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AGRICOLTURA»IL TRAINO DEL PIL

Dal vino a gradazione alcolica zero, al succo di kiwi esportato e il radicchio coltivato accanto agli ortaggi orientali

PADOVA – L’agricoltura veneta cambia volto e cambiano anche i numeri del settore. Se una dozzina d’anni fa le aziende agricole erano oltre 105 mila, per lo più piccole o piccolissime, oggi sono poco più di 68 mila. Solo l’anno scorso il calo è stato del 6,3 per cento e la “cura dimagrante” è destinata a continuare anche nei prossimi anni.

Alla presentazione delle prime stime sull’andamento dell’agricoltura veneta nel 2013 il direttore della sezione Innovazione e sviluppo di Veneto Agricoltura Luigino Disegna ha ricordato che il 30 per cento delle aziende agricole è ancora in mano ad ultrasettantenni. Sempre meno agricoltori dunque, però saranno più giovani e più specializzati, disporranno di aziende di maggiori dimensioni e saranno disposti ad investire nell’innovazione e a scommettere sull’export.

Solo affrontando questa trasformazione, non certo indolore, il settore primario veneto potrà mantenere una posizione dominante e confrontarsi con mercati oltre i confini regionali. A partire dai settori chiave della trasformazione come il vino insieme al latte e ai formaggi, senza dimenticare la vocazione cerealicola della nostra pianura. Meno aziende, più’ competizione.

«L’agroalimentare veneto con un valore di 14 miliardi di euro è il settore trainante per il Pil italiano, insieme alla moda» aggiunge Disegna «ma per stare al passo l’agricoltura deve strutturarsi. È vero che le aziende agricole calano ma la superficie coltivata non diminuisce, anzi nel 2014 dovremo assistere al recupero del suolo agricolo dopo il freno posto allo sfruttamento del territorio. Sono in aumento le piccole cooperative e le società di capitale. La nuova politica agricola comunitaria nei prossimi sette anni premierà proprio le aziende che puntano all’innovazione, all’ammodernamento, alla tutela dell’ambiente».

«Ci sarà sempre meno posto per i meri fornitori di materia prima» ricorda Alessandro Censori, responsabile studi economici di Veneto Agricoltura «mentre assumerà un ruolo di primo piano la trasformazione dei prodotti agroalimentari, insieme alla qualità e al valore del marchio, del nome. Pensiamo al percorso di vini come il Prosecco, l’Amarone o il Soave arrivati a conquistare visibilità internazionale. Oppure a quanto sta succedendo per il latte e i formaggi, traino della zootecnia. L’agricoltura del futuro sarà più competitiva ma non sarà alla portata di tutti. In questo i giovani possono dare un contributo determinante, anche se gli imprenditori under 40 sono ancora una minoranza, poco meno del 25%. Si tratta di agricoltori in possesso di una laurea o perfino di un dottorato o di un master, conoscono le lingue, viaggiano e si misurano con il mondo».

Del resto l’export è una voce importante per l’agricoltura veneta, con un valore di 3,7 miliardi di euro con un aumento del 7% nei primi nove mesi del 2013 che però ancora non basta a riportare la bilancia commerciale in saldo positivo perché le importazioni superano i 4,4 miliardi.

Le storie di successo

Eccoli allora i giovani che guardano oltre il proprio recinto. Isabella Spagnolo, trevigiana di Mareno di Piave, con il suo spumante a zero alcol ricavato dall’uva glera, la stessa del prosecco, ha conquistato i mercati mediorientali e non solo. È uno dei casi di successo segnalato da Coldiretti Veneto, a conferma della vitalità del settore, con migliaia di imprenditori pronti a sperimentare strade nuove. Dai vigneti della pianura padovana Nicola Zaggia, il più giovane presidente di una cantina sociale, esporta il suo rosso in Svizzera e il friularo ambasciatore anche oltre Europa. Il trevigiano Philip Breinterberger ha piazzato il succo di kiwi in Canada mentre la pasta a “km 0” di Sgambaro, che ha sottoscritto contratti di fornitura con i coltivatori veneti, va a ruba in Giappone. Il bellunese Marco De Bacco con il suo vino autoctono delle dolomiti vende bene in tutta l’Austria e a Chioggia un pool di giovani immigrati da Marocco, Bangladesh e Romania coltiva radicchio accanto agli ortaggi orientali.

