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L’ingegnere Luigi D’Alpaos boccia il Contorta. Sindaco e deputati al dibattito della Municipalità in sala San Leonardo

«Le grandi navi devono andare fuori dalla laguna, in un porto esterno. Le alternative al passaggio davanti a San Marco vanno tutte studiate e approfondite, ma con la giusta velocità: non si possono fare nuove opere di cui non si conoscono gli effetti».

Con la prudenza dello scienziato, l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, uno dei massimi studiosi di laguna, dice alla fine al pubblico quello che il pubblico vuole sentire.

«Nuovi grandi canali in laguna producono effetti negativi. Il passaggio di una Grande nave produce erosione e genera interrimento in laguna, stravolge l’equilibrio dei piccoli canali».

Dunque, prima di progettare il canale Contorta Sant’Angelo, unica soluzione proposta da Autorità portuale e Magistrato alle Acque, occorre «studiare bene e valutare gli effetti».

Platea numerosa e appassionata, quella convenuta ieri pomeriggio in sala San Leonardo a Cannaregio per assistere al dibattito sulle grandi navi, organizzato dalla Municipalità e dai comitati «No Grandi Navi e Ambiente Venezia. In apertura un documentario realizzato dai comitati con immagini di grande impatto: gli effetti del passaggio di una nave da 130 mila tonnellate.

«Queste navi sono incompatibili con la laguna», ribadisce Luciano Mazzolin.

«Sono le navi che si devono adeguare alla laguna e non il contrario», attacca il sindaco Giorgio Orsoni. Delude chi si aspettava da lui l’illustrazione di un progetto alternativo («Lo ripeto, il Comune non può fare progetti, la Corte dei Conti ci potrebbe chiedere a che titolo spendiamo soldi dove non abbiamo competenze»).

Ma alla fine scalda anche lui la platea. «Ho preteso che il governo non inserisse il progetto del canale Contorta nella Legge Obiettivo», rivela, «e ho chiesto invece che si faccia un confronto fra tutti i progetti allo stesso stato di avanzamento». Attacca anche l’«assurdo principio» che ha separato le acque (demaniali) dal governo della città. «Ci hanno sottratto il governo del nostro territorio», dice, «bisogna porre rimedio a questa situazione».

Felice Casson, senatore veneziano del Pd molto attivo sul fronte del «no» alle Grandi navi in laguna, attacca ad alzo zero. «Occorre che siano i cittadini e gli organismi eletti dal popolo a decidere, non i potentati locali», dice. Specifica che i «potentati» sono la Save e il Porto. Attacca il presidente Paolo Costa e la sua reazione all’interrogazione firmata dai senatori di Pd, Psi e Sel che chiedeva a Letta di soprassedere. «Ha perso la testa», dice, «dovrebbe avere un po’ di rispetto per i rappresentanti delle istituzioni». Sui sindacati, Casson attacca: «Abbiamo il dovere di tutelare il lavoro, ma i sindacati sono stati abbagliati e imbrogliati». Quanto alle alternative, Casson propone di confrontarle tutte, con estrema trasparenza e richiama la decisione presa dal governo nella riunione del 5 novembre.

«Ma lì si parla solo di alternative che comunque portino le grandi navi in Marittima, così non va», dice il deputato del Movimento Cinquestelle Marco Da Villa. Il senatore grillino Giovanni Endrizzi ripercorre le tappe del dibattito in Senato. «Insieme a Casson, con cui condividiamo le linee di fondo», dice, «abbiamo presentato due mozioni perché il governo discuta subito di questo argomento». Obiettivo è infatti quello di riportare il confronto sulle alternative al di fuori del ministero delle Infrastrutture, che ha incaricato Porto e Magistrato alle Acque. «Altrimenti finché noi chiacchieriamo», dice Da Villa, «loro vanno avanti come treni».

Lungo il dibattito, con interventi tra gli altri del portavoce del comitato Silvio Testa e della presidente veneziana di Italia Nostra Lidia Fersuoch. «Le navi devono andare fuori dalla laguna», dicono. Stessa linea quella espressa dal presidente della Municipalità Erminio Viero. Dibattito intenso e grande partecipazione. «Dimostra che la gente vuole partecipare alle scelte», dicono soddisfatti gli organizzatori. Intanto al ministero dell’Ambiente è arrivata la richiesta di valutare oltre ai nuovi canali anche i progetti del terminal in mare e di Marghera.

Alberto Vitucci

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