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Con tre gradi sottozero i pendolari della Bassa aspettano mezz’ora «E quand’è arrivato il vecchio regionale, il riscaldamento era rotto…»

Orario cadenzato, terzo giorno. E, manco a dirlo, terzo giorno di disagi sulla Mantova- Monselice. Dopo due mattine di treni cancellati e convogli in ritardo, ieri lungo la linea della Bassa padovana si è consumato l’ennesimo canovaccio tragico per i pendolari, condito però questa volta anche da gelo e ghiaccio.

A raccontare l’ultima puntata dell’Odissea dei viaggiatori in treno è Andrea Parmagnani di Saletto: «Alle 7, con 3 gradi sottozero di temperatura, nel secondo binario era fermo un treno nuovo di zecca. Era il Legnago-Padova delle 6.20. Il treno era bloccato a causa di un guasto poco chiaro: il capotreno ci ha spiegato che si era guastato il pantografo (lo strumento che trasferisce energia elettrica al treno, ndr) e che per paura che si rompesse anche il secondo gli era stato imposto di fermare il treno lì». Morale della favola? «Il solito treno, che secondo l’orario cadenzato doveva passare alle 7.01, aveva ben 25 minuti di ritardo, come tutte le altre mattine. Siamo stati al freddo e al ghiaccio per mezz’ora, presi per i fondelli ripetutamente». Ripetutamente perché nel binario vicino c’era un treno nuovo di zecca e guasto. E perché i bus messi a sostituzione dei treni bloccati raddoppiano inevitabilmente ogni ritardo e rischiano di imbattersi in una Sr 10 bloccata da “forconi” e nebbia.

Infine, perché poi i treni che arrivano sono pure da Terzo Mondo: «Dopo mezz’ora di attesa è arrivato un treno vecchiotto con il riscaldamento rotto: la temperatura era di meno 1. I finestrini ghiacciati da dentro e la gente era in carrozza con sciarpa, guanti e berretto. Il bestiame nei camion è trattato meglio».

Lo stesso pendolare segnala come l’altro pomeriggio il treno diretto a Monselice delle 16.10 da Padova sia arrivato con 9 minuti di ritardo nella stazione della Rocca: la coincidenza per Legnago non ha atteso e da Monselice è partito un treno completamente vuoto. Esattamente come avvenuto il giorno prima con il treno delle 14.10.

Le coincidenze “saltate” sono confermate anche da Eleonora Papa, che riferisce altri disagi patiti ieri: «Il treno delle 6:31 per Padova, a Este, partito da Legnago, è arrivato in realtà con venti minuti di ritardo così a Monselice abbiamo perso la coincidenza con il treno da Bologna. Siamo arrivati a Padova alle 7.45 anziché alle 7. E abbiamo dovuto spostare i nostri orari di lavoro».

Margherita Galetto punta il dito invece contro la carenza di spazi nei convogli della Mantova-Monselice, prendendo ad esempio martedì e inviando anche alcune immagini in cui i pendolari sono effettivamente stipati come sardine: «A Montagnana il treno 20453 delle 6.49 per Venezia è arrivato con 25’ di ritardo nonostante ne fossero indicati un terzo sul tabellone. Ad Este era stracolmo! A Battaglia pendolari, studenti e lavoratori non riuscivano più a salire: rimasti a terra. Personalmente, al ritorno, mi è toccato subire il ritardo del treno 20487, partito da Padova alle 18.45 invece delle 18.16. Ritengo superfluo ogni commento».

Infine, Stefania Toso “regala” un’eloquente immagine del suo viaggio: «Dovevo prendere il treno a Monselice: soppresso» racconta, «E sono salita in quello arrivato da Montagnana: non si riusciva a respirare! È possibile, pagando un abbonamento di 46,60 euro? Viaggiare in treno fa proprio schifo».

Nicola Cesaro

 

PASSI E RAGONA

Legambiente pronta a un’inchiesta «È allarme PM10»

Legambiente sostiene la protesta dei pendolari. E sposa talmente la “cura del ferro” per il trasporto pubblico da rilanciare l’allarme smog che attanaglia Padova. Per 15 giorni di seguito è stato sforato il Pm10 e Legambiente mette in guardia le Amministrazioni: «Allertare la cittadinanza e inasprire i controlli».

Nel report si legge che le polveri sottili dal 3 dicembre hanno sempre superato (a parte il 13 dicembre) il limite di legge giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo d’aria: 3 dicembre 57 microgrammi; 4 dicembre 99; 5 dicembre 112; 6 dicembre 97; 7 dicembre 98; 8 dicembre 73; 9 dicembre 93; 10 dicembre 100; 11 dicembre 87; 12 dicembre 51; 13 dicembre 44; 14 dicembre 55; 15 dicembre 70; 16 dicembre 81; 17 dicembre 119.

«E’ il risultato», attacca Lucio Passi, portavoce di Legambiente, «della politica regionale che ha abdicato ad ogni azione di coordinamento: i Comuni vanno in ordine sparso».

