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Legambiente boccia senza riserve il piano regionale: concepito senza tener conto delle riserve

TREVIGNANO – Un piano tutto da bocciare: Legambiente di Trevignano cassa, infatti, su tutta la linea il piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta regionale.

Ne contesta la mancata definizione di un limite percentuale del territorio agricolo escavabile, ma soprattutto contesta la previsione di concedere ampliamenti ritenendo che quanto già concesso, con il ricorso a fonti alternative, possa soddisfare il fabbisogno per i prossimi 30 anni.

Quindi per Legambiente di Trevignano la cosa migliore che potrebbe fare la Regione è di congelare l’escavazione futura e imporre piuttosto ricomposizioni ambientali certe dove è stata esaurita l’escavazione. Nel documento inviato a Venezia, Legambiente di Trevignano afferma che il piano è tutto da rifare.

«I 120.000.000 di metri cubi di fabbisogno regionale di inerti da costruzione (ghiaia e sabbia, detriti e calcari da costruzione) di piano previsto nei 10 anni, e i 36 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbie, risultano essere calcolati con il metodo del ribaltare sul futuro i dati del lontano passato, mentre il dato da cui partire per questa operazione dovrebbe essere quello, facilmente verificabile e calcolabile, della produzione degli ultimi tre anni, in quanto più vicino alla particolare congiuntura economica del periodo. I fabbisogni di scavato potrebbero essere più correttamente quantificati in 2.500.000 metri cubi all’anno, parte dei quali può essere tranquillamente coperta nei prossimi anni dalle fonti alternative ( 3.000.000 di metri cubi annui, ma con una efficace politica incentivante potrebbero tranquillamente raddoppiare) e/o dalle fonti temporanee (altri 3.000.000 metri cubi annui). Va aggiunto poi il dato rilevante delle riserve, pari a 121.000.000 metri cubi di attività di cava, gruppo A, di cui 86.000.000 metri cubi di sabbie e ghiaia, a cui si dovrebbero aggiungere gli ampliamenti e le nuove cave in fase di rilascio. Questo significa che il residuo già autorizzato potrebbe essere sufficiente per circa 30 anni, ipotizzando un consumo di 3.000.000 metri cubi annui. Non è quindi per niente giustificata la nuova escavazione di 36 milioni di metri cubi che continuerebbe a deteriorare in modo irreversibile un territorio già degradato. Non si vede perché, se davvero la Giunta Regionale crede alla prospettiva del recupero come accettabile ricomposizione del territorio dopo l’escavazione, nel piano non abbia congelato gli scavi (che non comporta nessuno squilibrio di mercato viste le enormi quantità di riserva) garantendo con tale operazione la ricomposizione di una cospicua parte di cave, prima del rilascio di nuovi ampliamenti».

(e.f.)

 

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