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Mattino di Padova – Migliaia di ettari ancora sott’acqua

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

feb

2014

L’EMERGENZA CONTINUA

Nella Bassa il paesaggio è cambiato, i nuovi laghi non si ritirano

ANGUILLARA – Vaste campagne e alberi rinsecchiti ieri, veri e propri laghi e mandorli in fiore oggi. La settimana di maltempo e di esondazioni ha cambiato radicalmente l’immagine della Bassa Padovana, dove le istantanee naturali sono nettamente diverse rispetto a dieci giorni fa. Lungo tutto il corso del Fratta-Gorzone sono ben 8 mila gli ettari ricoperti d’acqua, in particolare nei punti dove gli impianti idrovori sono rimasti spenti per ore lasciando canali e scoli senza sbocchi se non l’esondazione nelle terre. A Valli Mocenighe, frazione di Piacenza d’Adige, lo spettacolo è mozzafiato tanto è ampio lo specchio d’acqua. Stesso panorama si vede nelle aree degli impianti Vampadore e Cavariega, nella valli tra Megliadino San Vitale e Santa Margherita d’Adige e più a nord-est dove Fratta-Gorzone, Masina e Santa Caterina toccano valli e aree golenali di Vescovana e Sant’Urbano, in zona Ca’ Bianca a Boara Pisani e in alcune zone di Stanghella. Gravi problemi di allagamenti permangono poi in zona Merlara e Urbana, in particolare per l’esondazione del canale Terrazzo: sott’acqua restano le frazioni di Minotte e Begosso. Ad Anguillara la situazione sta tornando lentamente alla normalità e anche il grande lago che si era formato in località Valmarana è destinato a prosciugarsi nel giro di pochi giorni. Dopo due giorni d’assedio l’acqua ha “liberato” l’abitazione della famiglia Trovò, rimasta isolata ma mai abbandonata dai proprietari. «Sono stati giorni difficili», raccontano i residenti, «era già capitato che l’acqua arrivasse davanti al porticato ma stavolta ce la siamo vista brutta. Abbiamo alzato i mobili e portato al piano superiore tutto ciò che si poteva mettere in salvo. Poi ci siamo riscaldati con le due stufe e abbiamo continuato a gettar fuori l’acqua che entrava, con l’aiuto della protezione civile. Per due giorni abbiamo girato per casa con gli stivali ma ora l’acqua si è ritirata». Anche a Bovolenta e in zona collinare a Lozzo Atestino è in corso il controllo degli argini e dei murazzi. Intanto la Protezione civile ha emesso un bollettino che dichiara lo stato di preallarme per rischio idrogeologico su tutto il territorio regionale sino alle ore 14 di oggi: nel Padovano l’area a rischio è quella dei Comuni rivieraschi del sistema Fratta-Gorzone.

Nicola Cesaro

 

Montegrotto chiederà i danni al Genio Civile

Il sindaco Bordin ha affidato una consulenza tecnica e l’incarico a un avvocato «Ci hanno mandato sotto per salvare Padova». Oggi riapre la scuola Nievo

MONTEGROTTO TERME – Il Comune di Montegrotto fa sul serio. Il primo cittadino Massimo Bordin ha intenzione di chiedere i danni al Genio Civile dopo l’alluvione che nell’ultima settimana ha interessato il territorio sampietrino. «Ci sono professori di Idraulica che, assistiti dall’avvocato Ferdinando Bonon, stanno stilando una relazione tecnica con la quale potremo andare a chiedere i danni», spiega Bordin. «Gli esperti hanno già attestato che gli allagamenti sono avvenuti perché il Genio Civile ha voluto salvare Padova, decidendo di sottoporre Montegrotto e Battaglia ai rischi di inondazione. I cittadini devono sapere che, quando abbiamo chiesto spiegazioni al Genio, ci è stato risposto testualmente così: “Che colpa abbiamo noi se siete sfortunati?”. Non mi sembra una risposta da dare a un primo cittadino di una località alluvionata». Oggi intanto parte la raccolta fondi pro-alluvionati organizzata dal Comune. In attesa di conoscere quanto sarà riconosciuto da Stato e Regione per calamità naturale è stato attivato un conto corrente a cui si possono devolvere soldi per aiutare le famiglie in difficoltà. Il numero è: IT96 H062 2512 1861 0000 0000 158. Il sindaco ha fatto un primo bilancio sull’attività della protezione civile nei giorni d’emergenza. «Tra tutti gli uomini impiegati, sono state 1200 le ore totali di lavoro. In questo calcolo bisogna tenere presente le 54 persone che ogni giorno sono state sul campo al servizio dei cittadini. Sono stati spesi 1500 euro di gasolio e solo dalla protezione civile sono stati percorsi più di mille chilometri. Contando la polizia locale, i vigili del fuoco e i tecnici comunali arriviamo a quasi 3000 km. Questa è stata l’alluvione più imponente di sempre a Montegrotto, Neanche quella del 1992 era stata di simili dimensioni». Oggi partirà la perizia nelle abitazioni lesionate, i tecnici comunali stileranno una stima dei danni entro la fine della settimana. Per gli alberghi alluvionati, invece, è una corsa contro il tempo: per San Valentino dovrebbe riaprire il Commodore in tempi da record. Il senatore dell’Udc Antonio De Poli presenterà un’interrogazione parlamentare al ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato per conoscere le iniziative del Governo. Oggi intanto riapre anche la scuola Nievo.

