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Nuova Venezia – Grandi navi. Casson: “No al ricatto”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

feb

2014

 

LE REAZIONI

Per l’ex pm non sono in gioco i posti di lavoro

«Chi sventola il ricatto occupazionale non vuol fare gli interessi della città ma quelli delle multinazionali della croceristica. Solo loro alla fine guadagnano da questa situazione». Felice Casson, senatore del Pd primo firmatario della mozione che chiede al governo di valutare «tutte le alternative sul tappeto» e non usare procedure speciali per scavare un nuovo canale in laguna, respinge al mittente le critiche avanzate da industriali e sindacati. «È chiaro che la prima nostra preoccupazione quando parliamo di alternative devono essere i lavoratori», dice, «ma qui non si tratta di cancellare un’attività, anzi. Ci sono studi recentissimi che dimostrano come trovando banchine alternative per le navi troppo grandi e liberando spazi alla Marittima per yacht e navi medio-grandi si avrebbero nuovi posti di lavoro. Gli altri certo non sarebbero persi allontanando le navi di 2-3 chilometri dalla città, come si fa in tutto il resto del mondo». La polemica si riaccende. Perché già domani, al più tardi giovedì, le due proposte di mozione depositate in Senato da Felice Casson (insieme a 20 senatori di Pd, Sel e Psi) e da Giovanni Endrizzi (Cinquestelle) arriveranno in aula. Dovranno dunque essere votate, e se approvate impegneranno il governo «a valutare le alternative sul tappeto, rinunciando a scorciatoie procedurali come la Legge Obiettivo e tenendo in considerazione i finanziamenti e l’aspetto occupazionale». Due proposte illustrate qualche giorno fa in una affollatissima sala San Leonardo, a Cannaregio, alla presenza di comitati ma anche di molti cittadini comuni. La questione grandi navi è anche all’esame dei circoli del Pd. Il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno che appoggia la linea proposta dal sindaco di «mettere a confronto tutte le alternative».

(a.v.)

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il sindaco DAL SUDAFRICA

«Terminal a Marghera? Bastano tre mesi»

«Il problema occupazione? Ancora una volta viene sventolato in modo strumentale, per difendere interessi di parte: non abbiamo mai detto che le navi non le vogliamo, solo che sono troppo grandi e si devono spostare un po’. Si tratta di trovare le alternative migliori, proprio per non farle andare via». Il sindaco Giorgio Orsoni risponde così da Johannesburg, dove rappresenta Venezia nel vertice internazionale C-40, alla presa di posizione delle categorie e dei sindacati. «Se non si fa il Conorta si perdono posti di lavoro? E chi lo ha detto?. Il Comune ha chiesto di valutare le alternative e di predisporre un Piano portuale, per fare le cose bene. E in attesa di soluzioni definitive di attrezzare due banchine a Marghera». Ma non si può fare, ripetono in coro Porto, Vtp, industriali e sindacati. «Non è assolutamente vero», ribatte Orsoni, «volendo, la soluzione provvisoria si può realizzare in tre mesi. E l’occupazione non dininuirebbe, anzi aumenterebbe». La tesi che il sindaco ha esposto più volte davanti al governo, fino all’accordo del 5 novembre scorso. Che ha portato alle ordinanze della Capitaneria di porto – una per avviare il canale Contorta come via di accesso alternativo alla Marittima, l’altra per ridurre il numero delle navi in canale della Giudecca nel 2014 del 20 per cento e dal 2015 impedire il passaggio a quelle superiori a 96 mila tonnellate. «Gli input del governo erano giusti, poi ci sono state delle pressioni», accusa il sindaco, con chiaro riferimento al Porto. Ma io devo fare gli interessi della città, tutalere il lavoro e anche l’ambiente. Confido che il governo alla fine troverà una soluzione ragionevole».

(a.v.)

