regione, il sito del comitato pendolari del Veneto Orientale, che ieri ha raccolto testimonianze di viaggiatori che si sono cimentati su tutte le linee: «Il treno da Treviso a Padova», spiega un pendolare, «è un unico minuetto striminzito per una tratta che prima ne aveva uno multipiano da cinque vagoni». Un’operatrice sanitaria di Treviso, che da poco si è trasferita a Preganziol proprio per riuscire ad arrivare all’ospedale Fatebenefratelli in orario, racconta tutta la sua disperazione. Mestre-Santa Lucia. Centro dei rallentamenti di mezza regione, la stazione veneziana, dove pendolari e studenti cambiano treno e tratta per tornare a casa o per recarsi al lavoro o all’università. Trenitalia aveva predisposto dei servizi sostitutivi di autobus nel caso ce ne fosse stato bisogno. A Quarto d’Altino, ad esempio, dove convergono pendolari anche della zona della Marca, c’era un autobus fermo, in attesa di istruzioni. L’autista non ha detto molto, tranne che era lì qualora fosse stato necessario. Dopo qualche ora, è ripartito vuoto. Eppure di convogli sovraffollati, ce n’erano eccome ieri. Bellunese. Non è andata meglio per le linee del bellunese, che pure l’assessore regionale ha promesso rivisiterà entro l’estate, inserendo se possibile almeno un diretto Venezia-Calalzo. Se la mattinata, a differenza che tra Padova Mestre e Verona, è stata sufficientemente tranquilla con treni però iper affollati (e ritardi cronicizzati), il pomeriggio è stata una disfatta. Padova-Belluno e Belluno-Padova in ritardo: un treno che doveva partire da Belluno alle 16.48, alle 17.35 era ancora fermo a Sedico ad attendere la coincidenza che veniva da Padova nel senso opposto, mentre un convoglio diretto da Belluno a Venezia del tardo pomeriggio, ha portato addirittura 51 minuti di ritardo. I gruppi Treni per Belluno e Binari Quotidiani, hanno commentato amaramente, con la speranza, però, che dopo la prima settimana di rodaggio, la situazione migliori e le coincidenze vengano rispettate.

Marta Artico

 

L’assessore Chisso ammette «Battesimo andato male»

La Regione: «Giornata nera, da cancellare».

Lanciato un appello a Trenitalia perché i disagi non si ripetano.

Ruzzante, Pigozzo e Pettenò: «Orario da rivedere»

VENEZIA – Giornata nera, da cancellare. Tutti d’accordo. Con l’assessore Renato Chisso profondamente deluso e arrabbiato con Trenitalia che mette a disposizione un numero verde per raccogliere le proteste dei pendolari. Il guasto tecnico che ha mandato in tilt dalle 5,30 alle 9 i treni sulla Padova-Mestre è assai banale: problemi alla linea elettrica, con il pantografo che non riceve corrente dai cavi elettrici paralizzati dal gelo. Non è la prima volta e non sarà l’ultima: il ghiaccio e la neve bloccano sia gli Etr dell’Alta velocità sia i Taf regionali. Se le opposizioni con Pigozzo e Ruzzante (Pd) e Pettenò (Sv) parlano di pessimo esordio dell’orario cadenzato, l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso si arrende di fronte all’ennesimo black out e ammette: «Il battesimo del sistema di trasporto ferroviario su ferro non è stato certo soddisfacente. Anzi è andato male, a causa di malfunzionamenti nei servizi resi da Trenitalia e dei conseguenti contraccolpi a catena. Io però credo in quello che il suo amministratore delegato (Mauro Moretti ndr) ha definito il migliore standard di servizio a livello europeo e, nell’invitare tutti gli utenti a segnalare criticità e a inviarci suggerimenti, attendo che chi svolge il servizio lo assicuri così come è stato assieme stabilito che debba funzionare», spiega l’assessore veneto. Chisso è contrariato perché il bilancio dei primi due giorni di servizio cadenzato è pessimo, soprattutto ieri che rappresentava il battesimo del fuoco. «Siamo tutti di fronte ad un sistema nuovo, ma al momento non possiamo valutarlo nella sua funzionalità proprio a causa di queste disfunzioni, che sarebbero capitate anche con il vecchio sistema», ha detto Chisso, «mi auguro però che non si ripetano, non di questa entità ed estensione, e soprattutto chiedo che si capisca alla radice quali ne sono state le cause remote e vi si ponga rimedio. Un servizio ferroviario non può vivere con le fragilità che oggi abbiamo constatato, anche se so dell’impegno profuso da tutti gli addetti al lavoro per limitare i disagi e per garantire il ritorno alla normalità. A chi continua a speculare dico solo che far funzionare i treni non è una scelta politica, di destra o di sinistra, ma un dovere di tutti, Trenitalia in testa, che va tenuta sotto pressione», conclude Chisso. Diversa la lettura di Pietrangelo Pettenò (Sv): «Chiediamo che il nuovo orario venga rivisto per andare incontro alle esigenze dei pendolari, che siano investiti più soldi per acquistare nuovi treni e che l’assessore venga in Commissione a spiegare i continui disguidi». Pigozzo e Ruzzante (Pd) rincarano la dose: «Ritardi pesanti, tagli di corse, carrozze strapiene, pendolari sul piede di guerra: L’esordio dell’orario cadenzato è pessimo. Eppure per mesi abbiamo chiesto che l’assessore Chisso e il presidente Zaia aprissero occhi ed orecchie alle tante segnalazioni dei territori sui probabili ed ulteriori disagi che il nuovo orario avrebbe provocato».

