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Il sindaco definisce «un passo avanti» l’ordine del giorno del Senato «Chi ha fretta vuole imporre progetti predefiniti. No a Costa commissario»

«La gatta frettolosa fa i gattini ciechi. La grande fretta di qualcuno nasconde la volontà di imporre scelte già confezionate che potrebbero danneggiare la laguna. Non possiamo rifare gli errori del passato».

Appena rientrato da Johannesburg, dove ha partecipato al vertice delle città mondiali sull’ambiente, il sindaco Giorgio Orsoni lancia un messaggio preciso.

«La mozione votata dal Senato», attacca, «è un grande passo avanti, ma adesso bisognerà valutare bene i progetti e scegliere quello compatibile con la laguna. Se il Porto non è stato capace di fare scelte strategiche in questi anni deve assumersene la responsabilità. Non può agitare adesso lo spauracchio occupazione e scaricare sugli altri».

Il ragionamento del sindaco è che la programmazione delle crociere fatta negli ultimi anni non ha tenuto conto che queste si svolgevano in un ambiente delicato come la laguna.

«Oltre al gigantismo navale hanno assecondato con supina accettazione il gigantismo portuale. Hanno perseguito profitti immediati senza guardare al lungo periodo».

Soddisfatto dello stop imposto dal Senato al «pensiero unico» del Contorta e alla Legge Obiettivo. Un po’ meno dei tempi stretti imposti per esaminare i vari progetti.

«Va fatta un’operazione di verità», scandisce il sindaco, «chiederò che le decisioni siano prese in Comitatone».

E l’ipotesi di nominare un commissario straordinario, lo stesso presidente Costa come ha proposto l’assessore regionale Chisso? Orsoni prende fiato:

«Intanto dico che per fare le cose bene non c’è alcun bisogno di dare poteri straordinari a qualcuno. E se un commissario ci deve essere, questo deve essere il sindaco della città. Non certo il presidente del Porto, che si è già espresso in favore di una strada smentita dal Senato. E nemmeno dalla Regione che si è già espressa nella stessa direzione». «Il confronto devono avviarlo le autorità preposte, il Magistrato alle Acque», continua il sindaco.

E i progetti? «Noi non ne abbiamo, la prima cosa da fare sarà quella di confrontare le soluzioni proposte, a qualunque livello esse siano. E scegliere quella più compatibile con la laguna. Su questo vigileremo. Ma sono sicuro che il governo sosterrà questa linea».

Sul piatto anche la polemica innescata da tre consiglieri di maggioranza (Beppe Caccia, Camilla Seibezzi e Sebastiano Bonzio) sull’accordo firmato con il Porto per il tranm a San basilio. «Un regalo al Porto?, ma no, il tram è un regalo alla città. I beni demaniali seguono delle regole. Ma se c’è da modificare qualcosa lo faremo in sede di osservazioni».

Alberto Vitucci

 

la proposta dell’ex panfido

Marani, nuovo ormeggio dietro l’Arsenale

La banchina “Marani”, sul lato nord est dell’Arsenale. Soluzione ideale – e immediata – per ospitare grandi navi in transito, liberando la Marittima. Proposta inviata agli agenti marittimi e alle società del Porto da Lucio Sambo, ex direttore commerciale della Panfido rimorchiatori. «Con un po’ di fantasia e di disponibilità al dialogo da parte di tutti», dice Sambo, «si potrebbero trovare facilmente soluzioni alternative che possano alleggerire il bacino di San Marco e la Marittima e aumentare l’occupazione». la proposta è quella di rendere abilitata all’ormeggio delle navi passggeri in transito, grandi e piccole, la grande banchina in canale dei Marani, tra la Certosa e l’Arsenale Nord, già utilizzata come banchina per le grandi navi commerciali in riparazione. «Un luogo dove il pescaggio c’è già, non occorre scavare», dice, «e i turisti che vogliano fare l’escursione potrebbero essere facilmente imbarcati su motonavi o motobattelli, valorizzando anche la parte est della città».

(a.v.)