Federico Franchin

 

Vanno riscritte le carte del rischio idraulico

Sandon: il raddoppio della Botte e la circonvallazione delle acque mettono Montegrotto in pericolo

di GIANNI SANDON – consigliere Ente Parco Colli Euganei

Aldilà delle reazioni e delle polemiche a caldo, ci auguriamo che su quanto avvenuto in questi giorni si faccia al più presto un adeguato approfondimento tecnico. In realtà si sono verificati dei fatti che potrebbero obbligare a riscrivere le carte del rischio idraulico. Eventualità che riguarda in particolare la zona termale, a partire da tutta la zona, in comune di Montegrotto, compresa fra il Rialto e il canale di Battaglia. Mai per questa zona si era verificata una situazione così disastrosa. E infatti la carta del rischio idraulico di Montegrotto non contiene indicazioni particolarmente allarmanti, se non per qualche parte di questa zona. E sulla serietà di questa carta dovrebbero esserci pochi dubbi, visto che è stata elaborata dal prof. D’Alpaos. Cos’è successo allora di nuovo? È proprio quello che si dovrebbe scrupolosamente chiarire. Ma qualche prima considerazione è forse alla portata anche di osservatori non professionisti. È chiaro in particolare che questa zona è andata sotto acqua perché il Rialto non è riuscito a scaricare le sue acque dopo la Botte del Pigozzo, a valle dell’Arco di Mezzo. Ma non per la “storica” ragione che la Botte rappresenta una strozzatura, anzi per il contrario. Col famoso raddoppio della Botte (finito nel 2001) l’alto livello delle acque a valle della Botte stessa ha provocato un più facile rigurgito delle acque addirittura verso il corso superiore del Rialto, provocando l’inondazione di un’area molto ampia. Esattamente quanto previsto, a suo tempo, da chi ha guardato con occhio critico alla tanto discussa realizzazione dell’opera. Non solo, ma in una situazione del genere anche l’altra opera eseguita, la circonvallazione delle acque, se ha forse salvato una parte di Montegrotto, ha probabilmente contribuito ad aggravare la situazione in quest’altra. Il punto nero si conferma in sostanza il livello delle acque a valle dell’Arco di Mezzo, cioè del Vigenzone, e questo non solo per Battaglia, tragicamente vulnerabile in questo punto, ma anche per tutta la zona termale. Accelerare lo smaltimento delle acque a monte della Botte in queste condizioni può essere non solo inutile ma controproducente. Ora il livello del Vigenzone è più un fatto artificiale che naturale: dipende da quanta acqua viene scaricata dall’Arco di mezzo. E qui va certamente valutato con scrupolo quanto deciso da chi ha tenuto costantemente aperto l’Arco. Perché se ha agito bene, allora tutte le conseguenze di cui sopra sono “inevitabili”, con la conseguenza, tra le altre, che vanno appunto riscritte le carte del rischio. Se ha agito male, le considerazioni da fare diventano di tutt’altro tipo. E in ogni caso si dovrebbe finalmente concentrarsi tutti su un programma coordinato di interventi che punti, per dirla sinteticamente, a rallentare le acque a monte di Battaglia (sia da nord che da sud) e ad accelerarle a valle (ma tenendo ovviamente conto degli altri nodi, tipo quello di Bovolenta). Va da sé che un capitolo speciale di questo progetto, anzi la sua premessa, dovrebbe riguardare quegli aspetti urbanistici legati alla cementizzazione del territorio. Troppe sono ancora, anche nella zona termale, le follie che sono in programma, in aggiunta alle tante già fatte.