 

LA DIREZIONE DI TRENITALIA VENETO

«Il freddo ha bloccato la linea elettrica»

Giaconia si difende: ci scusiamo con tutti, sono problemi che capitano in inverno

VENEZIA – Tutta colpa del freddo. Che ha creato problemi alla linea elettrica dei treni. Maria Annunziata Giaconia, direttrice per il Veneto di Trenitalia, non ha dubbi: il guasto è di natura tecnica e non va confuso con l’introduzione dell’orario cadenzato entrato in vigore domenica scorsa, una vera rivoluzione del trasporto pubblico ferroviario. «Ci sono stati problemi alla linea elettrica e il pantografo non riusciva a catturare l’energia: il primo treno regionale della Tav partito alle 5 del mattino si è messo in moto con grande difficoltà e pensavamo che la linea fosse stata ripulita dal ghiaccio, invece il secondo convoglio si è bloccato a Vigonza. Uno stop dalle 5,30 alle 9 del mattino», spiega la Giaconia. «Sono problemi che si verificano nelle giornate invernali: la brina, il ghiaccio, la neve non danno tregua non solo in Veneto ma in tutt’Italia. Per fortuna si sono accumulati ritardi sull’ordine di 15-20 minuti ma non c’è stato il black out generale perché sui binari dell’alta velocità abbiamo fatto circolare gli altri convogli». E la rivoluzione dell’orario cadenzato? «Dopo due giorni è difficile fare un bilancio ma posso dire che stiamo monitorando 3-4 linee per capire se ci sono stati dei cambiamenti profondi da parte degli utenti. Sulla Schio-Vicenza i segnali sono importanti ma ci vuole almeno un mese per capire se l’orario cadenzato ha migliorato la qualità del servizio, come tutti ci auguriamo», dice Maria Giaconia. Se Trenitalia è finita sul banco degli imputati con l’assessore Chisso che invoca il rispetto degli accordi firmati con la Regione, c’è un altro soggetto coinvolto: Sistemi Territoriali guidata da Michele Gambato, che ha fornito i 12 nuovi treni Stadler entrati in funzione il 15 dicembre con l’orario cadenzato. «Il guasto non ha coinvolto i nostri mezzi, ci mancherebbe altro. Si tratta dei Tav regionali a due piani che continuano a farci soffrire», dice Gambato. «Ma la qualità del servizio in Veneto è nella media europea, con punte di eccellenza, costi molto bassi per i pendolari e incidenti che si contano sulle dita di una mano. Non ci dobbiamo lamentare anche se i ritardi danno fastidio, ma il passo in avanti con il nuovo orario sarà davvero notevole». Infine, per segnalare disagi, si può chiamare il numero verde gratuito 800042822.

 

TRASPORTI NEL CAOS»VENEZIA

«Con questi orari dovremo usare l’auto»

L’ira di turnisti e studenti: orari assurdi, siamo costretti a svegliarci all’alba. Lavoratori e famiglie sono penalizzati

MESTRE – In tanti, con il nuovo orario cadenzato, ammettono di avere problemi con l’orario lavorativo e di dover prendere l’auto, specialmente chi si dirige verso la città lagunare. Ieri mattina, nella stazione di Quarto d’Altino, in tanti avevano l’amaro in bocca.

