Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

MALTEMPO »I RISARCIMENTI

Il Governo valuta aumenti delle accise. Pd: spese per l’emergenza fuori dal Patto di stabilità e rinvio delle scadenze fiscali

VENEZIA – Aumentare le accise sui carburanti per rastrellare le risorse chieste a gran voce da Veneto, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio, le regioni più colpite dall’ondata di maltempo che ha devastato pianura e montagna. Questo l’orientamento che si va profilando ai piani alti del ministero dell’Economia e delle Finanze. Un approccio non proprio originale – i 17 (sic) balzelli su benzina gasolio gravano già per il 53% sul costo finale alla pompa – a fronte di una situazione finanziaria alquanto complicata. Il Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali è già ridotto al lumicino mentre il censimento dell’emergenza si annuncia oneroso.

«Abbiamo seri problemi di cassa», ha replicato il premier Enrico Letta al governatore Luca Zaia che gli prospettava danni superiori a quelli provocati dall’alluvione del 2010 e istanze di risarcimento conseguenti. Quattro anni fa il bilancio delle distruzioni sfiorò il mezzo miliardo e il Governo “amico” Berlusconi-Bossi erogò alla Regione Veneto aiuti per 200 milioni. Improbabile che ora accada altrettanto, non per calcoli politici ma alla luce delle ristrettezze che hanno prosciugato i capitoli di spesa di Palazzo Chigi. Peraltro, una definizione attendibile dei danni è complicata dalla somma di più fattori – famiglie, imprese, opere pubbliche, interventi di bonifica – che investono un centinaio di Comuni e un territorio, montano in primis, molto esteso. Tant’è. Nei prossimi giorni il Consiglio dei ministri vaglierà lo stato di calamità naturale dichiarato da Palazzo Balbi: scontato il riconoscimento formale, l’incognita riguarda l’entità dei finanziamenti stanziati, accompagnati dalla nomina di un commissario ad acta (probabilmente lo stesso Zaia) dotato di poteri straordinari, capaci di eludere le mille trappole burocratiche che costellano l’iter della ricostruzione.

Si muove anche il partito democratico, azionista di maggioranza del Governo: Simonetta Rubinato, insieme ad altri parlamentari veneti del Pd, presenterà un emendamento al decreto milleproroghe chiedendo la sospensione di ritenute fiscali e contributi in scadenza per le aziende il 16 febbraio, come auspicato da Confindustria Padova: «Sarebbe un segno di sensibilità concreta da parte dello Stato», commenta, ricordando che analoghe misure di sospensione tributaria sono già state disposte in favore dell’Emilia; per quanto riguarda i finanziamenti necessari alla messa in sicurezza idrogeologica, Rubinato proporrà all’esecutivo che le risorse liberate dalla spending review in Veneto siano lasciate alla Regione e vincolate a questo obiettivo: «Prevenire il dissesto costa molto meno che riparare i danni, di questo si devono convincere anche l’Europa e la Ragioneria di Stato».

In ambito governativo si segnala anche l’iniziativa del senatore Giorgio Santini, capogruppo del Pd in commissione bilancio e già relatore della legge di Stabilità: «La situazione è oggettivamente grave. Ricordo che in quaranta giorni è scesa in Veneto una quantita’ di pioggia pari al 45% del totale delle precipitazioni annue. A fronte dell’esiguità delle risorse disponibili, correttamente sottolineata da Letta, occorre un immediato impegno del Parlamento per scorporare dal Patto di stabilità le spese relative all’emergenza e alle opere necessarie, a cominciare dai bacini di laminazione e dalle casse di espansione, così come auspicato dai sindaci. Ci batteremo per questo obiettivo e per ottenere il rinvio il rinvio delle scadenze fiscali su imprese e cittadini». Da Strasburgo, infine, si leva la voce dell’europarlamentare leghista Mara Bizzotto che in un’interrogazione urgente alla commissione dell’Ue sollecita l’attivazione del Fondo di solidarietà europeo in favore delle popolazioni venete alluvionate: «Nel 2010 l’Unione europea stanziò 16, 9 milioni, le autorità italiane presentino al più presto a Bruxelles un piano straordinario per i nostri territori così da evitare il ciclico ripetersi delle drammatiche circostanze che stiamo vivendo ormai da qualche anno».