 

la stima di abano

Per riparare strade e infrastrutture serviranno 2 milioni e mezzo

Non è solo Montegrotto ad essere rimasta colpita dall’alluvione. Anche il Comune di Abano deve infatti fare i conti con i pesanti danni provocati dagli allagamenti dell’ultima settimana. Sebbene siano state poche le vie inondate dalla tracimazione dei fossati, il calcolo dei danni ha già prodotto cifre importanti, tanto che il Comune ha decretato lo stato di calamità naturale. Ieri mattina, in una riunione straordinaria, il sindaco Luca Claudio e l’architetto comunale Patrizio Greggio hanno fatto una prima stima. «Abbiamo calcolato che i danni ammontano all’incirca a due milioni e mezzo di euro», spiega il sindaco aponense Luca Claudio. «Abbiamo subito lesioni alle strade, al sottopasso di Giarre, agli impianti elettrici. Dobbiamo mettere poi in conto i 200 mila euro tra materiale utilizzato per arginare gli allagamenti, i costi delle imprese e gli aiuti dati a Montegrotto». La maggior preoccupazione riguarda la rete stradale: «Stiamo già assistendo alla comparsa delle prime buche sull’asfalto. E si tratta di situazioni potenzialmente pericolose che richiedono interventi tempestivi. Dobbiamo mettere in preventivo la riasfaltatura delle strade». La zona maggiormente colpita è la frazione di Giarre, dove sono andate in grande sofferenza via Sabbioni, via Pillon, via Giarre, via Podrecca e via Levante Ferrovia. Sotto acqua sono finite anche via San Bartolomeo e via Sartorio. «Dobbiamo anche risolvere i problemi del sottopasso di Giarre», spiega Claudio. «È necessario sistemare i livelli dei fossati, alzando gli argini». A proposito di fossati, l’amministrazione ha in programma un intervento di grande impatto: «Nei 2 milioni e mezzo di euro stimati, rientreranno i 400 mila euro che servono per pulire i fossi, togliendo terra e sassi, per evitare nuovi allagamenti». Guai anche agli impianti elettrici: «Si sono lesionati diversi quadri elettrici. Dovremo sostituirli e questo fa lievitare la spesa», conclude il sindaco.

(f.fr.)

 

l’emergenza al tavello 

Impossibile prosciugare, si rialza la strada con il ghiaino

Sabato la Protezione civile ha provato a togliere l’acqua che invade via Da Bassano, dal lato di Limena nel Tavello, e che isola da lunedì una decina di famiglie che, di fatto, sono residenti nel comune di Vigodarzere. Mettendo in funzione le pompe, i volontari di entrambi i Comuni hanno cercato di eliminare l’acqua che ha formato una specie di laghetto nella zona golenale, ma purtroppo il livello calava troppo lentamente, visto che risaliva da sotto. Con il fiume Brenta alto e il terreno zuppo di pioggia, l’acqua continuava a riemergere. Alla fine è stato deciso di portare del ghiaino in maniera da rialzare il livello stradale e consentire alle persone di spostarsi con la macchina. Nei giorni scorsi la Protezione civile aveva dovuto riaccompagnare a casa due bimbe all’uscita da scuola, portando poi dei viveri a questo gruppo di famiglie con una barca, unico mezzo per riuscire a raggiungerle. La strada si poteva percorrere solo con fuoristrada, barche o a piedi muniti di lunghi stivali di gomma. Portare il ghiaino è un soluzione-tampone per superare l’emergenza: poi l’idea per risolvere la situazione, che si verifica ogni volta che piove tanto, potrebbe essere quella di scavare un canale che porti via l’acqua, impedendole di stagnare. In tanti anni, però, i residenti non ricordano di aver mai visto un allagamento simile. Sabato, oltre alla Protezione civile e ai sindaci dei due Comuni, sono intervenuti anche i vigili del fuoco, che dal laghetto hanno estratto il cane del proprietario della casa ormai sott’acqua da giorni, annegato all’inizio della settimana, quando l’acqua formò quel lago davanti alla sua abitazione.

Cristina Salvato

 

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