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Terpin: «Manifestate le nostre esigenze, si trovi un accordo anche le camere di commercio sono a rischio se dicono di sì»

VENEZIA – La riduzione dell’importo dell’aumento di capitale da 17 a 10 milioni di euro e l’allungamento dei tempi per il pagamento della prima tranche non sembrano essere condizioni sufficienti. E così, dopo la prima bocciatura nell’assemblea dei soci dello scorso 11 dicembre, sul rafforzamento patrimoniale di Serenissima, ex concessionaria dell’autostrada Venezia-Padova, l’orizzonte continua a restare buio.

«In Serenissima sanno molto bene quali sono i nostri impegni per la realizzazione della Terza corsia» ha detto ieri il presidente di Autovie Venete, Emilio Terpin «e sono anche al corrente del fatto che per quest’opera abbiamo siglato un contratto con Cassa depositi e presti per 150 milioni. Un aumento di capitale con queste modalità ci penalizza e, rimanendo questo lo schema, il nostro voto sarà un no».

Terpin non chiude definitivamente la porta. «Abbiamo espresso in modo chiaro la nostra posizione e confidiamo che si possa trovare una forma di accordo» sottolinea il presidente di Autovie Venete. «Non possiamo impegnare risorse su progetti che non siano legati alla Terza corsia. Con un aumento di capitale così strutturato la nostra partecipazione del 22,3% si diluirebbe e il valore della quota deprezzato. Sotto il 20%, per altro, non sarebbe possibile promuovere azioni di tutela soci. Dire no è un atto dovuto, anche a fronte di un’assenza al momento del voto i soci di Autovie potrebbero, a buon diritto, promuovere un’azione di responsabilità».

Il quadro, in vista della seconda assemblea di Serenissima del 23 dicembre prossimo, rimane complicato. «Noi» ribadisce Terpin «abbiamo manifestato le nostre esigenze, so che in Serenissima ci sono persone ragionevoli. In questo momento senza un accordo siamo costretti a votare contro. Il problema, per altro, non riguarda solamente noi».

Terpin si riferisce alle Camere di commercio di Padova e Venezia che hanno, rispettivamente, l’11,87% e l’11,95% di Serenissima. «Noi richiamo l’azione di responsabilità» aggiunge, «ma loro sono soggetti pubblici puri e anche non partecipando alla votazione rischiano un’azione per danno erariale».

A una settimana dalla prima bocciatura dell’operazione i dubbi non sono, quindi, affatto fugati. Oltre al no di Autovie, in quella occasione c’è stato il voto contrario della Camera di commercio di Venezia e l’astensione del porto di Venezia, presente nell’azionariato con Apv investimenti (5,13%). La Camera di commercio di Padova, invece, ha preferito non presentarsi in assemblea.

Il blocco ha fatto saltare l’aumento e la situazione rischia di ripetersi. Per la società controllata dal gruppo Mantovani con il 25% – direttamente attraverso la Ing. Mantovani (17,45%) e tramite Serenissima Holding (7,61%) – ci sono, per altro, stringenti esigenze di cassa necessarie per fare fronte all’ordinaria operatività del prossimo trimestre.

Sulla strategicità della partecipazione, Terpin chiarisce che «Autovie dipende dal ministero delle Infrastrutture (la concessione di Autovie scade nel 2017, ndr) e chissà quale sarà il futuro della società. La partecipazione in Serenissima potrebbe diventare di grande interesse».

Proprio per questo la cessione della quota, sempre qualora si trovasse un acquirente, non pare un argomento all’ordine del giorno. «Solo un anno e mezzo fa la società ha distribuito 40 milioni di euro ai soci. Esistono altre forme di aumento da considerare».

La matassa è ingarbugliata, e forse solo con nuovi soci pronti a entrare l’ex concessionaria potrebbe riuscire a trovare il bandolo.

Matteo Marian

 

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