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AUTOSTRADE: SALTA L’ASSEMBLEA

VENEZIA – Si fa sempre più complicata la strada che dovrebbe portare Serenissima, ex concessionaria dell’autostrada Venezia-Padova, a un aumento di capitale da 10 milioni. Dopo aver già incassato una bocciatura dagli azionisti lo scorso 11 dicembre, ieri l’assemblea dei soci è saltata per mancanza del quorum necessario. Alla convocazione ha risposto solo Autovie Venete (che controlla il 22,3% della società presieduta da Rino Mario Gambari), più che mai determinata a votare contro l’operazione «a queste condizioni» ribadisce il presidente dei friulani Emilio Terpin. Si rischiava una nuova bocciatura, e così Mantovani (25%) e A4 Holding (19,05%) hanno preferito far slittare l’assemblea in seconda convocazione. Già fissata per il 30 dicembre: per approvare l’aumento basterà poco più della metà del capitale presente in assemblea. Non è, però, affatto scontato che questo accada.

A scombinare i programmi è stata, infatti, una lettera di Apv investimenti (5,13%), società del Porto di Venezia, nella quale, annunciando un voto contrario, si chiedeva al Cda di Serenissima di chiarire le ragioni della spaccatura. Da qui il rinvio che, però, sposta solo di qualche giorno il problema. Se, da una parte, alla richiesta di chiarimenti sembra essere seguita una nota con cui Serenissima rinvia a un tavolo «dopo le festività natalizie» per meglio definire l’operazione, dall’altra il presidente Rino Mario Gambari chiude a un possibile rinvio. «Gli azionisti si assumeranno le proprie responsabilità» è il laconico commento. «La seconda convocazione dell’assemblea resta fissata per il 30 e poi si vedrà. Se l’aumento non passerà vorrà dire che la società sarà messa in liquidazione». Autovie Venete non può assumersi impegni finanziari, anche se modesti, che esulino dal progetto Terza corsia. Le Camere di commercio di Padova (11,87%) e Venezia (11,95%) hanno, invece, dei vincoli di spending review. «Anche da un non voto possono conseguire delle responsabilità» sottolinea Terpin sulla programmata assenza in assemblea dei due enti camerali per ovviare al problema. «Comunque io non dispero che prima del 30 si possa trovare un accordo» conclude Terpin. Resta il fatto che il futuro della società, coinvolta nei project delle Torricelle e della Nogara Mare, sia oggi fortemente a rischio.

(m.mar.)

 

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