 

L’INTERVENTO

Contorta nella Legge obiettivo per evitare qualsiasi confronto

di Maria Rosa Vittadini – Docente Iuav, ex presidente Commissione nazionale VIA

Le forti pressioni fatte hanno una spiegazione: schivare qualsiasi altro progetto alternativo, compatibile con l’equilibrio della morfologia lagunare

Le fortissime pressioni per inserire in Legge obiettivo lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo hanno un solo significato: quello di precostituire la scelta del progetto evitando il confronto con le possibili alternative e soprattutto con le alternative in grado di essere realmente compatibili con l’equilibrio della morfologia lagunare e l’inversione delle tendenze al suo degrado. Le procedure della Legge obiettivo per loro natura indeboliscono la possibilità stessa del confronto. Nel 2001, quando furono introdotte, dovevano valere per un ristrettissimo numero di opere della cui utilità nessuno poteva dubitare. Una manciata di opere progettate da anni, da tutti considerate indispensabili, da anni in attesa di finanziamenti e di apertura dei cantieri. Sul fatto che lo scavo del canale Contorta Sant’Angelo non appartenga affatto alle opere di incontestabile necessità e di riconosciuta e matura fattibilità mi pare che non ci possano essere dubbi. Anzi, sotto lo sguardo perplesso del mondo, stiamo discutendo di un’opera proposta dall’Autorità portuale al solo scopo di mantenere il proprio business, di sicuro fortissimo impatto sulla già disastrata situazione della morfologia lagunare. Una morfologia profondamente alterata per cause, scientificamente dimostrate, connesse allo scavo del canale dei petroli, di cui il Contorta Sant’Angelo si candida a essere la prosecuzione verso la Marittima e Venezia. È appena il caso di ricordare che il progetto di confinamento del canale dei Petroli, orientato a costituire la parte iniziale del progetto di scavo del canale Contorta, e stato precipitosamente ritirato dal Magistrato alle acque per la manifesta inadeguatezza. La procedura della Legge obiettivo in questo caso, dove occorre davvero considerare alternative diverse, compresa l’alternativa del non fare se i rischi per la laguna fossero inaccettabili, è profondamente inadatta. Perché si svolge su un unico progetto, per di più sviluppato solo come progetto preliminare. Certo il proponente, nel nostro caso l’Autorità portuale, ha il dovere di confrontarlo con le possibili alternative. Ma è un confronto unilaterale e senza diritto di replica: è il proponente che sceglie le alternative da confrontare con l’unico dovere di spiegare perché le ha scartate a favore del progetto da lui proposto. Ricordo che la Valutazione di impatto ambientale delle opere inserite nella legge Obiettivo è del tutto diversa dalla logica della Valutazione delle opere “normali”. La strategicità dichiarata comporta infatti che la commissione VIA si esprima sul progetto preliminare e che la finalità di tale espressione sia principalmente quella di indicare al proponente quali sono le caratteristiche che deve avere il progetto per risultare ambientalmente compatibile. È come dire che l’opera è decisa e che occorre solo vedere come farla. A me pare che in questo caso specialissimo il ministro dell’Ambiente dovrebbe “costruire” una procedura di Valutazione, di cui è l’autorità istituzionalmente responsabile, nella quale i tre o quattro progetti preliminari proposti dai diversi soggetti siano contemporaneamente comparati e valutati dalla Commissione VIA, opportunamente potenziata e attrezzata con audizioni tecniche. La procedura dovrebbe garantire la trasparenza delle argomentazioni e delle scelte, indicare il livello progettuale e la valutazione degli impatti, garantire per tutti i proponenti la disponibilità delle informazioni. In ogni caso pare dovere imprescindibile che su un tema di così fondamentale importanza non si ricorra alla scorciatoia della Legge obiettivo e al suo oggettivo significato di prepotenza degli interessi economici, ma si operi davvero per la trasparenza. Per non doverci trovare tra cinquant’anni, forse non noi ma i nostri figli e nipoti, a chiederci chi ha autorizzato, come è stato possibile, alla vana ricerca di un colpevole.

 

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