Filippo Tosatto

 

VERTICE A VILLORBA CON MANZATO, ASSOCIAZIONI E CONSORZI

L’agricoltura in ginocchio Decine di milioni di danni 

VILLORBA – Tra lesioni alle strutture e animali annegati nella sola Bassa padovana si parla di danni superiori ai dieci milioni di euro. Destinati, secondo Giorgio Piazza, il presidente di Coldiretti Veneto, drammaticamente a salire. Per un bilancio definitivo delle conseguenze dell’ultima alluvione causate all’agricoltura è ancora presto: si prevedono però cifre ingenti. Sono in corso i controlli sulle infrastrutture, bisognerà verificare poi cosa lascerà sul terreno l’acqua una volta che se ne sarà andata dai campi. E molto dipenderà dal tempo dei prossimi giorni: una gelata ora potrebbe essere fatale per molte colture. Certo è che alla luce dei cambiamenti climatici, la “calamità naturale” oggi non è più un caso fortuito ma una costante. Considerazione che impone a istituzioni e associazioni di rappresentanza l’obbligo di iniziare a ragionare in maniera più strutturale sulla necessità di messa in sicurezza del territorio e dello sviluppo di forme assicurative, anche nazionali se non addirittura europee, che tutelino non solo i danni alla produzione ma anche quelli strutturali.

È sostanzialmente questo l’esito del vertice promosso nella sede della Cantina di Villorba (Treviso) dall’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato con le diverse componenti del mondo rurale coinvolte dalle vicende del maltempo: organizzazioni professionali, cooperative, Consorzi di difesa, Veneto Agricoltura, dirigenti regionali del settore primario e della veterinaria. Avepa sta analizzando e raccogliendo dati a livello locale per disegnare la mappa delle aziende agricole danneggiate per le quali si può ricorrere sia a norme regionali, intervenendo anche sul bilancio e sulla legge finanziaria in fase di discussione in consiglio, sia a quanto prevede il fondo di solidarietà in agricoltura. «Che però è senza soldi», ha ricordato Manzato «nonostante avessimo chiesto lo scorso anno di rimpinguarlo con un miliardo. Oggi la protezione civile sta lavorando per ripristino del potenziale produttivo, Poi bisognerà valutare i danni non assicurabili. In questo incontro sono emerse delle linee comuni e condivise: il fatto che il piano assicurativo deve essere esteso a tutto il Veneto, la necessità di risolvere quelle situazioni in cui l’assicurazione non interviene, l’urgenza di un’azione plurifondo tra quelli dell’agricoltura e dell’ambiente per ripristinare la sicurezza sul territorio. Infine bisogna ragionare su n piano assicurativo nazionale, se non eopeo: non è più possibile calarlo solo a livello regionale». Tra le zone più colpite di tutta la regione la bassa padovana e il veneziano orientale. Qualche danno, ma non preoccupante ai vigneti. Preoccupano invece le coltivazioni di cereali autunno vernini, orzo e frumento, coperti d’acqua. E i danni alle strutture agricole, capannoni e macchinari, difficilmente coperti da assicurazione. «Degli associati a Coldiretti Veneto, oggi circa un terzo sono coperti da assicurazione, una tra le percentuali più alte d’Italia, ma dobbiamo lavorare per aumentare l’adozione di un’assicurazione multi rischio, che tuteli anche le strutture», conclude Piazza «ormai queste alluvioni non sono più eventi eccezionali, per questo bisogna mitigare il rischio in tutti i modi».

Serena Gasparoni

 

IL GOVERNATORE ZAIA INCALZA l’esecutivo

«Letta risponda o temo la rivolta fiscale» 

VENEZIA Pressato com’è da amministrazioni locali in ginocchio (alcune hanno “bruciato” centinaia di migliaia di euro nelle fasi più critiche e ora sono letteralmente in bolletta), Luca Zaia non si accontenterà di una solidarietà verbale da parte di Roma: «L’emergenza maltempo non si è conclusa, manterremo lo stato d’allerta sino alla fine della prossima settimana, monitorando le criticità ora per ora. Avviamo avviato il censimento dei danni e a breve presenteremo il conto al Governo, che dovrà rispondere. In caso contrario non vorrei si arrivasse allo sciopero fiscale», dichiara il governatore leghista»; «Ho voluto incontrare presidente del Consiglio Letta e presentargli il quadro della situazione anche perché non passasse l’idea che qui ci siamo inventati l’alluvione», ha aggiunto «una regione come la nostra, che paga 21 miliardi di euro l’anno a Roma, ha il diritto di chiedere le risorse. La gente l’ha capito e non vorrei che a fronte di un’assenza di risposte, si passasse a uno sciopero fiscale. Noi siamo veneti e dobbiamo far sentire la nostra forza a Roma. Qui non c’entra nulla la politica, dobbiamo riportare a casa i soldi, che sono nostri. Qualora i soldi versati al fisco non tornassero sul territorio sotto forma di aiuto sarebbe legittimo a quel punto chiedere alle imprese come si comporterebbero». Una battuta sulla politica nazionale: «L’attuale gestione dell’Italia è devastante, dovremmo andare al voto subito ma con una nuova legge elettorale che permetta a chi vince di governare. La Lega? Ha vissuto un vero travaglio, gli errori sono stati fatti. Pesa moltissimo la deriva che aveva preso il partito». Infine, le regionali del 2015: «Io non ho intenzione di utilizzare quest’ultimo anno per la campagna elettorale, so che i veneti sono abituati a guardare ai risultati e non voglio deluderli».

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui