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Dopo la riconversione della raffineria al biodiesel, la controllata Versalis spa costruirà accanto al cracking un nuovo impianto di olii vegetali e biolubrificanti

La petrolchimica, nata all’inizio del secolo scorso ai bordi della laguna di Venezia e data ormai per spacciata, è pronta a rinascere a Porto Marghera. Stavolta, però, in versione green, ovvero una chimica verde che comincia a utilizzare prodotti agricoli non di uso alimentare al posto del petrolio e si affiancherà alla produzione di biodiesel nella ristrutturata raffineria di via dei Petroli, alle porte di Venezia, che da aprile prossimo riprenderà a funzionare. Dopo quasi vent’anni di continui annunci di chiusure di interi cicli e impianti produttivi al Petrolchimico di Porto Marghera (pesticidi e fitofarmaci, caprolattame, acido solforio, cloro, ecc.), si ricomincia finalmente a costruire nuovi stabilimenti e ad assumere personale. Eni, infatti, attraverso la sua controllata Versalis spa (ex Polimeri Europa) ha annunciato ufficialmente di aver firmato un “protocollo d’intesa strategico” con la multinazionale Elevance Renewable Sciences – che ha la sua sede centrale a Woodridge (Illinois) negli Stati Uniti d’America – nel quale si prevedono di progettare e costruire insieme, accanto al cracking di Versalis a Porto Marghera, nuovi impianti industriali world-scale che sfrutteranno, primi nel loro genere un «nuovo processo di metatesi applicata agli olii vegetali per la sintesi di prodotti chimici biobased». Dopo l’annuncio ripreso dalla stampa di mezzo mondo, i vertici di Versalis spa spiegheranno i dettagli dell’operazione domani, nel previsto incontro che si terrà a Marghera, con i delegati sindacali (Rsu) dei lavoratori dello stabilimento veneziano e ai segretari nazionali dei chimici di Cgil, Cisl, Uil. Per il momento si parla, in via informale, di un investimento ci circa 250 milioni di euro, aggiuntivo a quelli già previsti per la manutenzione degli impianti del cracking di Porto Marghera (dove sono attualmente occupati 400 dipendenti) che, seppure con una produzione ridotta di circa un quarto di etilene, continueranno ad essere piena mente operativi, per rifornire, via pipe-line, gli stabilimenti chimici che si trovano a Ravenna, Ferrara e Mantova. La partnership tra Eni ed Elevance, come ha spiegato Eni, è finalizzata allo sviluppo e alla industrializzazione di una nuova tecnologia per produzioni da oli vegetali che consentirà la realizzazione di nuovi prodotti chimici bio. Le future produzioni saranno destinate a settori applicativi ad alto valore aggiunto quali cura della persona, detergenti, bio-lubrificanti e prodotti chimici per l’industria petrolifera. «La chimica da fonti rinnovabili ha un ruolo centrale in quello che è il nostro nuovo approccio industriale e commerciale» ha spiegato Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis spa. «L’accordo con Elevance rafforzerà ulteriormente la nostra capacità di crescere nell’innovazione verde, favorendo allo stesso tempo la trasformazione di un stabilimento petrolchimico in un sito sempre più competitivo e sostenibile, e creando così sinergie tra l’industria chimica da fonti rinnovabili e quella tradizionale». «Versalis», ha aggiunto, «metterà a disposizione della partnership le proprie competenze in materia di sviluppo di processi di catalisi e ingegneria su scala industriale, mentre Elevance fornirà il proprio know-how relativo all’impiego di oli vegetali nella produzione di prodotti chimici specialty destinati ad applicazioni ad alto valore aggiunto, sfruttando l’esperienza di simili progetti già realizzati negli Usa e in Asia».

Gianni Favarato

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Scaroni: «Con i nuovi prodotti puntiamo a conquistare il mondo»

Eni punta a conquistare l’Europa e il mondo con i suoi prodotti bio, provenienti da stabilimenti italiani riconvertiti alla chimica verde e l’accordo con l’americana Elevance fa parte di questa strategia. Lo ha detto l’amministratore delegato dell’Eni, il vicentino Paolo Scaroni, intervistato dal Gr1. «È un accordo importante con una società che ha vinto il premio Nobel per la sua tecnologia e che ci consentirà di produrre detergenti, lubrificanti e prodotti chimici partendo dall’agricoltura invece che dagli idrocarburi», ha spiegato Scaroni ricordando che l’accordo con Elevance per una nuova produzione” green” a Marghera, segue quello già fatto a Porto Torres per produrre, partendo dai cardi coltivati in Sardegna, sacchetti biodegradabili». «Si tratta», ha aggiunto, «di un investimento complessivo di 500 milioni di euro nei nostri stabilimenti italiani».

 

ALTRI INVESTIMENTI

Banchina M36 per l’Oleificio Medio Piave. Ora è possibile.

La produzione di olio di origine vegetale da utilizzare come additivo o sostitutivo dei carburanti derivati dal petrolio è la nuova frontiera della chimica mondiale. Un settore destinato inevitabilmente a crescere e diffondersi in Europa e nel resto del mondo, visto che inquina molto meno dei derivati fossili e per questo ne è previsto per legge l’utilizzo crescente nella produzione di bio-carburanti. Di queste nuove produzioni di frontiera se ne è cominciato a parlare a Marghera ben prima della riconversione al biodisel della raffineria di petrolio dell’Eni e dell’annuncio della sua nuova partnership con Elevance. Due anni fa, si è fatta avanti la famiglia trevigiana Dal Sasso, titolare dell’Oleificio Medio Piave di Oderzo, con la firma di un preliminare di acquisto dell’ex area clorosoda di Syndial-Eni dove vuol costruire una raffineria di oli vegetali con l’impegno, sottoscritto, di rioccupare i cassintegrati di Vinyls. Ma il loro progetto si è subito scontrato con l’operatività del porto e gli equilibri interni con i terminalisti già operanti nel settore delle rinfuse vegetali. Ma l’ostacolo più grosso è l’utilizzo della banchina portuale M36 – dove fino a 5 anni fa si scaricava il sale per produrre cloro – affacciata sul traffico canale Malamocco-Marghera vietato anche alle Grandi navi da crociera che transitano in bacino di San Marco. L’utilizzo di questa banchina sembrava un «tabù» ma ora l’Autorità Portuale ha chiesto ai Dal Sasso di predisporre una «valutazione di sicurezza» del previsto arretramento di 30 metri della banchina M36. Una richiesta che sembra prefigurare quel che l’Oleificio aspetta da tempo, ovvero la possibilità di utilizzare quella banchina che sta a ridosso della nuova raffineria che intende costruire con un annunciato investimento di oltre 100 milioni di euro.

(g.fav.)

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