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PIANO CASA »PERICOLO IN LAGUNA

Orsoni lancia l’allarme: i Comuni sono senza poteri, la Soprintendenza è ormai rimasta l’unica barriera

VENEZIA – Una miriade di nuovi alberghi in centro storico, e un pullulare di nuove edificazioni in terraferma, che si “mangiano” letteralmente buona parte delle aree verdi. Fanno spavento le simulazioni che il Comune ha già fatto fare per «testare» gli effetti di un’applicazione globale del nuovo Piano casa varato dalla Regione sul territorio veneziano. Oggi la giunta varerà in proposito un atto di indirizzo affidando al sindaco Giorgio Orsoni pieni poteri per cercare di fermare una trasformazione del territorio che sarebbe devastante. Una strategia già messa a punto ieri nell’incontro con gli altri sindaci dei capoluoghi di provincia del Veneto – presente anche il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato – di cui riferiamo a parte. La prima mossa è appunto quella di varare in tempi brevissimi una modifica del Piano casa regionale che non tagli fuori i Comuni dalla gestione del proprio territorio, come accade nella versione attuale.

«Un Piano casa come questo», ha sottolineato anche ieri Orsoni, «permetterebbe al quasi cento per cento del centro storico di Venezia di diventare un unico grande albergo. Venezia ha certamente dei vincoli, ma l’unica barriera a queste trasformazioni selvagge e indiscriminate rimarrebbe la Soprintendenza, con il Comune che non avrebbe più alcuna voce in capitolo e il Pat, il Piano di assetto del territorio, che rischierebbe di diventare carta straccia».

«La novità di questa terza versione del Piano casa della Regione», sottolinea anche l’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi, «è che questa volta anche il centro storico è compreso e il piano influisce anche sui cambi di destinazione d’uso, togliendo al Comune la capacità di controllarli».

E se già oggi questo è un problema – con un pullulare continuo di nuovi alberghi stigmatizzato persino dall’Ava, l’Associazione veneziana albergatori – con la deregulation portata dal Piano casa, che si estende anche alle strutture ricettive e commerciali, per Venezia il caos sarebbe totale. Una città che già paga gli effetti nefasti di un’altra legge regionale, che ha in pratica dato il via libera all’apertura indiscriminata e senza controllo di bed & breakfast, che hanno portato a un’altra profonda trasformazione del tessuto edilizio della città storica, eliminando tra l’altro quasi del tutto il mercato degli affitti privati. Ma le preoccupazioni del Comune, come detto, riguardano anche la terraferma, dove la nuova edificazione in aree delicate del territorio comunale potrebbe fare letteralmente sparire ampie zone di verde. La speranza è ora che anche il Governo, e in particolare il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato – sindaco di Padova sino a pochi mesi fa – voglia dare una mano con l’impugnazione della legge regionale sulla casa di fronte alla Corte Costituzionale.

Enrico Tantucci

 

Esposto dell’eurodeputato Andrea Zanoni «Si pronunci la Corte Costituzionale»

Un esposto è stato presentato dall’eurodeputato del Pd Andrea Zanoni al ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio e al Coordinatore dell’Ufficio per l’esame di legittimità della legislazione regionale Saverio Lo Russo per chiedere che il nuovo Piano Casa della Regione Veneto venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale. Definito «un banale “piano” per incrementi volumetrici nel campo dell’edilizia applicabile fino al 10 maggio 2017 e utilizzabile addirittura per gli edifici realizzati fino al 31 ottobre 20123 per il 20 per cento della volumetria o della superficie esistente, fino a 150 metri cubi per unità immobiliare, addirittura su corpi separati entro una distanza di 200 metri dall’edificio principale. Non esistono più limiti all’altezza degli edifici». Nel caso di demolizioni e ricostruzioni con miglioramenti energetici gli aumenti volumetrici possono essere addirittura del 70 per cento rispetto agli edifici precedenti.

 

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