«Da inizio settimana arrivo mezzora in ritardo», racconta Marco Natella, di Musile di Piave, «il sabato un’ora e mezza e alla domenica due. Ho fatto anche il conto di quanti chilometri in più faccio. Solo di festività, sono 400 chilometri in più al mese, che son soldi e pesano nel bilancio familiare». Prosegue: «E con la neve e il ghiaccio? La nebbia? Senza contare che in famiglia, lavoro solo io. Il mio treno, quello che partiva alle 4.13 da Portogruaro, dicono che l’hanno posticipato, in verità è defunto perché del vecchio treno, non è rimasto più nulla, né il numero, né l’ora. Adesso dovrò parlare con l’impresa per la quale lavoro all’ospedale civile di Venezia e vedere cosa si può fare». Chiosa: «Domenica, solo da San Donà, dieci persone hanno preso l’auto».

Anna Toffolo lavora per una impresa di pulizie a Marghera. «Adesso prendo il treno delle 5.17», racconta, «prima prendevo quello delle 4.53, devo iniziare alle 5.30 ma ho iniziato più tardi, per fortuna non lavoro il fine settimana. Sono preoccupata anche per mio figlio, prima arrivava a scuola alle 7.50, adesso con il treno fa più tardi, altrimenti dovrebbe prenderne uno troppo presto, ma già si sveglia all’alba. Ci sono diversi genitori con i figli che frequentano il Barbarigo di Venezia, che hanno questo problema». «Da domenica», spiega Luciano Ferro, rappresentante dei pendolari, «quando sono di turno nel fine settimana prendo l’auto. Il che significa non solo spendere denaro di benzina oltre a pagare l’abbonamento, ma anche andare a parcheggiare a Campalto, pigliare un autobus e poi di nuovo un altro mezzo verso Venezia».

«Gli orari che si sono inventati sono assurdi», commenta Lorianna Spinadin, «andando avanti così, gireranno i treni vuoti e la gente userà sempre di più l’auto. È un problema che riguarda tutti: anche chi dice che i suoi orari non sono stati toccati, in verità sbaglia, perché è tutto collegato. Senza contare che oramai tutti lavorano il sabato e la domenica, i turnisti aumenteranno anziché diminuire».

Sara Folin, è di Musile di Piave: «Questi orari penalizzano le famiglie», racconta, «mio marito non ha più i treni di prima, questo significa che torna dopo, deve recuperare i ritardi, non può andare a prendere almeno uno dei nostri figli e devo chiedere aiuto, portarlo alla suocera, senza contare il denaro che si spende in più in auto e che pesa nell’economia familiare».

«Io lavoro allo Iuav», racconta Mario Florian», che tutti i giorni da Quarto va a Venezia, «e ho anche dei problemi di deambulazione. Sono responsabile della chiusura di una sede, per cui se i professori si fermano devo aspettare che escano, a quel punto anche facendo il prima possibile, non arrivo a prendere l’ultimo treno. Abito qui da 28 anni e degli orari peggiori di questi, non li ho mai visti».

Salvatore Scribano, lavora nell’orchestra della Fenice: «Parlo per me, ma anche per la categoria delle sarte della Fenice. Intanto domando: come si fa a togliere treno delle 14.45? Come si arriva vicino a San Marco? Io lavoro nel coro, sono più elastico, ma la sera? Adesso il prenotturno è alle 22.11, ma chi lo piglia? Non serve a nessuno mezzora dopo, si deve andare in auto. E sono soldi, parcheggio, benzina. Io non ho la macchina, la usano i miei familiari, che faccio? Quelli che guidano il pullman sostitutivo a mezzanotte e venti, spengono pure le luci per non farsi vedere». Chiosa: «La sera, siamo totalmente disperati. E i camerieri? E chi lavora a San Marco? C’è gente che viene da San Cipriano fin qui in stazione a prendere il treno».