Occupazione in calo

Preoccupa invece il calo dell’occupazione, dopo il boom del triennio precedente. Nel 2013 il numero degli addetti è sceso del 14,6%, poco più di 67 mila unità. Più accentuata la diminuzione dei dipendenti rispetto agli autonomi e degli uomini rispetto alle donne. Per Graziano Azzalin, vice presidente della commissione regionale agricoltura, è un «fenomeno preoccupante, la cartina al tornasole di una crisi che arriva a toccare pesantemente anche l’agricoltura e che non va sottovalutata. Bisogna avviare azioni tempestive». A Veneto Agricoltura fanno notare comunque che il calo degli addetti e delle aziende non ha inciso sul fatturato, in aumento, a conferma di una maggiore produttività del settore.

Nicola Stievano

 

Via il libretto

Uma Avepa cancella la burocrazia

PADOVA. Un aiuto concreto allo snellimento della burocrazia in agricoltura arriva da Avepa, l’agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura guidata da Fabrizio Stella. Dal primo gennaio, a seguito di una revisione radicale delle procedure e dell’introduzione di strumenti informatici innovativi, ha praticamente abolito il vecchio libretto Uma cartaceo. «Ho voluto applicare questo deciso cambio di rotta a partire dall’assegnazione del carburante agevolato per le lavorazioni agricole – afferma il direttore, Fabrizio Stella -: nel 2013 l’Agenzia ha gestito quasi 50.000 domande, a fronte delle quali sono stati assegnati poco meno di 3 milioni di ettolitri di carburanti. Ora il vecchio libretto UMA cartaceo composto in media di 15/20 pagine è stato digitalizzato e la stampa per l’agricoltore consiste ora in un unico foglio di carta nel quale sono riportati i dati essenziali dell’impresa e il quantitativo di carburante assegnato». Tutti gli altri dati aziendali sono stati informatizzati. Il minor consumo di carta è stimato in 1.750.000 fogli A4, equivalenti ad una superficie di circa 11 ettari, per produrre la quale sarebbero necessari 25 alberi di medie dimensioni.

 

Il mais primo prodotto in regione

Un anno chiuso con luci e ombre: 5,5 miliardi di ricavi, 300 milioni in più del 2012

PADOVA – Nonostante il ritardo delle semine, il calo di produzione di alcune colture, in particolare il frumento e la barbabietola, le difficoltà di zootecnia e ortofrutta, i tecnici di Veneto Agricoltura invitano a guardare il bicchiere mezzo pieno. Vale a dire ai 300 milioni di euro che il primario veneto ha fatturato in più rispetto all’anno precedente, portando la produzione lorda oltre i 5,5 miliardi di euro. Ma anche al recupero del mais dopo il pessimo 2012 e alla sostanziale tenuta del vino.

«L’anno era veramente partito male» ricorda Censori «ma nel secondo semestre i timori sono stati in parte mitigati. Il mais si conferma la prima coltura regionale con 2,2 milioni di tonnellate raccolte su una superficie di 250 mila ettari, il 48 per cento in più. Le intense piogge di primavera, più del doppio della media degli ultimi vent’anni, hanno messo in difficoltà soprattutto i cereali come il frumento tenero, che ha perso il 14 per cento e il frumento duro con un meno 39 per cento. L’orzo è aumentato del 36 per cento solo grazie al notevole aumento della superficie investita (+44 per cento). Nonostante questi cali produttivi, il prezzo dei cereali ha spesso subito l’andamento delle quotazioni internazionali, influenzate a loro volta da un’annata generalmente assai produttiva. Scendono i prezzi di mais (-7 per cento) e frumento tenero, mentre recupera 6 punti il riso. Molto bene la soia, con il 20 per cento di superficie coltivata in più e un balzo della produzione del 116 per cento. Male invece la barbabietola da zucchero, con un calo di superficie e produzione fra il 27-28 per cento». Gli ortaggi sono tutti in calo, a partire dal -40 per cento delle patate e -25 per cento dell’asparago, anche se la scarsità di prodotto ha sostenuto i prezzi. Tra la frutta cresce solo la produzione di mele (+40 per cento). Annata salva per la viticoltura che recupera terreno e segna 11,3 milioni di quintali d’uva raccolta (+4,4%) e 8,6 milioni di ettolitri di vino (+7 per cento). Attenzione ai prezzi però, in calo mediamente dell’11 per cento. Nella zootecnia il prezzo del latte sale del 5 per cento, così come quello delle carne avicole, ma calano le quotazioni della carne bovina. Infine la pesca: calano il numero di pescherecci (-2 per cento) e la quantità (-6 per cento nel primo semestre), mentre il prezzo sale del 10 per cento.

Nicola Stievano

 

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