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«Subito il Contorta o le navi restano»

Industriali, artigiani e sindacati lanciano l’allarme occupazione: con il blocco senza alternative quattromila posti in menoAlberto Vitucci Subito il canale Contorta, con procedure d’urgenza. Altrimenti, le grandi navi restano dove sono. È un messaggio netto quello che industriali, sindacati e associazioni di categoria mandano alla politica: «Attenti a non mettere a rischio l’occupazione». Matteo Zoppas, presidente di Unindustria Venezia, lo dice anche a nome di Cgil, Cisl, Uil, di Confartigianato, Cna e Camera di commercio. Conferenza stampa congiunta, al quinto piano del Vega a Marghera, per mandare un avviso chiaro al sindaco Orsoni e ai senatori che si apprestano a discutere la mozione sulle alternative. «Non vogliamo fare polemiche politiche», attacca Zoppas, «ma dire chiaramente che se togliamo le grandi navi dalla Giudecca senza che siano pronte le alternative, il danno potrebbe essere incalcolabile». Cifre che secondo Unindustria superano le 4 mila unità quanto a lavoratori impiegati a terra con le, navi senza contare l’indotto, 480 milioni di euro di danni. L’idea degli industriali è chuara. Se si danno agli armatori segnali di incertezza, le compagnie potrebbero scegliere altri porti. Ecco allora che Unindustria – in questo perfettamente d’accordo con i sindacati – chiede al governo di accelerare il più possibile la realizzazione del canale alternativo (Contorta Sant’Angelo) inserendolo nella Legge Obiettivo. Solo in questo caso, dicono, «sarebbero disposti ad accettare la riduzione delle navi in transito prevista per il 2015 di circa il 20 per cento, con un limite di stazza fissato a 96 mila tonnellate. «Ma una soluzione provvisoria non può trasformarsi in definitiva», dice Zoppas, «lo dice anche il decreto Clini Passera: con questa disoccupazione giunta in Provincia al 13 per cento non ci possiamo permettere di buttar via un settore come la croceristica e distruggere un brand famoso nel mondo. Agli armatori che si riuniranno il 10 marzo a Miami per fare i piani annuali bisogna lanciare un messaggio rassicurante. Prima che vadano altrove». Lino Gottardello, da molti anni segretario della Cisl, è ancora più drastico: «Prima le alternative praticabili e poi i blocchi», dice, «e l’unica per adesso è il Contorta. La politica locale deve stare attenta al lavoro, non può delegare le sue decisioni al Tar». Al Tar, oltre al Comune ha presentato ricorso anche la Vtp, Venezia Terminal Passeggeri, che ritiene anch’essa troppo penalizzanti i limiti imposti dalla Capitaneria di porto. Sul tasto dell’occupazione battono anche Francesco Antonich (Confcommercio), Renato Fabbro (Cna) e Giorgio Minighin (Confatigianato). «Le nostre categorie insieme rappresentano 400 mila lavoratori», dicono, «ricordiamoci che le navi danno da lavorare». Lavoro che se ne andrebbe spostandole a Marghera? «Sì», taglia corto Zoppas, «e poi lì non è possibile, quelle sono banchine commerciali, bisognerebbe espropriarle e togliere concessioni». Lettera firmata da dieci presidenti di industriali e categorie, dai sindacati. Inviata ieri a Comune, Provincia, Regione, parlamentari.

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la storia

Polemica di tre anni da Clini al Tar

Un decreto (ancora inapplicato), un accordo a palazzo Chigi, tre ricorsi al Tar, due mozioni al Senato. Il problema grandi navi è sempre in primo piano. Anche se in questi mesi, a causa dei lavori del Mose, le navi non entrano più dal Lido. In primavera torneranno, e per allora una decisione dovrà essere presa. Il decreto Clini-Passera, emesso un mese dopo il naufragio della Costa Concordia, vietava il passaggio nei luoghi sensibili. Compreso il Bacino San Marco, dove però il provvedimento per entrare in vigore attende le «vie d’accesso alternative per la Marittima». Tutto è fermo da due anni. Nel frattempo le navi e le loro misure sono andate aumentando. Comune e comitati protestano, così come l’opinione pubblica internazionale e le tv di mezzo mondo per quelle enormi navi davanti a San Marco. Si arriva all’accordo del 5 novembre, poi alle ordinanze dalla Capitaneria. Vtp, Cruise Veneize e Comune ricorrono al Tar, per motivi opposti. Adesso delle grandi navi si occuperà il Senato.

(a.v)

 

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