Marta Artico

 

Bloccati i lavoratori del teatro La Fenice «Non possiamo anticipare gli spettacoli»

VENEZIA. Dei 315 dipendenti della Fenice, tra artisti e tecnici, quasi nessuno risiede a Venezia. Per tutti quindi i treni delle 23.18 e delle 23.56 erano fondamentali per tornare a casa. «È quasi impossibile riuscire a prendere quello delle 23.04», sbotta Manuela Marchetto, “alto” del coro della Fenice, «Le opere iniziano alle 19 e solo in alcuni casi finiscono alle 22.30. Poi ci sono gli applausi, bisogna cambiarsi e fare il tragitto fino alla stazione. Qualche settimana fa per esempio tutti siamo saliti sul treno delle 23.56. Con il taglio degli ultimi due treni possiamo solo venire in auto». C’è chi ha provato a ipotizzare di anticipare alle 18 l’inizio degli spettacoli, ma si andrebbe a colpire pesantemente il pubblico. «È già troppo presto iniziare alle 19», sostiene Luciano Tegon, macchinista alla Fenice. «È stato anche tolto un treno tra le 22 e le 23», prosegue Manuela Marchetto, «e di mattina il buco è stato ampliato. Ora dalle 10.15 alle 12 non ci sono treni per tornare a Treviso». Il sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia, Cristiano Chiarot, e il presidente del Teatro Stabile del Veneto, Angelo Tabaro hanno incontrato alcuni giorni fa l’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso.

 

Rabbia e ritardi a San Donà e Portogruaro

Privilegiati i Frecciargento, pendolari costretti ad attendere oltre 20 minuti l’arrivo dei convogli

SAN DONÀ – Arrabbiati, ma ancor più disorientati da un cambiamento radicale che non è stato accompagnato da un’adeguata informazione. Così i pendolari del Sandonatese hanno accolto l’introduzione del nuovo orario cadenzato. Sulla Portogruaro-Venezia ieri mattina non c’è stato il caos che si è verificato sulla Padova-Venezia. Ma i ritardi non sono mancati. «Anche per i pendolari di San Donà e Portogruaro non è stato un buon avvio di orario cadenzato, è stata una partenza con oggettive difficoltà nell’inizio della programmazione, così come era stata prevista», commentano da Legambiente Veneto Orientale. Nei giorni scorsi gli ambientalisti avevano realizzato un dossier con le criticità del nuovo orario, che puntualmente stanno trovando conferma. Ieri mattina le proteste maggiori hanno riguardato il Regionale 11112 Portogruaro-Venezia, atteso a San Donà alle 8.06 e giunto con 20 minuti di ritardo. Più di un pendolare ha lasciato la stazione, optando per andare al lavoro in auto. Proprio la situazione che si dovrebbe scongiurare grazie a una migliore offerta di servizio ferroviario. Tra questi, anche il segretario comunale del Pd, David Vian, giunto in stazione per controllare la situazione insieme ad altri due consiglieri pendolari dei Democratici, Daniele Terzariol ed Elisa Veronese. Proteste anche per il Regionale 2206 delle 7.42, giunto in ritardo e con viaggiatori già in piedi. A complicare le cose rischia di contribuire la decisione, concertata tra Trenitalia e Regione Friuli, di inserire due nuovi collegamenti ad Alta Velocità (Frecciargento per Roma e Frecciabianca per Milano) che transitano dal Veneto Orientale in piena fascia pendolare. Già ieri mattina avrebbero ostacolato la marcia dei treni regionali. A penalizzare i pendolari di San Donà anche la trasformazione del treno delle 7.03 (adesso 7.01) da Regionale Veloce a Regionale Lento con tutte le fermate. Tante proteste per i nuovi Regionali Portogruaro-Mestre, attestati al binario «Giardino». «Sono arrivato a Mestre con il treno delle 6.04 e ho impiegato, camminando veloce, circa sei minuti per giungere all’altezza del sottopasso. Immaginate chi è arrivato con i treni stracolmi delle 8 del mattino» racconta un pendolare. «Il primo giorno può accadere qualche problema, ma il secondo dovrebbe essere superato e il terzo già tutto apposto. Altrimenti il problema è nella struttura del sistema» avvertono da Legambiente, che anche oggi monitorerà la situazione. E domani, alle 20.30, al centro servizi anziani di Meolo, si terrà un’assemblea pubblica, organizzata dal Pd, per una prima verifica dell’impatto del nuovo orario cadenzato.