Rispetto alla politica veneta dei trasporti, Legambiente si schiera con Trenitardo, la banca del tempo perduto che registra i ritardi dei convogli. Andrea Ragona, presidente di Legambiente, è intervenuto all’incontro informativo organizzato a palazzo Madura e oggi, alle 15.30, sarà presente in Aula 1, all’Interchimico di via Marzolo 1.

«L’indebolimento del trasporto ferroviario per i pendolari e quello paventato del trasporto pubblico urbano, sono un regalo allo smog», aggiunge Passi. E Legambiente sta per pubblicare un’inchiesta sul trasporto ferroviario.

«Questi picchi di Pm10 non vanno assolutamente sottovalutati- riferisce Passi – un recente studio del policlinico di Milano ci avverte che anche se il Pm10 nell’aria è diminuito negli anni, è però diventato più nocivo. L’effetto dipende da una presenza più importante della componente ultrafine dovuta all’aumento dei veicoli diesel. E’ fondamentale che le amministrazioni allertino la popolazione per limitare i danni. Così si rileva l’aumento dell’aggravamento di sintomi respiratori e cardiaci in soggetti predisposti, infezioni respiratorie acute, crisi di asma bronchiale, disturbi circolatori ed ischemici.

(e.sci.)

 

Il bollettino dei viaggi a singhiozzo

«Trenitardo» aggiorna l’odissea quotidiana per i passeggeri: convogli soppressi, vagoni “bestiame” e ritardi costanti

Treno Venezia Santa Lucia-Padova delle ore 6.36: ieri mattina ha registrato 15 minuti di ritardo. Ed è solo l’inizio della giornata. Treno Bassano-Padova delle 7.44: passeggeri in piedi già dalla seconda fermata. Treno Mantova-Padova delle 8.02: 18 minuti di ritardo e carrozze piene come un uovo. Treno Bassano-Padova delle 8.44: 40 minuti di ritardo. Treno Padova-Belluno delle 11.29: 37 minuti di ritardo. Oltre all’orologio inaffidabile, riscaldamento spento. Treno Ferrara-Padova delle 12.52: soppresso senza neanche avvisare. È il bollettino di un’altra giornata infernale per chi deve spostarsi, contando su TrenItalia. Studenti e lavoratori: pendolari per necessità, che contano sul trasporto locale ferroviario. Non è neanche l’ora di pranzo è il sito Trenitardo, la banca del tempo perduto dai pendolari veneti (lanciato in rete dagli studenti universitari dell’Asu e del Sindacato studenti) è preso d’assalto da commenti e segnalazioni. Si soffre per i disservizi che sono peggiorati dall’avvento del nuovo orario cadenzato (entrato in vigore domenica 15 dicembre). «Il treno delle 6.31 per Padova, a Este, partito da Legnago, arriva in realtà con venti minuti di ritardo» racconta Eleonora Papa, «Così a Monselice perdiamo la coincidenza con il treno da Bologna. Arriviamo a Padova alle 7.45 anziché alle 7. E abbiamo dovuto spostare i nostri orari di lavoro». Sempre ieri mattina arriva in tempo reale un’altra segnalazione: è stato soppresso il treno regionale da Rovigo per Venezia delle ore 9.23. Il pomeriggio non va meglio. Il “bollettino di guerra” si arricchisce di nuovi capitoli, identici a quelli della mattina. Il treno Venezia Santa Lucia- Trieste Centrale delle 17.35 viene soppresso. Passeggeri imbufaliti. Qualcuno la butta sul ridere per non piangere… Treno Padova-Verona Porta Nuova delle 16.38:15 minuti di ritardo. «Corto, pieno e pure in ritardo. Cosa vuoi di più?». Per qualcun altro “soltanto” 8 minuti (Padova-Venezia delle 17.19): diventa una sorta di miracolo da accogliere come un regalo di Natale. Meno comprensione per i 61 minuti di ritardo del treno Belluno-Padova delle 16.01. I brevi cinguettii di Twitter non lasciano scampo alle Ferrovie, ma il “bersaglio” preferito dai pendolari è l’assessore regionale Renato Chisso. Il team di Trenitardo è ormai diventato il referente degli studenti e dei lavoratori che viaggiano su binari. Il progetto, ideato e creato da alcuni studenti universitari del Sindacato degli studenti e dell’Asu, si arricchisce di giorno in giorno. Alla “guerra” pacifica, che mette i treni sotto una lente d’ingrandimento certosina e puntigliosa, Trenitalia reagisce diffidando i ragazzi dall’utilizzo del logo. E i giovani hanno risposto legalmente ma, nel frattempo, l’hanno coperto simbolicamente con la censura. Ieri incontro informativo gremito a palazzo Maldura con Andrea Ragona, presidente di Legambiente, e Federico Gitto, presidente dell’associazione Ferrovie a Nordest. Oggi è in calendario un bis in via Marzolo nell’aula 1 dell’Interchimico. «Vista la grande partecipazione al nostro sito Internet», riferisce Davide Quagliotto, uno degli studenti del team, «dopo le vacanze natalizie (durante le quali funzionerà in automatico) ci saranno delle sorprese».

Elvira Scigliano

 

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