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Bifamiliari costruite 27 mesi fa, nessun acquirente. L’imprenditore mette il cartello: le propongo a prezzo di costo  

ALBIGNASEGO – In questi giorni ci sono i saldi di calzature e abiti e pure le svendite delle case: ormai il mercato immobiliare stagnante rende imprenditori e costruttori creativi, o forse è meglio dire disperati. Ecco perché Gastone Facco, titolare di un’impresa di costruzioni di Curtarolo, ha affisso il cartello “Svendesi” sulle otto unità abitative che ha costruito due anni fa in via Don Bosco a Mandriola di Albignasego. Cartello che ha attirato la curiosità di molti.

«Sono oramai 27 mesi che ho costruito quelle bifamiliari», racconta Facco, «e purtroppo di acquirenti non se n’è presentato nemmeno uno. Sto incollato al telefono sperando che ogni telefonata possa portarmi un potenziale cliente: purtroppo di questi tempi si vive nell’ansia continua».

Il signor Facco quattro anni fa aveva acquistato il terreno a Mandriola: era il momento in cui si costruiva e vendeva bene e Albignasego, così come tutti i Comuni dell’area metropolitana, attirava parecchi compratori, specie chi lasciava la città e cercava nell’hinterland abitazioni vicine al centro, ma immerse nel verde.

«Ma queste case non sono riuscito più a venderle», spiega, «come anche altre che ho costruito a Legnaro, Curtarolo e Vigodarzere, dove ho edificato metà dell’abitato di Saletto».

I clienti non ci sono, ma le tasse da pagare sì, e pure gli stipendi ai dipendenti.

«Ce n’è uno che lavora con me da 28 anni: come faccio a lasciarlo a casa o senza stipendio?» prosegue Facco. «Ho sempre pensato alla mia azienda, che ha ormai 35 anni, come alla mia famiglia e anche i dipendenti stranieri non saranno miei parenti di sangue, ma li considero tali. Con me lavora anche una delle mie due figlie: io sono battagliero e cerco di tirare avanti, anche se ormai ho dato fondo a ogni mio risparmio e ho messo in vendita una Fiat 500 d’epoca pur di racimolare qualcosa. Mentre a lei si è spento il sorriso».

Da qui l’idea di “svendere” le otto unità nelle bifamiliari da 150 metri quadrati l’una a un prezzo che gli permetta di andare a pareggio.

«Ho dovuto abbassare il prezzo iniziale del 15%» precisa l’imprenditore, «che equivale al guadagno che ci avrei fatto. Ma adesso sono sceso a 335 mila e 315 mila euro, per le due diverse tipologie architettoniche: cifre che mi coprono le spese sostenute per la costruzione delle case e l’acquisto dei terreni».

Certo è un prezzo che per molte famiglie giovani o monoreddito rimane ancora inaccessibile.

«Ma questo è quanto mi sono costate», rivela Facco «e cerco per lo meno di ricavare i soldi per pagare gli stipendi. L’Imu? Quella come faccio a pagarla? Equitalia potrebbe venire a confiscare una delle case? Faccia pure, tanto io non riesco a venderla. Chi si trova al governo non può soltanto subissarci di tasse, senza fornirci un aiuto concreto. Capisco chi arriva a gesti estremi, perché noi imprenditori siamo lasciati soli e siamo stanchi di parole e di promesse da parte della classe politica che non rinuncia a suoi lauti stipendi. Adesso è ora che i politici passino ai fatti, sennò il rischio è che la gente dai forconi passi ai fucili».

Cristina Salvato

 

COMUNI ALLE PRESE CON LA MANUTENZIONE DEI VECCHI EDIFICI PUBBLICI

Patrimonio in disuso e costoso

Il sindaco di Mestrino: «Non possiamo spendere per ristrutturare» 

MESTRINO/ALBIGNASEGO – La crisi economica e l’immobilità del mercato immobiliare hanno prodotto un effetto negativo anche sui Comuni, rispetto al patrimonio storico in disuso in loro possesso: mentre i municipi non possono spendere per ristrutturare gli antichi edifici, nessun compratore si fa avanti per addossarsi l’acquisto e la rimessa a nuovo, riutilizzandoli in qualche altro modo. E così ai Comuni non restano che dei ruderi semidiroccati e tocca loro pure spendere perché non cadano definitivamente, magari mettendo in pericolo l’incolumitàdei passanti.

Come è accaduto a Mestrino con l’ex municipio, della cui sorte si è interrogato anche il consigliere Flavio Pinton del M5S. «L’edificio ha oltre un secolo ed è vincolato», spiega il sindaco Marco Pedron, «e dal 2008 vi abbiamo tolto l’agibilità, proprio perché fatiscente. Il progetto per ristrutturarlo ci costerebbe, da una stima effettuata nel 2006, alcuni milioni di euro che non possiamo spendere. E nessun compratore finora si è fatto avanti finora. Il mese scorso il tetto è crollato, costringendoci a impegnare 25 mila euro per la sua sistemazione».

Analoga situazione vive Albignasego, dove gli edifici di pregio abbondanti e inutilizzati sono almo due. «Villa Libero non riusciamo a venderla e anche l’ennesima asta, nonostante il prezzo sia di soli 500 mila euro per due edifici e relative pertinenze, è andata deserta» precisa l’assessore Enrico Bado, «tanto che andremo a trattativa privata, d’ora in poi, approfittando del meccanismo della perequazione per cui, in cambio della villa, ci verrebbero fornite opere pubbliche. Per l’ex scuola di Lion, invece, sto trattando con Ater affinché la inserisca nel suo piano di investimenti e ne ricavi così sei alloggi di edilizia popolare».

(cri.s.)

 

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