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La filosofia del Pat: stop alle nuove lottizzazioni residenziali e commerciali

La giunta comunale preferisce puntare su riqualificazioni e polmoni verdi

Stop all’edificazione in città per i prissimi 10 anni. Il sindaco Manildo ha pronta sul tavolo una maxi-osservazione al Pat che consentirà di diminuire la possibilità edificatoria a Treviso di 1,1 milioni di metri cubi. Con questa modifica il Pat targato Lega e Pdl sarà rifatto. Tra giugno e luglio si concluderà l’iter che sancirà la nuova politica urbanistica per il capoluogo. Resteranno solo 600 mila metri cubi, in dieci anni, costruibili. Ma sono vecchie “licenze”.

«In campagna elettorale abbiamo ripetuto più volte che il Pat così come concepito dalla precedente amministrazione doveva essere rivisto», spiega Manildo. E così ha formato un gruppo di tecnici che dallo scorso settembre lavora a una rivisitazione. Gaetano Di Benedetto, Luigi Calesso, Beatrice Ciruzzi, Oliviero dell’Asen, Fabrizia Franco e Giovanni Negro, i componenti del gruppo. Ieri è stato presentato il documento che ne è emerso, i cui contenuti finiranno in un atto d’indirizzo firmato dal sindaco Manildo, e in seguito in un’osservazione al Pat redatta dagli uffici. Il focus di tutto il lavoro della commissione è stato la salvaguardia del territorio.

«Tutte le costruzioni che sono state autorizzate fino ad ora, ma non ancora realizzate, sono sufficienti per i prossimi 20 anni», spiega il consigliere Giovanni Negro. E Ca’ Sugana su tutto questo non può più intervenire, sono diritti acquisiti: si tratta di 1,2 milioni di metri cubi. Ma con il Pat redatto dalla giunta Gobbo si arrivava a ben 2,9 milioni di metri cubi. Riducendo le aree in cui sarà possibile costruire, e valorizzando il restauro rispetto al nuovo, il gruppo di lavoro è riuscito a ridurre notevolmente questa quota. A disposizione ci saranno 1,8 milioni di metri cubi, ma molti, come detto, sono eredità del passato. A ciò si aggiunga il fatto che è stato deciso non verrà più data alcuna proroga. Se l’autorizzazione scadrà prima che inizino i lavori, il privato perderà il diritto a costruire.

«Nel documento sono contenuti diversi suggerimenti. Per esempio», prosegue Negro, «una decisa riduzione del dimensionamento delle cubature, una forte attenzione al sistema del verde, cunei verdi che arrivino al cuore della città. Sarà necessario puntare poi all’economia del fare, rivitalizzare le frazioni, dare impulso all’agricoltura di qualità e realizzare dei cunei verdi che arrivino al cuore della città; la promozione del sistema ferroviario metropolitano è particolarmente importante».

A ciò si aggiunga il fatto che attraverso la maxi-osservazione si apriranno ancora una volta i termini per le osservazioni e si dovrà passare nuovamente in consiglio comunale. In questo modo la giunta Manildo potrò fare il suo Pat. A Ca’ Sugana inoltre prepareranno un piano del verde: si tratta di indicare percorsi per collegare campagna e città, oltre a collocare orti e boschi urbani. Quella dei cunei verdi che dalla periferia raggiungono la città (come lo Storga), è un’idea che era stata lanciata anche da Impegno Civile durante la campagna elettorale. Resta poi la grande, e complessa, sfida del sistema ferroviario-metropolitano. Nel documento saranno inserite delle stazioncine comunali, ma in questo caso oltre al Pat serviranno soldi. «Siamo riusciti a trasformare un brutto anatroccolo in un cigno», dice l’assessore all’Urbanistica Paolo Camolei. «L’abilità di questo gruppo di lavoro è stata di riuscire a tradurre la nostra visone politica in un documento in grado far diventare il Pat nostro».

(f.c.)

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