Giovanni Monforte

 

Sciopero dell’Actv è guerra di cifre Tram a singhiozzo

Per i sindacati adesione al 60% nel settore automobilistico metà per l’azienda. Disagi in laguna, proteste dei pendolari

VENEZIA – Da oltre una settimana, i trasporti pubblici sono la dannazione dei pendolari e di chiunque si debba muovere con un mezzo pubblico: prima lo sciopero nazionale di quattro ore indetto da Usb, poi la settimana di passione dei “forconi” con i blocchi a singhiozzo in via Righi che hanno mandato in tilt il sistema e di traverso intere giornate a migliaia di persone prigioniere di mezzi pubblici e privati; sabato la manifestazione dei Centri sociali Vs. Forza Nuova, con guerriglia urbana e cariche di polizia e piazzale Roma e terminal interdetto per tre ore al traffico. Ieri, infine, lo sciopero di quattro ore indetto dai sindacati confederali al gran completo, per protestare per il mancato rilancio del settore del trasporto pubblico locale a livello nazionale e della stasi delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro, come già avevano fatto i Cobas, in separata sede. Per quest’inizio settimana con disservizio, nessuna paralisi, ma corse a singhiozzo e conseguenti disagi – legati all’incertezza sul passaggio o meno di vaporetti, bus, tram – per tutta la mattinata di ieri, dal momento che l’agitazione era in programma dalle 9 alle 13, con mezzi a deposito e, dunque, con possibili disagi più dilatati nel tempo. Contrastanti i numeri delle adesioni dei dipendenti Actv all’agitazione: il sindacato parla di una partecipazione del 50 per cento nel settore automobilistico, con punte al 60 per cento, e del 25 per cento nella navigazione, dove però sono obbligatori i servizi minimi di collegamento con le isole. Actv ridimensiona i risultati, parlando del 32,9 per cento di partecipazione nel settore automobilistico e del 20 per cento in quello della navigazione. Risultato: linea 2 spezzata Tronchetto-piazzale Roma e piazzale Roma-Rialto; Giracittà ogni 20 minuti; tre corse di ferry boat saltate; tram a singhiozzo (con una partecipazione di un autista su cinque alla protesta). In redazione, numerose le telefonate e i commenti on line di cittadini esasperati dai continui disservizi legati a questa o quella protesta, con ripetute ricadute sui trasporti pubblici, tanto che ogni viaggio diventa un’incognita e la mobilità quasi un lusso. A livello di trattativa sindacati-governo non sembrano esserci al momento novità importanti. Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisal giustificano la mobilitazione con i ritardi del governo nel porre il settore dei trasporti al centro di un piano di rilancio, contestano la legge di stabilità 2014, ricordano i pesanti tagli di finanziamenti che sono stati operati al settore negli ultimi 4 anni – servizio tanto più essenziale per i cittadini, in tempi di crisi così pesante – ma anche l’impostazione da parte di Asstra e Anav (che rappresentano le aziende) per un rinnovo del contratto a costo zero, con incentivi solo attraverso recuperi di produttività o tagli di spese.

Roberta De Rossi

 

UN PAZIENTE DELL’OSPEDALE

«Mi hanno lasciato a piedi con me hanno chiuso»

VENEZIA «Con me l’Actv ha chiuso». Tra i tanti che hanno vissuto vicissitudini a causa dello sciopero dei mezzi di trasporto pubblico, c’è anche Piero Memo, che però, più che per lui, vuole parlare a nome delle persone anziane e dei bambini che ieri hanno sperimentato i suoi stessi disagi, solo moltiplicati per dieci. «Dovevo recarmi all’ospedale», racconta, «prima mi hanno detto di smontare a una fermata, poi mi hanno fatto raggiungere, invece, tutt’altra zona a piedi. Ma stiamo parlando di chilometri, non uno scherzetto. Una cosa davvero assurda. E tutto per arrivare a destinazione. Lo dico non per me, ma per le persone di una certa età, chi ha difficoltà di deambulazione, gli anziani, così come i bambini, cui han fatto fare il percorso inverso, sempre a piedi». Precisa: «Una giornata ad attendere. E c’è chi non lavora e ha tempo e chi invece non può permetterselo. Allora dico, fate sciopero? Fatelo davvero, ma non fingete di fare sciopero a metà, per far pesare sulla gente disagi e disagi che invece potrebbero essere facilmente evitati. Invece sembra che lo sport sia quello di creare tutti questi problemi a persone che colpe non ne hanno, mentre in qualche modo si poteva pur ovviare». Persone esasperate, però, ce ne sono state parecchie, lo sfogo ieri, è corso anche sui social network, dove più di qualcuno si è lamentato, sbuffando, dei ritardi, delle incomprensioni, dell’incertezza fino all’ultimo e della difficoltà a programmarsi appuntamenti, anche importanti, magari presi da un pezzo. E ancora: «Non si capisce poi il senso, per tutta l’estate non ci sono stati battelli per il Lido, adesso che c’è il deserto, è pieno di bis. Non si possono trattare le persone così, come delle pecore, non ha senso». Sbotta: «Senza contare che siamo l’unico posto dove per viaggiare si deve avere la carta Venezia: con tutti i soldi che prendono si sognano anche di fare sciopero due volte al mese. Con me Actv ha chiuso, ma per sempre, d’ora in poi non mi vedranno più».

(m.a.)

 

Atvo, alta l’adesione dei lavoratori allo stop

Secondo la Cgil si è sfiorato il 90%, l’azienda prende tempo: «I dati precisi solo stamattina»

SAN DONÀ – Nel Veneto Orientale è stata alta l’adesione allo sciopero del trasporto pubblico locale da parte dei lavoratori di Atvo. Secondo le prime stime diffuse in serata dalla Filt Cgil, l’adesione potrebbe aver toccato una cifra compresa tra l’80 e il 90%. Ma una quantificazione esatta delle percentuali si potrà avere solamente questa mattina. Per l’Atvo, infatti, le modalità di svolgimento dello sciopero prevedevano la sospensione dei servizi extraurbani a partire dalle 16,30 con proseguimento fino alle 20,30. Per questo motivo l’azienda di trasporto, tramite il direttore Stefano Cerchier, ha fatto sapere che solo stamattina sarà possibile fare una stima esatta dell’adesione complessiva e di quanti servizi sono stati assicurati e quanti soppressi. Una prima valutazione è stata fatta però dalla Filt Cgil, con i referenti aziendali e il segretario provinciale Walter Novembrini. L’adesione dovrebbe aver sfiorato punte tra l’80 e il 90%, con una massiccia partecipazione soprattutto nell’officina riparazioni. Ma anche nelle sedi di Jesolo e San Donà solo pochissimi autisti sono rimasti al lavoro. «Un dato ottimo» per il segretario Novembrini, che conferma la necessità di giungere al più presto alla chiusura della vertenza contrattuale in atto. L’adesione superiore rispetto a quella registrata in Actv dovrebbe essere dettata anche dal fatto che nell’azienda veneziana si sono già svolti di recente altre agitazioni che non avevano invece interessato Atvo.

(g.mon.)

 

UN CASO A LIETO FINE «Visita effettuata grazie al Consorzio Venezia taxi»

VENEZIA – Deve fare un esame vitale all’addome ma non sa come arrivare all’ospedale, un taxi acqueo la porta gratuitamente. È accaduto a Venezia, a due donne, madre e figlia. Kim Benetazzo abita al Lido, dove si è trasferita da qualche anno. La mamma, Fiorella, 70 anni, è invalida al 100%, per una serie di vicissitudini. «A settembre», racconta la donna, «abbiamo prenotato un esame urgente, con la priorità ce l’hanno dato a dicembre, fatalità proprio il 16. Poi, ho scoperto che era proprio il giorno dello sciopero. Da Lido è un viaggio, dovevamo essere sul posto alle 10.30 e mia madre non cammina. Ho contattato Actv, ho chiesto se avevano previsto la fermata da qualche parte. Niente». Prosegue: «Poi su facebook ho conosciuto questo gruppo, “sciopero dell’abbonamento Actv”, ho chiesto se mi davano qualche dritta, loro di tutta risposta hanno iniziato una catena di solidarietà “postando” il mio appello di bacheca in bacheca. Tempo tre giorni e ha risposto il Consorzio Venezia Taxi». Prosegue: «Mi hanno detto che venivano a prendere mamma gratuitamente. Si sono presentati con un taxi di quelli appositi con la pedana disabili, l’hanno portata a destinazione e ha fatto l’esame». Conclude: «Sono stati degli angeli, tutti quanti, hanno inondato di affetto mia mamma e me, per questo li ringrazio. Di questi tempi, trovare persone solidali, non è facile». (m.a.)

 

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